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Venerdì 24 Novembre 2017 - Aggiornato alle 11:27 - Utenti collegati 750
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La crisi dei valori religiosi
Nuovi fenomeni

 

Questi nuovi fenomeni hanno portato a «desacralizzare» anche i processi storici, causando inevitabilmente una progressiva dissacrazione della vita sociale, complice una cultura tendenzialmente laicistica spinta a cercare un possibile senso esistenziale al di fuori di ogni riferimento trascendente o, addirittura, a costruirsi una religione priva del sacro.

Si è ingenerato «il non senso della vita», sminuendo di significato la famiglia, il lavoro, il tempo libero, la sessualità. Ciò potrebbe costituire un male tanto diffuso da minare alle radici l’umanità, in particolare le società ricche e industrializzate condizionate da una mentalità tecnicistica e razionale, offuscate dal peso determinante attribuito agli straordinari progressi conseguiti dalla scienza e dalla tecnica.

Per di più bisogna considerare che, se è vero che il senso del culto del divino ripone la sua matrice essenziale nel mettere in crisi il proprio egoismo al fine di rigenerarlo al miracolo della bontà e dell’amore vicendevole, c’è da preoccuparsi per l’affiorare di un certo tipo di culto del sacro che nulla ha a che fare con l’accostamento al divino.

Notiamo, infatti, oggi generalizzarsi una certa religiosità di corto respiro, dove il sacro è divenuto «oggetto di consumo travestito di religione»: una commistura di sacro e profano in cui l’evento religioso, esplicitato da una rievocazione-rappresentazione del divino, costituisce occasione unica e motivo primario per svago, tempo libero e turismo di massa. Se così fosse, il senso riemergente del sacro paradossalmente sfocerebbe nella radicalizzazione e nel potenziamento del proprio «io»; più che accesso al divino, ne sancirebbe la totale negazione o la trasformazione in idolo.

L’espressione emblematica riportata dall’evangelista Luca «Quando il Signore tornerà troverà ancora fede sulla terra?» ( Lc 18,8), frase dall’oscuro significato e apparentemente slegata dal contesto della narrazione evangelica in cui si trova citata, rapportata alla situazione in cui si pone oggi l’uomo di fronte alla fede, calzerebbe a pennello, anzi sembrerebbe acquistare, oltre ad un intrinseco valore profetico, anche un significato dai toni minacciosi per l’umanità che tende a dimenticarsi del suo Creatore.



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