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Lunedì 20 Novembre 2017 - Aggiornato alle 20:33 - Utenti collegati 621
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La Bibbia afferma che la salvezza è per tutti, incluso i pagani, e per coloro che non conoscono Cristo e i Vangeli.

Il libro di Giona, è uno dei libri più brevi dell’Antico Testamento dove l’autore ha saputo mettere in luce, con forza e grazia, l’amore di Dio la cui misericordia per l’uomo si estende oltre i confini d’Israele anche ai pagani, abbraccia tutte le creature, senza distinzione di razza. Nessuno in Israele deve considerarsi esclusivo detentore della salvezza: Dio vuole la salvezza di tutti i popoli, perché Dio non è il solo Dio dei giudei ma è anche il Dio dei pagani, è il Dio di tutti.
Scrive il profeta Isaia: “Dio verrà a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria” (Is 66, 18).

Gesù nei Vangeli, nell’episodio della donna cananea, originaria di Tiro e Sidone, città pagane, stigmatizza il superamento dell’esclusivismo della salvezza riservata
ai soli giudei.
Esaltando la grande fede di quella madre dalle origini pagane, esaudisce la sua richiesta guarendone all’istante la figlia ammalata (Mt 7,26). Lo stesso dicasi per la guarigione del servo del centurione pagano di Cafarnao (Mt 8,10-13). Anche nell’episodio in cui Gesù chiede da bere a una donna samaritana (di religione idolatra), suscitando lo stupore della stessa donna, si denota il principio di universalità della salvezza e prefigura la missione della Chiesa anche ai non-Ebrei. Infatti Gesù alle domande della samaritana risponde con queste parole: “Voi Samaritani adorate Dio su questo monte senza conoscerlo, noi in Giudea adoriamo quello che conosciamo, perché Dio salva gli uomini cominciando dal nostro popolo. Ma credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte né in Gerusalemme adorerete il Padre. E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità” (Gv 4, 20-24). La risposta di Gesù è chiara e inequivocabile. Il dono dello Spirito ha carattere universale, permetterà di conoscere e adorare Dio come Padre. Questo è il culto “in Verità” che caratterizzerà i tempi futuri che stanno per cominciare. D’ ora in poi ogni altro culto, e in particolare quello celebrato nel tempio di Gerusalemme, è sorpassato e finito.
Paolo, nella lettera ai Romani al capitolo 2, afferma: «Il giudizio di Dio …è dato secondo ‘Verità’. Egli renderà a ciascuno ‘secondo le sue opere’: la vita eterna a coloro che persevereranno nelle opere di bene, tribolazioni e angosce su ogni uomo che opera il male, sia sui Giudei come sui Greci (pagani). Dio, infatti, è imparziale, non fa preferenze di persone. Quando i pagani, che non hanno la Legge, per natura agiscono secondo la Legge, dimostrano che quanto essa esige è scritta nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro ‘coscienza’. Così avverrà nel giorno del giudizio in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio Vangelo».

L’autore della prima lettera di Pietro conferma che Dio giudica tutti senza fare preferenze e con lo stesso metro, secondo le proprie opere. (1 Pt 1,17)

Concludiamo citando alcune significative espressioni riportate dai Vangeli: “Gesù, infatti, conosce tutti, perché sa benissimo che cosa c’è nel cuore di ogni uomo” (Gv 2, 25) e “nel giorno del giudizio tutti gli uomini dovranno rendere conto ciascuno secondo le sue azioni e in base alle sue parole” (Mt 16, 27; Mt, 12, 36)

Dalle Sacre Scritture si evince che la via della salvezza passa primariamente attraverso la pratica del bene e della giustizia. Non sarà l’uomo a stabilire chi potrà conseguire la salvezza e chi ne sarà escluso, ma solo Dio, perché Egli è l’unico a conoscere cosa c’è veramente nel cuore degli uomini.



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