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Sabato 18 Novembre 2017 - Aggiornato alle 15:50 - Utenti collegati 743
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Aspetti emblematici della figura di Gesù

 

- Gesù e il Padre
La visione di fede degli evangelisti ci porta a considerare Gesù a partire dalla sua comunione con il Padre: questo è il centro della sua vera identità. Se non si considera la relazione con Dio e il radicamento in Dio, la figura di Gesù rimane dai contorni sfumati e inspiegabile. Solo partendo da qui si può davvero capire la sua figura descritta nei Vangeli. Le parole, i fatti, le sofferenze, la gloria di Gesù trovano unico riscontro e riferimento in colui che vive al cospetto di Dio non solo come amico ma come Figlio, in colui che vive in profonda sintonia e unità con il Padre. In tutto questo sta la chiave per la spiegazione del suo comportamento e delle sue parole. In tutto questo sta la risposta alla domanda ricorrente nei Vangeli “dove Gesù abbia attinto la sua dottrina”, considerato che non aveva mai frequentato nessuna scuola. L’insegnamento di Gesù non viene da alcuna scuola, non proviene da un apprendimento umano: viene dal contatto diretto con il Padre. Senza questo fondamento non è possibile comprendere Gesù, non è possibile capire tutti i suoi discorsi e tutte le sue azioni descritte nei Vangeli.
 
- Gesù e i Discepoli
Molte persone accettarono in senso assoluto di lasciare le proprie famiglie per seguire Gesù. Da questi seguaci, che contrariamente agli usi dei maestri del tempo includevano anche delle donne, Gesù formò un gruppo speciale interno, chiamato dei “Dodici”, i cui membri sono nominati nei Vangeli, che chiamò alla sua sequela per farne i testimoni e i continuatori della sua opera. Costoro per due anni e mezzo circa ne condivisero la vita e lo seguirono ovunque nel suo ministero itinerante, potendo così ascoltare e assimilare il suo insegnamento fino al dramma della passione che provocò la loro momentanea defezione. Dopo l’esperienza forte delle apparizioni del Risorto e l’effusione dello Spirito, fermamente persuasi della vittoria di Cristo sulla morte, i discepoli vennero trasformati da pavidi spettatori in fervidi annunciatori del ‘kerygma pasquale’, consistente nella testimonianza della passione, morte e risurrezione.La chiamata dei Dodici non ha solo un ruolo funzionale, ma assume anche un senso teologico. La loro chiamata nasce dal dialogo Padre-Figlio e scaturisce da un evento di preghiera. Il fatto che la maggior parte dei Dodici siano svaniti presto dalla vista della chiesa primitiva, indica che il loro ruolo principale, nell’ambito della missione di Gesù, principalmente simboleggiava il raduno e la ricostituzione delle dodici tribù di Israele, in sintonia con le speranze dei profeti. Nel momento in cui apparve evidente il rifiuto del vangelo da parte di Israele, Gesù indirizzò il suo insegnamento alla formazione dei suoi discepoli, eredi e continuatori della sua opera. Il progetto di Gesù non prevedeva di fondare un nuovo gruppo separato da Israele; la missione di Gesù era volta primariamente alla ricostituzione d’Israele come popolo di Dio. Nell’ambito di questo contesto ha senso l’invito di Matteo, in continuità con l’annuncio profetico vetero-testamentario, alla missione limitatamente ai loro compagni Israeliti. Solo Luca ci riferisce che Gesù costituì un secondo gruppo di discepoli composto da settanta suoi seguaci con un compito simile a quello dei Dodici. Il significato è chiaro: nei settanta si annuncia il carattere universale del Vangelo che è rivolto a tutti i popoli della terra.
 
- Gesù e i Pagani
Gesù durante il suo ministero non spiega “esattamente” come i pagani (o cosiddetti gentili) sarebbero inclusi nel piano di Dio, essendo la sua missione rivolta principalmente alla riunione del popolo d’Israele. Questo però non vuol dire che Gesù non si sia interessato dei pagani. Anzi, Gesù non si sottrae ai contatti con i Samaritani, gente che notoriamente praticava l’idolatria ai tempi di Gesù, a favore dei quali compie esorcismi e miracoli. Gesù esalta la fede di una donna cananea (pagana) e la esaudisce guarendone la figlia all’istante. Nelle sue invettive contro le città, Gesù affermava che la sorte dei pagani nel giorno del giudizio sarebbe stata meno dura in confronto a quella di Israele incredulo. Anche la missione finale dei discepoli era rivolta a tutte le genti e non soltanto al popolo d’Israele. Questo dimostra l’apertura incondizionata verso i pagani, ed è implicito che Gesù demanda alla futura chiesa nascente il compito di rendere comprensibili i termini della salvezza per coloro che non sono o non possono essere raggiunti dal Vangelo.
 
- Gesù e i Gruppi Giudaici
Gesù aveva punti di contatto con quasi ogni ramo del giudaismo (farisei, sadducei, maestri della legge), ma non risulta che abbia mai preso posizione, né si schierò con nessuno di loro nella gran parte nelle questioni scottanti politiche e sociali dell’epoca, poiché concepiva una situazione radicalmente nuova per Israele, situazione che si identificava con la venuta del Regno di Dio. Questo spiega perché Gesù non propose la riforma della società a lui contemporanea, ma addirittura ne annunziò la fine. Il tentativo di ritrarre Gesù come un rivoluzionario è fuorviante perché, contrariamente ai movimenti di rivendicazione sociale, Gesù proclamava il perdono per i peccatori e insegnava l’amore per i nemici.



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