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Lunedì 20 Novembre 2017 - Aggiornato alle 14:38 - Utenti collegati 1081
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Aspetti peculiari dell’insegnamento di Gesù

 

 

- La radicalizzazione della Legge: Gesù   attirava la gente con i suoi discorsi e con le sue opere, ed usava tutti i metodi del buon Maestro. Leggeva e spiegava le scritture ebraiche, l’Antico Testamento. Parlava alle folle all’aperto e nelle Sinagoghe; s’intratteneva con singole persone e discuteva con i suoi oppositori, gli Scribi, i Maestri della Legge e i Farisei. Gesù confermava la fondatezza della Legge di Mosè come volontà di Dio, ma rifiutava qualsiasi frammentazione della Legge di Dio in osservanze rituali inutili e formali, e in un eccessivo rigorismo morale. Gesù cercò di riportare la Legge di Mosè all’originario volere di Dio.
 
- L’annunzio del Regno di Dio “Il regno di Dio è vicino”. Questo annuncio rappresenta il centro della parola e dell’attività di Gesù. Nel Nuovo Testamento l’espressione <Regno di Dio> ricorre ben 122 volte, di cui 90 volte in parole pronunciate dallo stesso Gesù. Il tema teologico centrale dei tre sinottici è costituito dalla proclamazione del <Regno di Dio>, però ogni evangelista ha cercato di adattare il materiale tradizionale a sua disposizione alle esigenze della propria comunità, conferendole una visione dottrinale propria. Praticamente il tema del <Regno di Dio> pervade tutta la predicazione di Gesù e lo si può capire solo attraverso la globalità dei suoi discorsi e del suo messaggio. Gesù non annuncia un qualcosa che sta solo nell’aldilà o che trascende il nostro mondo. Il <Regno di Dio> si trova anche quaggiù, anzi è lui stesso ad averlo portato sulla terra. Attraverso la sua presenza e la sua attività Dio è entrato nella storia, è in Lui e con Lui che ora Dio è entrato nella storia, opera e regna nel mondo. Invero, è quasi impossibile definire ciò che Gesù intendesse dire di preciso con la parola, il “Regno di Dio”. Presume la verità che Dio, fedele alle sue promesse e alle profezie dell’alleanza, vuole recuperare un Israele disperso caduto sotto il dominio di Satana e del peccato, per radunarlo in un unico popolo santo. Infatti, attraverso il Regno di Dio, Gesù annuncia la vittoria piena e definitiva su ogni forma di male presente nel mondo. Fin dall’inizio della sua predicazione, Gesù annunzia i grandi temi della nuova Legge Divina, indispensabile per instaurare una società nuova, sottratta alla spirale del peccato. Gesù invitava la gente alla conversione del Regno di Dio, proponendo una nuova religiosità legata non più e soltanto al rispetto formale della Legge, ma basata sulla riconoscenza per aver ricevuto da Dio gratuitamente misericordia e provvidenza. A coloro che facevano il passo della conversione, Gesù proponeva una spiritualità d’obbedienza e di servizio totale nei confronti di Dio, senza la pretesa di ricevere alcun merito. In particolare, nel famoso “Discorso della Montagna”, Gesù sintetizza i temi del Regno indicando all’uomo la retta via da seguire per anelare alla salvezza, mettendolo in guardia dalle false promesse del potere economico e dalle false illusioni di autosufficienza che ne possono derivare. Gesù invece ripone la felicità dell’uomo nella “via dell’amore” che si oppone all’egoismo. Gesù stesso, vissuto nel segno dell’obbedienza verso Dio durante il suo ministero terreno, riassume per i discepoli nella preghiera del “Padre Nostro” gli atteggiamenti fondamentali da considerare nel rapporto con Dio, invitandoli a chiedere che venga il suo Regno e che sia fatta la sua volontà in cielo come in terra.
 
- Le parabole: Come esperto oratore e Maestro, Gesù usava come metodo pedagogico molte forme d’espressione tratte dalle tradizioni sapienziali e profetiche d’Israele per annunciare e far sentire vicino il progetto di Dio. Gesù, infatti, spesso parlava per parabole, un modo d’esprimersi originale, talvolta oscuro e poco comprensibile anche ai suoi stessi discepoli, ma in grado di scuotere i suoi ascoltatori, stimolandoli ad entrare nel proprio intimo per ascoltare e scoprire la chiamata della fede. Con la parabola Gesù ricorreva a una strategia, soprattutto quando si trovava di fronte ad un uditorio ostile che difficilmente avrebbe accettato il suo punto di vista. Sapeva, infatti, che i suoi discorsi sarebbero stati respinti se proposti in forma diretta. Gesù usava le parabole anche per chiamare alla decisione un Israele peccatore in questo critico periodo finale della Storia della Salvezza. Impiegava questi detti e queste storie misteriose per stuzzicare la mente dei suoi ascoltatori, distruggendo le false sicurezze e cercando di aprire i loro occhi. Le parabole di Gesù talvolta rappresentavano anche violenti attacchi verbali all’intero mondo religioso dei suoi ascoltatori; in altre occasioni, introducendo un mondo nuovo, manifestavano una rivoluzione operata da Dio e non dagli uomini.
 
- I Miracoli: Gesù proclamava l’immenso amore e la misericordia di Dio, accostandosi ai peccatori e guarendo i malati. Operava miracolistraordinari finalizzati unicamente a suscitare la fede, quali segnivisibili della verità del suo insegnamento. Non desiderava dimostrare la sua potenza temporale, o le capacità di mago e di guaritore, né erano semplicemente delle opere buone fatte per aiutare degli individui. Gesù per mezzo dei miracoli voleva rendere noto l’agire incessante del Padre per il bene dei suoi figli. I miracoli erano modi concreti di proclamare e di operare il trionfo di Dio sulle forze del male. Si potrebbe rimanere confusi nel comprendere il significato delle opere straordinarie compiute da Gesù nel contesto del suo insegnamento escatologico. I miracoli operati da Gesù, certamente non sono facilmente spiegabili con i mezzi dell’umana ragione; non sono mai stati spiegati nell’antichità, nemmeno dai suoi nemici che attribuivano i suoi miracoli al potere del demonio.
 
- L’agire di Gesù era incentrato sull’annuncio amorevole e gioioso di un Dio che accoglieva i peccatori e offriva loro il perdono, senza richiedere il normale pentimento da mostrarsi attraverso sacrifici e rituali, com’era in uso nella religiosità giudaica. Questa pratica di rallegrarsi nello stare in compagnia e nel mangiare insieme alla gente dei bassifondi o di associarsi con persone considerate perdute, secondo la religiosità giudaica di quei tempi, metteva Gesù in uno stato d’impurità rituale agli occhi degli stretti osservatori della Legge, i quali lo esposero anche al ridicolo facendolo apparire anche come “un mangione e un beone”.
In modo chiaro Gesù col suo insegnamento, invece, ha messo l’accento su un amore senza confini per Dio e per il prossimo, proclamando perfino l’amore per i nemici. Il male non si vince dando il contraccambio, in questo modo viene solo raddoppiato. Il male, secondo Gesù lo si vince con il bene: questa è l´unica forza per vincerlo. Le azioni di Gesù di guarire, di esorcizzare, di andare in cerca della pecorella smarrita, di mangiare con i peccatori, di rimettere i peccati, di insegnare alle folle, di discutere con gli oppositori, erano tutte espressioni concrete del suo servizio di amore verso il prossimo e l’umanità tutta. In realtà la parola “amore” non ricorre esplicitamente nei detti autentici di Gesù; ma mettendo insieme tutti i suoi proclami che trattano di misericordia, compassione e doveri verso gli altri, i risultati ritraggono un Gesù che pone l’accento sul principio di manifestare amore senza limiti e senza misura, a riprova della forte richiesta morale su cui si basava il suo insegnamento. L’annuncio del Regno e l’insegnamento morale sono, infatti, intimamente e reciprocamente connessi, formando un “coerente tutt’uno”. Sarebbe un errore separare l’attività e l’azione di Gesù dal suo insegnamento morale, significherebbe allontanarsi dalla comprensione dell’intimo significato da attribuire al mistero di Gesù



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