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Sabato 18 Novembre 2017 - Aggiornato alle 15:50 - Utenti collegati 703
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > ELEMENTI DI BASE PER LEGGERE E INTERPRETARE LA BIBBIA




 

 

ELEMENTI DI BASE PER LEGGERE E INTERPRETARE LA BIBBIA

 

 

 

1° FATTORE DI ANALISI

La Bibbia è un volume che raccoglie scritti di “autori vari”, alla cui base vi è un complesso lavoro editoriale in un periodo storico compreso all’incirca tra la fine del X° sec a.C. e il primo secolo d.C.
La Bibbia contiene una notevole varietà di “generi letterari” (storia, politica, religione, spiritualità, poesia, prosa etc…) e i più svariati “generi narrativi” (carestie, guerre, racconti mitologici e allegorici, pagine di ispirata poesia, storie suggestive e paradossali, storie di violenze e dolorose immagini di morte etc..). 
Nelle pagine bibliche trovano spazio le culture più disparate e il loro modo diverso di concepire le realtà umane. Nella Bibbia praticamente vi si può trovare di tutto.

2° FATTORE DI ANALISI

Un corretto indirizzo metodologico consiste nel penetrare nella mente dell’autore per capire le sue intenzioni e cercare di scoprire il “filo conduttore” che lega pagine tanto diverse sia sul piano della narrazione che linguistico. Altrimenti si corre il rischio di non capire la Bibbia, o di scandalizzarsi inutilmente di fronte a certi racconti dove talvolta con forza trasuda un’umanità violenta che arriva perfino a coinvolgere la stessa identità di Dio.

3° FATTORE DI ANALISI

La Bibbia non è storia, non è scienza, non è letteratura. E’ un libro religioso, e pertanto se ne deve fare soltanto una “lettura religiosa”, finalizzata a scoprire il filo conduttore religioso-spirituale che essa veicola, in grado di offrire risposte di fede destinate a nutrire la coscienza religiosa e morale dell’uomo. 
Il filo conduttore principale è costituito dalla “progressività della rivelazione” di Dio nella storia umana (a partire dal Vecchio fino al Nuovo Testamento), progressività che coincide con la “storia della salvezza” e che a sua volta coincide con “l’evoluzione della rivelazione della fede”, che trova il compimento finale nell’annunzio della Buona Notizia ad opera di Gesù Cristo.
Secondo gli esegeti è questo l’indirizzo da intraprendere per una lettura e una interpretazione corretta della Bibbia.

4° FATTORE DI ANALISI

C’è da considerare infine il “contesto culturale”, “il contesto sociale” e il “contesto morale” del tempo in cui gli autori biblici si esprimono. Il lettore è chiamato a leggere delle pagine antiche nella consapevolezza che tra lui e i diversi scritti intercorrono oltre duemila anni di storia.
 
 
CONSIDERAZIONI
 
Gli autori biblici avevano un concezione della storia molto diversa dalla nostra: i dati che essi ci hanno tramandato non possono essere assunti come ineccepibili, rispondenti a criteri di coerenza e di scientificità. Più che narrare in maniera accurata una storia, la Bibbia racconta il modo con cui Dio la conduce, per suscitare una risposta di fede e invitare a guardare al futuro con speranza. L’obiettivo primario non è quello di documentare, ma quello di “rivelare” il senso nascosto degli eventi e il valore che essi hanno agli occhi di Dio. Sfogliando le pagine della Bibbia ci si rende conto di quanto progressiva sia la crescita della coscienza religiosa e del senso morale del popolo man mano che viene raggiunto dalla ‘Parola di Dio’. 
La concezione di partenza, apparentemente primitiva e puerile, è quella di avere immaginato e descritto un Dio antropomorfo, cioè un Dio dalle sembianze umane.
Gli autori biblici, in particolare quelli vetero-testamentari, hanno immaginato un Dio invisibile, ma non come un soggetto astratto, bensì come un essere concreto in azione nel mondo, a cui ciascuno deve rendere conto delle proprie azioni. Un Dio che stringe relazioni misteriose con gli uomini e ne dirige gli avvenimenti, un Dio che punisce i malvagi, un Dio guerriero che combatte a fianco del suo popolo per opporsi all’idolatria e sconfiggere gli infedeli, un Dio geloso pronto a reprimere ogni infedeltà, un Dio deluso dalle sue stesse decisioni che si pente di aver voluto bene a un popolo di ribelli. L’autore biblico, quindi, nel descrivere la condanna e la punizione inflitta da Dio per la mancanza di fede degli uomini ha immaginato un Dio fatto alla maniera umana, che manifesta con forza e con durezza espressiva la sua collera nel condannare l’uomo peccatore. Su questo sfondo anche la pace, il benessere, la vittoria sui nemici sono interpretate come premio di fedeltà verso l’alleanza, mentre le sconfitte, le deportazioni, le stragi e le grandi calamità sono il frutto dell’infedeltà e del disordine morale.
Così, in un mondo in cui l’unicità di Dio era minacciata dal pluralismo delle divinità pagane, il popolo eletto si sente al sicuro dietro una distinzione drastica tra il bene e il male, al punto da condannare anche il “diverso”. 

 
CONCLUSIONI
 
Gli autori biblici hanno descritto con un linguaggio tipicamente umano avvenimenti e narrazioni legate al contesto socio-culturale-morale e religioso dell’epoca. Questi autori, ritenuti ispirati da Dio, inconsapevolmente hanno sviluppato un articolato messaggio religioso nascosto che va estrapolato da racconti apparentemente privi di un chiaro filo conduttore, e spesso intrisi anche di violenza e di morte. E’ stupefacente rilevare la coerenza e l’unità spirituale e teologica del modello religioso che attraversa tutta la Bibbia ed è impensabile che tutto questo possa essere stato il frutto di una mistificazione protrattasi per oltre un millennio o il frutto di un racconto inventato a tavolino.
E’ compito della moderna esegesi individuare il filo conduttore spirituale, religioso, e teologico che lega in maniera stupefacente la prima e l’ultima pagina della Bibbia e interpretare un testo in cui parole umane sono intimamente legate con la “Parola di Dio”.



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