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Venerdì 24 Novembre 2017 - Aggiornato alle 0:31 - Utenti collegati 370
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- La figura di Gesù nel dibattito esegetico -
 
 
In effetti, la ricerca del Gesù storico può servire al credente per aiutarlo nella riflessione teologica. Su questa base, la “metodologia storico-critica” sui testi evangelici è stata rivolta a rivalutare lavoro e ruolo degli evangelisti come scrittori e teologi. Gli studiosi hanno cercato di ricercare le fonti e le tradizioni a cui hanno attinto gli autori dei Vangeli, evidenziando il rapporto esistente fra disegno teologico e intenzione storiografica. Hanno cercato di mettere in luce eventuali condizionamenti ideologici o interventi successivi sui testi, con l’intento di individuare il fatto originario. Grazie a questi studi, l’analisi storico-critica sui testi evangelici ha consentito di accertare:
 
a)   l’unicità e la specificità della figura di Gesù all’interno del contesto storico in cui è vissuto;
b)   l’originalità delle tecniche di insegnamento e di molte espressioni di Gesù riportate dai Vangeli;
c)   la coerenza delle parole e dei gesti di Gesù in un contesto di continuità con il progetto salvifico di Dio annunziato dagli autori vetero-testamentari.
 
Bisogna però considerare che la <ricostruzione storico-critica>, andando alla ricerca sempre più sottile e approfondita tra i diversi strati delle varie tradizioni, nel tentativo di scoprire e capire ciò che l’autore poté e volle esprimere in quel preciso momento storico, alla fine sfocia in una immagine di Gesù nebulosa e incerta, dai contorni contrastanti e ridotta in frammenti: dal rivoluzionario anti-romano al mite moralista che finisce per causare la propria rovina morendo su una croce. Ciascun evangelista sembra voler mettere in evidenza sul piano storico la ‘figura idealizzata’ di un uomo chiamato Gesù la cui immagine sul piano storico, nonostante gli sforzi, non si inquadra in maniera sufficiente in una visione unitaria e armonica.
Il “metodo storico-critico”, essendo fondato sull’analisi diacronica dei testi, impedisce di vedere le Sacre Scritture nella sua unità spirituale, quali testi ispirati da Dio. Il limite più grosso consiste nel fatto che, nel ricercare i particolari del contesto dell’epoca in cui si sono formati i testi e poter capire con precisione ciò che l’autore in quel momento storico voleva esprimere, non riesce a far intravedere i punti di contatto con il presente, impedendo contestualmente l’attualizzazione del testo. La ricerca della precisione paradossalmente rappresenta il suo limite.
        Un fatto fondamentale da considerare è che la dinamica interna della Bibbia, sul piano del messaggio spirituale, è orientata in “senso escatologico”, e perciò guarda di più al futuro che non al passato; attraverso questa visione si evince chiaramente che a contare di più non è l’analisi di una realtà passata ma la sua destinazione futura. Anche l’autore ispirato da Dio non parla per sé, chiuso in se stesso. Egli parla sotto la guida di una forza superiore per una comunità che non è solo quella del suo tempo, parla soprattutto per una collettività dei tempi futuri. Da qui nasce la necessità di leggere i testi biblici nel complesso dell’intera scrittura, per potervi ricercare e trovare quel filo conduttore unitario, spirituale e teologico, che intende trasmettere alle generazioni future. Bisogna, per questo, affrontare i singoli testi biblici mediante una metodologia sincronica, per potervi intravedere “l’impronta dottrinale-narrativa unitaria” caratterizzante tutta la Bibbia, rappresentata dalla Storia della Salvezza culminante nella missione di Gesù Cristo, l’inviato definitivo di Dio.
        Recentemente si è sviluppata una <nuova metodologia>, l’analisi semiotica, cheattraverso il <metodo dell’esegesi biblica> ha sviluppato un approccio rigorosamente “sincronico” dei testi biblici, con l’obiettivo di inquadrare le Sacre Scritture in una visione teologica d’insieme. L’esegesi biblica, detta anche <esegesi canonica>, ha offerto un grosso contributo per uno studio più attento del testo evangelico e una migliore comprensione dei Vangeli nella loro globalità e unità. Partendo dal presupposto che l’analisi della struttura letteraria esclude la frammentazione dei testi evangelici operata dalla ricerca diacronica del metodo storico-critico, l’analisi semiotica permette di considerare le singole unità non come parti a sé, slegate dal contesto, ma come parti integrate e organizzate armonicamente in un tutt’uno. Ci fa comprendere che l’Antico e Nuovo Testamento, intimamente connessi tra loro e vedono in Gesù Cristo la chiave del tutto, cioè di colui che, in comunione con il Padre, porta a compimento il grande piano di Dio per la Salvezza dell’uomo. Mettendo Cristo al centro della divina rivelazione siamo aiutati nel vedere la “Bibbia” nel suo progetto unitario.
        L’analisi dei testi biblici eseguita tramite il <metodo dell’esegesi biblica>, tuttavia, non si può contrapporre al metodo storico-critico che comunque rappresenta, sempre e in ogni caso, una dimensione irrinunciabile del lavoro esegetico, perché la fede cristiana deve necessariamente basarsi su eventi storici, altrimenti rimane un fatto astratto, privo di legame con la realtà concreta del mondo. In effetti, il <metodo dell’esegesi biblica> ne rappresenta solo una integrazione e una evoluzione.
 

 ‘L’esegesi canonica non entra in contraddizione con il metodo storico-critico, ma lo sviluppa in maniera organica e lo fa divenire vera e propria teologia. Incertezze, diffidenze, contraddizioni e dubbi rilevati attraverso il metodo storico-critico, vanno vagliati e interpretati attraverso la nuova metodologia dell’esegesi canonica che porta a considerare Gesù a partire dalla sua comunione con il Padre. Senza il radicamento in Dio, la persona di Gesù rimane sfuggevole, irreale e inspiegabile’ (Joseph Ratzinger).



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