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Martedì 21 Novembre 2017 - Aggiornato alle 22:45 - Utenti collegati 688
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Le nuove frontiere della scienza e della biologia - 3

 

L’INDIRIZZO ATTUALE DELLA SCIENZA E DELLA BIOLOGIA

L’interesse attuale della scienza, più che mettere a disposizione le conoscenze scientifiche scaturite dall’osservazione dei fenomeni naturali per un miglior utilizzo delle risorse disponibili in natura, è rivolta essenzialmente a tentare di modificare il creato esistente, seguendo a passo le capacità e le potenzialità che man mano sono offerte dal progresso tecnologico. Tutto questo contrasta con la visione biblica secondo cui l’uomo ha bisogno della natura per completare la visione del sé, attraverso l’osservazione e l’analisi delle perfezioni insite nel creato.

L’apparato tecnico-scientifico occidentale, basato generalmente sul principio di una libertà senza norme, tenta di anteporre i bisogni dell’uomo alle esigenze della natura, partendo dal presupposto che l’uomo dispone di una quantità illimitata di energie e di risorse da utilizzare. Questa concezione egocentrica, presente in diversi campi della scienza e della cultura del nostro tempo, ha eliminato qualsiasi riferimento ad un «principio trascendente», necessario per creare un ponte di mediazione tra scienza e religione, indispensabile per definire limiti e confini tra tecnologia ed etica.

La pretesa da parte della scienza di esercitare un dominio incondizionato sulle risorse del mondo sembra però aver raggiunto un punto critico nel delicato equilibrio tra uomo e natura. Infatti, suscita grande perplessità e profonda inquietudine la crescente capacità d’intervento trasformativo sulla natura e l’uso indiscriminato dei progressi tecnologici, solo in virtù di mere considerazioni economiche o solo perché una data tecnologia è disponibile. Prova ne sia, l’estremo limite cui ha teso negli ultimi decenni la scienza nella corsa per il dominio della natura, realizzando «oggetti tecnologicamente aberranti», come ad esempio le armi di distruzione di massa (armi chimiche e batteriologiche) che paradossalmente sono destinate alla distruzione e non al miglioramento della qualità della vita.

Anteponendo i propri bisogni contingenti alle esigenze della natura, l’uomo di fatto ha sancito il suo divorzio con la natura. Conseguentemente cercherà di affidarsi sempre più spesso alla tecnologia come unico «mezzo salvifico», eludendo la motivazione propria dell’indagine scientifica volta primariamente al progresso e al bene dell’umanità nel rispetto dell’uomo e della natura. Con crescente preoccupazione assistiamo anche ad un incremento delle pressioni di tipo economico, politico e militare che condizionano la scienza, con la conseguenza di subordinare la tecnologia al «mercato», al punto che l’aggressione sistematica alle risorse della natura può essere giustificata solo nell’ambito di un criterio d´efficienza o in una logica di profitto.




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