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Lunedì 20 Novembre 2017 - Aggiornato alle 16:15 - Utenti collegati 1055
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La crisi dei valori religiosi
Il ruolo di scienza e biologia

 

L’evoluzione scientifica e tecnologica, in generale, ha determinato un migliore utilizzo delle risorse disponibili in natura e ha contribuito a migliorare la qualità della vita. Nello stesso tempo, ha incentivato nell’uomo la presunzione di poter dominare i fenomeni naturali e la certezza di possedere sufficienti doti di conoscenza sul mondo e sull’origine della vita. La cultura odierna, ben lontana dalla concezione biblica volta a interrogarsi sulle ragioni ultime dell’esistenza e sul valore di senso del mondo in funzione dell’uomo, è dominata da una visione prevalentemente tecnicistica della vita. L’uomo è considerato il padrone del mondo, lo scopo della vita è acquisire potere in funzione del benessere e dei bisogni.

L’interesse attuale della scienza, più che mettere a disposizione le conoscenze scientifiche scaturite dall’osservazione dei fenomeni naturali per un miglior utilizzo delle risorse disponibili in natura, in realtà è rivolto essenzialmente allo sfruttamento delle risorse presenti nel cosmo, e a tentare di modificare il creato esistente seguendo a passo le capacità e le potenzialità che man mano vengono offerte dal progresso tecnologico.

Analoghe perplessità suscitano l’uso di nuove biotecnologie, applicate nel campo dell’agricoltura, della zootecnia e della medicina, che possono divenire rapidamente necessità vitali non appena incorporate nel regime socio-economico delle abitudini e dei bisogni. Bisogna stare in guardia dal liquidare semplicisticamente, definendo «paure irrazionali» o «ostacoli» al progresso della scienza, motivate preoccupazioni nutrite su un uso liberale e liberalizzato delle tecniche biomolecolari di ingegneria genetica, applicate sia in campo animale che vegetale, volte a modificare in maniera incontrollata e definitiva le basi biomolecolari della natura vivente, in funzione di logiche economiche e commerciali o sulla richiesta dei bisogni di un potenziale mercato.

La liceità dell’uso di biotecnologie è legata alla valutazione delle possibili conseguenze in termini di rischio a carico degli organismi viventi e alle possibili ripercussioni di impatto ambientale a lungo termine.
Scienziati e tecnici, impegnati nella medicina in settori di avanzata biotecnologia non compiranno atti illeciti se, rispettando l’ordine, l’armonia della natura e la biodiversità di ogni essere vivente, interverranno solo per «correggere» o «porre rimedio» ad alcune anomalie del genoma umano con l’unico, inequivocabile e provato fine di sconfiggere malattie e di migliorare la qualità della vita. Ma essi, innanzitutto, saranno chiamati a lavorare con intelligenza, guidati da una coscienza limpida e onesta, consapevoli di «trattare» materiale vivente che appartiene al patrimonio comune dell’umanità, destinato a generazioni future.



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