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Sabato 18 Novembre 2017 - Aggiornato alle 15:50 - Utenti collegati 692
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Le nuove frontiere della scienza e della biologia - 2

 

LA POSIZIONE ATTUALE DELL’UOMO DI FRONTE AL PROGETTO DIVINO
DELLA CREAZIONE


Dopo oltre 2000 anni dal racconto biblico della creazione, l’uomo ha conseguito enormi progressi scientifici, ha fatto grandi scoperte nel campo della tecnica, della biologia e della medicina. Recentemente è entrato addirittura nel codice genetico degli esseri viventi ma, nello stesso tempo, si è accollato una grande responsabilità su questioni morali e scelte vitali inerenti al suo destino.

La ricerca scientifica scopre continuamente le leggi perfette che stanno alla base dei processi regolatori e funzionali del mondo vivente, ma non può non disconoscere il limite umano delle conoscenze sui ‘meccanismi intimi’ che regolano il processo evolutivo della natura. Tutte le informazioni fino ad oggi acquisite sulle enormi potenzialità e sui miliardi d´informazioni veicolate dal genoma umano nell’esprimere la vita sono ancora incomplete; non ci dicono tutto quello che i geni fanno, come funziona la cellula e perché questa invecchia.

Gli scienziati, in definitiva, possono costatare, verificare e imitare, scoprire e riprodurre fenomeni, ma alla fine dei conti non rimane altro che «stupirsi» di fronte alle meraviglie della natura, e «contemplare» la perfezione insita nelle opere del creato. Nell’attesa che la scienza sia in grado di penetrare ‘con certezza’ il mistero della vita, è doveroso prodigarsi nel rispettare l’integrità della vita e della natura: «elementi» che devono costituire per l’uomo «oggetti» di contemplazione e non «soggetti» di manipolazione. Per questo, anche lo scienziato, con grande umiltà, nell’ammettere i suoi limiti dovrà fare un ‘uso responsabile’ delle attuali tecnologie raggiunte dalla biologia molecolare, rinunciando alla «tentazione» di avventurarsi in progetti di ricerca volti ad intaccare in maniera permanente la natura biologica degli esseri viventi, se non dopo averne ponderati i rischi per l’umanità, a breve e a lungo termine.

- Manipolare il DNA, con lo scopo di modificare la natura dell’essere vivente, o peggio ancora per operarne la sua clonazione, pone ‘problemi di natura scientifica e di bioetica’, sicuramente contrari ai principi basilari della biodiversità su cui si fonda la selezione naturale e il meccanismo di evoluzione di tutti gli esseri viventi, animali e vegetali.

- Manipolare il DNA degli esseri viventi rappresenta un problema che investe anche l’etica religiosa, potendovisi ravvisare gli estremi di una sfida dell’uomo a volersi sostituire a Dio creatore.

Queste motivazioni inducono la Chiesa Cattolica a ritenere che intervenire sul genoma, con la presunzione di intaccare o modificare la natura, potrebbe rappresentare non tanto un progresso scientifico quanto un «boomerang» dalle conseguenze nefaste per l’umanità intera. Per questo la Chiesa afferma che il rispetto delle leggi inscritte nella creazione deve costituire per l’uomo non solo un fondamento religioso, ma anche un dovere morale e un principio di saggezza.

 



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