Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Giovedì 23 Novembre 2017 - Aggiornato alle 14:53 - Utenti collegati 767
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > La figura di Gesu´




 

 

 

 

 - Il mistero della figura di Gesù -

 

 
 
Gesù non ha lasciato nulla di scritto, ma neppure gli evangelisti, cioè gli autori stessi che attraverso i Vangeli ci hanno fatto conoscere tutto quello che oggi sappiamo sulla vita e le opere di Gesù, si sono preoccupati di dare almeno un cenno riguardante il suo aspetto fisico, la sua famiglia, la sua infanzia, nulla che potesse interessare la curiosità umana. Tacciono sulla sua formazione scolastica di colui che è definito come “Maestro”; non riportano alcuna notizia tra la nascita e l’inizio della sua predicazione, ad eccezione di Gesù dodicenne che discute con i dottori della Legge nel Tempio di Gerusalemme.
Silenzi inspiegabili, giacché in tutti i racconti mitologici o d’epopea religiosa gli autori mostrano la costante preoccupazione di descrivere il loro eroe, al fine di conferirgli autorevolezza, credibilità e personalità. Perché poi la morte in croce, proprio quella di cui il mondo antico aveva più orrore e disprezzo? Un’assurdità! Scrittori falsari avrebbero certamente evitato di inventare la croce come strumento di morte del Cristo. Uno scandalo per i Cristiani delle origini, che non accettarono di buon grado l’idea che il loro Messia fosse morto proprio in croce, un tipo di esecuzione riservata ai comuni malfattori. Perché poi una morte infamante, resa pubblica nel posto più in vista di Gerusalemme affollata per la Pasqua, mentre il momento della gloriosa risurrezione è celato nel buio e nel segreto di una tomba, svelato solamente alla cerchia ristretta dei discepoli? Per dare conferma e attendibilità alla sua missione sarebbe potuto apparire in pubblico a qualcuno dei suoi avversari! Il paradosso continua anche dopo la sua morte. In tutto l’impero romano, gli storici lo ignorano, i documenti del giudaismo lo usano come fonte di scherno e di biasimo, i sapienti disconoscono la sua dottrina.
         In definitiva, un Gesù lasciato solo, che affidava ingenuamente la sua “Parola” in mano a dei rozzi collaboratori, sembrava essere destinato a porre la parola fine a tutto il suo ‘Progetto’, appeso a una croce. Invece, la situazione incredibilmente si capovolge: Gesù vince la morte e risorge! Dopo oltre duemila anni di storia Gesù, ancora oggi, ci appare più vivo di prima. Si hanno quindi buone ragioni per affermare che questo Messia, pur avendo scelto solo ‘apparentemente’ la via per fallire, ci vuole far scoprire che il suo messaggio è veramente fondato su “Principi e Valori Universali” che superano ogni barriera di tempo e di spazio. Ed è lo stesso evangelista Matteo ad attestarlo, mettendo in bocca a Gesù le seguenti parole: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Cap. 24, 35).

 



Notizia letta: 1484 volte
 
Commenta la notizia
 
 0 commenti