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Venerdì 24 Novembre 2017 - Aggiornato alle 0:31 - Utenti collegati 611
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Le nuove frontiere della scienza e della biologia - 5

 

SFIDE AD ALTO RISCHIO

Scienziati e tecnici, impegnati nella medicina in settori di avanzata biotecnologia, non compiranno atti illeciti se, rispettando l’ordine, l’armonia della natura e la biodiversità d’ogni essere vivente, interverranno solo per «correggere» o «porre rimedio» ad alcune anomalie del genoma umano con l’unico, inequivocabile e provato fine di sconfiggere malattie e di migliorare la qualità della vita. Essi innanzitutto saranno chiamati a lavorare con intelligenza, guidati da una coscienza limpida e onesta, consapevoli di «trattare» materiale vivente che appartiene al patrimonio comune dell’umanità, destinato a generazioni future. Pur rimanendo fuori discussione la sperimentazione e l’uso delle biotecnologie nella prevenzione, nella diagnostica e nella cura di terribili malattie che affliggono tanti esseri umani, «dubbi e perplessità» invece possono insorgere di fronte a necessità vitali, ritenute tali o presunte, per «interventi genetici» messi in atto per il concepimento o prima della nascita, laddove preferenze o capacità individuali, condizionamenti esterni o scelte di mercato, potrebbero rimettere nelle mani di ‘qualcuno’ il compito di definire gli obiettivi delle scelte e degli interventi correttivi da intraprendere per giudicare una persona «degna di vita».

L’etica cristiana, partendo dal presupposto che l’embrione rappresenta una vita umana fin dal momento del concepimento, in linea di principio ritiene che non è lecito uccidere una vita, anche se allo stato embrionale, per salvarne un’altra. È per questo che condanna l’utilizzo sperimentale delle «cellule staminali» derivanti da embrione umano per sperimentazione o per salvare la vita di un’altra persona.

Il far dipendere dal condizionamento di valori nutriti da ‘terzi’ il destino e la qualità della vita futura del nascituro, sulla base della indicazione di un test genetico o della disponibilità tecnico-potenziale del nostro patrimonio genetico, pone l’uomo di fronte a un´enorme responsabilità. Rappresenta una «sfida ad alto rischio» che deve costituire un serio motivo per indurre una profonda riflessione sul piano etico, morale e scientifico, sia da parte di credenti sia di non credenti. Significherebbe, in ogni caso, imbroccare la strada pericolosa della strumentalizzazione della vita in laboratorio, strada da cui difficilmente si potrebbe tornare indietro!



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