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Lunedì 20 Novembre 2017 - Aggiornato alle 16:15 - Utenti collegati 967
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > L´unità del vecchio e nuovo testamento




 

 
I primi teologi cristiani, attraverso l’analisi dell’attività apostolica e catechistica delle prime comunità cristiane, rileggendo tutti i testi antichi, denominarono «Antico Testamento» il primo periodo, quello che rispecchia la storia e la vita del popolo ebraico dalle sue origini ai primi del I° secolo d.C., ritenendolo di preparazione della Storia della Salvezza. Definirono «Nuovo Testamento» il secondo periodo, concentrato all’incirca al I° secolo d.C., ritenuto di perfezionamento e di compimento della “Storia della Rivelazione” in Gesù Cristo, ‘verbo’ incarnato di Dio. Il mistero dell’incarnazione, descritto e sviluppato nei Vangeli, permette a Dio di continuare ad essere protagonista nella Storia della Salvezza. Incarnandosi nel Figlio Gesù, Dio diventa soggetto visibile all’uomo. Ora, con maggiore forza espressiva, potrà sollecitarlo nel dare una risposta di adesione alla sua chiamata. In Gesù Cristo, Dio definitivamente avrebbe radunato tutti gli uomini di ogni razza e nazione per formare un popolo rinnovato sotto una Nuova Alleanza. La doppia determinazione, Antico e Nuovo Testamento, ha un significato non solo cronologico, in quanto il periodo dell’antico precedette il nuovo, ma essenzialmente ha un significato storico e teologico. Vuole infatti significare che l’antico patto (o Antica Alleanza), già concluso da Dio con la sola e prediletta nazione d’Israele, è stato sostituito dal nuovo patto (o Nuova Alleanza), in forza del quale tutte le nazioni della terra sono chiamate a partecipare ai frutti della redenzione operata da Cristo e in Gesù Cristo, che rappresenta la ragione e il fine ultimo del progetto salvifico di Dio. Per il fatto che la redenzione si compirà con la sua morte, il nuovo patto rappresenta anche il suo testamento, ossia l’ultima volontà. La struttura stessa della Bibbia significativamente riflette la storia dei messaggi di Dio: al centro vi è Gesù con il suo Vangelo; prima di lui si trova un lungo periodo di preparazione e di promesse vissute dal popolo eletto; dopo di lui i suoi discepoli iniziano a diffondere e ad applicare le profezie del Vangelo anche al di fuori del popolo d’Israele. C’è il rischio di vedere i due testamenti come due entità storiche e teologiche separate, distanti nel tempo e nella storia o, peggio ancora, di considerare i due testamenti come due rivelazioni distinte. Ciò porterebbe il lettore fuori dalla visione unitaria attestata dalla teologia biblica. La Chiesa Cattolica, nella sua tradizione, ha costantemente messo in luce l’armonia tra i due testamenti, ponendo: - la “Parola” di Dio e il “kerygma” della salvezza, quali elementi unificanti dell’Antico e del Nuovo Testamento; - l’opera di Dio, al centro della storia della salvezza; - la persona di Gesù al centro del compimento della salvezza. L’Antico e il Nuovo Testamento non ci presentano due mondi contrastanti, o due rivelazioni opposte, o due immagini differenti di Dio. Non abbiamo a che fare con il Dio della “legge” da una parte e con quello della “grazia” dall’altra. Perdere il nesso che lega l’Antico e il Nuovo Testamento equivale a non cogliere la lunga e paziente pedagogia che Dio non si stanca di portare avanti nel corso della storia. Attraverso una sguardo complessivo fra Antico e Nuovo Testamento si possono cogliere i tratti fondamentali sulla personalità di un Dio vivente e presente, coinvolto e operante nella storia dell’uomo e del mondo; un Dio che instancabilmente e senza soste è alla ricerca dell’uomo e lo chiama all’ascolto della sua “Parola”; un Dio sempre disponibile a un dialogo aperto con l’uomo; un Dio che interviene e giudica il senso della storia; un Dio che non abbandona mai, ma che aiuta a far capire quanto questa nostra storia appartenga ad un progetto orientato ‘tutto’ verso di Lui. Un Dio che alla fine dei tempi giudicherà tutti, ciascuno secondo il suo operato su questa terra. I due libri del Vecchio e del Nuovo Testamento visti sotto l’aspetto spirituale, benché scritti in tempi lunghi, in epoche e lingue diverse, attestano l’unità, l’evoluzione e la continuità teologica del messaggio religioso inviato da Dio all’uomo. Uniti in maniera stupefacente da un “filo conduttore unitario” rivelano, in una visione unica e incomparabile, il grandioso disegno di Dio che, servendosi della progressiva crescita della coscienza religiosa e del senso morale di un popolo, intende operare la salvezza e la redenzione del genere umano. Nelle parole e nelle opere di Dio dell’Antico Testamento, la ‘Chiesa Cattolica’ vi ravvisa le prefigurazioni di ciò che Dio compirà nella persona incarnata del Figlio, Gesù. I cristiani, quindi, leggono l’Antico Testamento alla luce di Cristo, che è la chiave di lettura di tutta la Bibbia e la pienezza di tutta la Rivelazione; anche il Nuovo Testamento esige di essere letto alla luce dell’Antico, come se, in una sorta di “reciproca complementarietà”, il Nuovo fosse nascosto e svelato nell’Antico, e viceversa.



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