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Sabato 18 Novembre 2017 - Aggiornato alle 10:36 - Utenti collegati 665
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Gli studiosi dei testi biblici affermano che la descrizione del racconto delle origini è uno dei libri della Bibbia che risente maggiormente del pensiero mitico e delle concezioni del tempo (sumere, cananee, ittite, egiziane etc…) tendenti a drammatizzare gli enigmi del mondo e dell’esistenza con racconti impregnati di simbolismi. La Bibbia, nel presentare in un involucro rudimentale e con una visione mitologica l’origine del mondo, pone certamente l’autore biblico in netto contrasto con le attuali conoscenze scientifiche.

Per coerenza non dovremmo accettare come credibili queste rappresentazioni  anacronistiche, e dovremmo rigettare in blocco il messaggio biblico della creazione. Per questo è veramente difficile per il lettore moderno apprezzare nel contesto di una logica razionale la profondità e l’attuale validità di “Genesi”.

La risposta della Bibbia sulle origini dell’uomo sicuramente non è indirizzata a un accertamento scientifico. La Bibbia non intende raccontarci quando sia sorto materialmente il mondo o quando sia apparso l’uomo sulla terra. Infatti la Bibbia, uno scritto concepito e redatto oltre 2000 anni fa, considerate le scarse conoscenze del tempo, basti pensare che la terra era immaginata come un disco piatto, non poteva entrare mai e poi mai nel merito scientifico delle origini del mondo. In effetti i modelli della cultura mesopotamica, che riecheggiavano tratti delle antiche mitologie del mondo antico, indagavano sulle origini del mondo popolato attraverso racconti mitici e cosmogonie. Immaginavano la creazione generata da un conflitto fra esseri superiori dotati di volontà, ad esempio dèi o forze cosmiche, come il mare e la notte primordiale.

La critica contestuale afferma che il racconto della creazione prima di essere interpretato va “spogliato” della sua veste mitica e del suo linguaggio simbolico, sottoponendolo ad un processo d´analisi storica al fine di far emergere la sua verità profonda che intende trasmettere, sicuramente non in termini scientifici quanto su un piano religioso. Considerando il livello culturale e le scarse conoscenze del tempo, l’autore biblico non possedeva i mezzi per entrare nel merito della questione delle origini del mondo. Per cui è chiaro che il libro di genesi non può veicolare una verità scientifica. La riduzione della creazione a un “creazionismo istantaneo”, riconducibile ad una serie di interventi materialistici del Creatore, rappresenterebbe il frutto di una “lettura superficiale” mirata ad inserire ‘forzatamente’ il racconto biblico della creazione in un contesto tecnico-scientifico. Pertanto, quanto in Genesi è descritto in forma aneddotica o mitologica va inteso in senso esistenziale, e non in senso storico o scientifico.
 
Il mito, quindi, tipica espressione della cultura delle civiltà primitive, va “demitizzato”, cioè purificato da ogni riferimento politeista e da ogni elemento antropomorfo, per ricercarvi le intenzioni originarie dell’autore biblico; il mito va “recuperato”, inquadrandolo nell’ambito della ricerca esistenziale che da sempre ha coinvolto il pensiero umano.
Alla luce delle tendenze insite nella cultura del nostro tempo, legata ad un modo di pensare basato su una interpretazione logica e razionale degli eventi, è compito supremo della Chiesa Cattolica divulgare adeguati mezzi formativi per far comprendere il senso religioso’ del messaggio insito nella narrazione biblica della creazione. Altrimenti si corre il rischio che il libro della Genesi venga rigettato aprioristicamente.



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