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Martedì 21 Novembre 2017 - Aggiornato alle 22:45 - Utenti collegati 471
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Fin dai tempi più antichi presso i popoli si riscontra l’anelito volto a riconoscere una “Divinità” suprema in grado di compenetrare la vita in un intimo senso religioso, sforzandosi di superare in vari modi l’inquietudine del cuore umano, proponendo delle cosiddette “vie”, consistenti in dottrine, precetti di vita e riti sacri. Gli uomini si attendono dalle varie religioni una risposta ai reconditi enigmi che turbano perennemente la condizione umana: la natura, il senso e il fine della vita dell’uomo, il problema del bene e del male, la via per raggiungere la felicità, il giudizio dopo la morte, il rapporto dell’uomo con l’Assoluto. Attraverso un percorso tra le religioni, si può scoprire e costatare che l’uomo da sempre è alla ricerca da una parte del ‘Divino’, di un ‘Assoluto’, di un ‘Infinito’, come del senso ultimo della sua vita. La Chiesa, di fronte al problema del pluralismo religioso e all’attuale situazione religiosa assai diversificata e mutevole, si pone la domanda se gli adepti ai diversi credi religiosi e dottrine non cristiane (induismo, buddismo, confucianesimo, taoismo etc..), possono raggiungere la salvezza attraverso le loro religioni. La Chiesa, nell’ammettere il valore universale della salvezza, afferma: “se è destinata a tutti, la salvezza deve essere messa in concreto a disposizione di tutti” (Enciclica Redemptoris Missio – Paragrafo 10) La Chiesa cattolica, in diversi documenti del concilio Vaticano II, riconosce nelle altre religioni la ricerca di un Dio ignoto ma vicino, e che vuole la salvezza di tutti gli uomini. Nulla rigetta di quanto in queste religioni riguarda il rispetto della dignità umana e i diritti che ne scaturiscono. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere promosse nelle dottrine delle religioni non cristiane, in cui vi si trovano elementi di bene e che non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini. Pertanto la Chiesa nulla rigetta di « di quanto di buono, di vero e di santo» si trova nelle altre religioni impegnate nell’universale ricerca umana di verità e di senso. (lumen gentium, 16; nostra aetate, 2; evangelii mutiandi, 53). Questi documenti ufficiali della Chiesa Cattolica affermano con chiarezza che religioni definite “non cristiane” possono rappresentare valori religiosi positivi per quanti si sforzano di vivere una vita retta. Attraverso la pratica di ciò che di buono, di vero e di santo sussiste nelle loro tradizioni religiose, i membri delle altre religioni rispondono positivamente all’invito di Dio e ricevono la salvezza seguendo i dettami della coscienza. La Chiesa cattolica, tuttavia, avverte che nel dialogo interreligioso della fede non si può ipocritamente far finta che tutte le religioni siano uguali, perché essa è tenuta ad annunziare innanzitutto che “Cristo è via, verità e vita” (Gv 14,6). Parlare di valori in tutte le religioni non significa che tutte le religioni si equivalgono. L’enciclica di Giovanni Paolo II° Redemptoris Missio, contrasta con fermezza e decisione visioni teologiche non corrette, largamente diffuse anche tra teologi cattolici, improntate a un relativismo religioso, che portano a ritenere che «una religione vale l’altra» (paragrafo n° 36). Lo stesso documento, ai paragrafi n°55 e 56, risponde al quesito se i seguaci di religioni non cristiane o coloro i quali vivono fuori dalla Chiesa secondo coscienza possono aspirare alla salvezza. Leggiamo testualmente: “Dio chiama a sé tutte le genti in Cristo, volendo loro comunicare la pienezza della sua rivelazione e del suo amore; né manca di rendersi presente in tanti modi non a singoli individui, ma anche ai popoli mediante le loro ricchezze spirituali di cui le religioni sono precipua ed essenziale espressione, pur contenendo lacune, insufficienze ed errori”. Redemptoris Missio, inoltre, afferma che lo stesso Spirito che agisce nella Chiesa distribuisce “i semi del Verbo” presenti nei riti e nelle altre religioni. Non si può escludere la possibilità che queste, come tali, esercitino una certa funzione salvifica, aiutando gli uomini a raggiungere il fine ultimo. Le religioni non cristiane eserciterebbero la funzione di ‘preparazione alla salvezza’; esse possono aiutare i popoli nella risposta umana della ricerca di Dio, spingere l’uomo a operare secondo coscienza a condurre una retta via, ma in definitiva non si possono equiparare alla funzione che la Chiesa cattolica realizza per la salvezza dei cristiani.



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