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Venerdì 24 Novembre 2017 - Aggiornato alle 11:27 - Utenti collegati 637
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Gli autori biblici nel raccontare, gli uni indipendentemente dagli altri, le vicende storiche dei popoli mesopotamici, svilupparono inconsapevolmente un progetto religioso con un unico tema dominante - “La Salvezza dell’Uomo” -per opera di Dio: un originale progetto religioso, coerente nei minimi particolari e incredibilmente perfetto sul piano teologico. È stupefacente rilevare l’unità spirituale del modello religioso che attraversa tutta la Bibbia, ed è impensabile che tutto questo possa essere stato il frutto di un evento casuale. Sicuramente nessuna mente umana poteva mai essere in grado di portare avanti nel corso di secoli un disegno religioso, di tale portata e così complesso, che invece sembra evolvere progressivamente con incredibile coerenza in un crescendo teologico che ha dello stupefacente.

 

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Il filo conduttore stesso di tutta la narrazione biblica, pur scorrendo nascosto fra diversificazioni d’ogni genere, contraddizioni e condizionamenti socio-culturali, costituisce paradossalmente la chiave di lettura che dà credibilità al messaggio spirituale della Bibbia. Questo, pur identificandosi con il cosiddetto “Piano” dettato da una sola persona, cioè da Dio, in realtà è il frutto della narrazione di innumerevoli autori appartenenti a civiltà diverse e a culture lontane fra loro nel tempo. Secondo la Bibbia, Dio rivelandosi nella storia si manifesta all’uomo per offrirgli una perenne manifestazione di sé nelle cose create ed invitarlo alla comunione di vita con lui. Analizzando nelle sue linee essenziali e da un punto di vista teologico il filo conduttore del testo biblico, rileviamo che esso descrive il dramma della salvezza offerta all’uomo a più riprese dopo la caduta dei progenitori Adamo ed Eva, i quali, disubbidendo a Dio creatore, ingenerarono la generale corruzione della primitiva umanità. Da qui Dio ricomincia l’opera di recupero dell’umanità, offrendo con insistenza e a più riprese il suo aiuto. Dio, infatti, dopo ‘il peccato delle origini’ non ha abbandonato le sue creature ad un destino che sicuramente avrebbe significato la loro eterna perdizione. In tanti modi cerca il riscatto e la riconquista dell’umanità, escogita tanti sistemi che non sempre è facile o possibile individuare nel racconto biblico. Soprattutto parla all’uomo attraverso personaggi carismatici da lui scelti, nel tentativo di svegliarne le coscienze preda del male e del peccato.
Un tema conduttore dominante che attraversa le pagine della Bibbia è «La chiamata dell’uomo a Dio»: di fronte al male che è alla radice del mondo e di fronte ad un peccato sempre più dilagante, Dio risponde con un “Piano di Salvezza” in grado di suscitare nell’uomo una risposta di fede che gli consenta di guardare al futuro con speranza. L’agire di Dio nella storia, in definitiva, diventa l’espressione di un “grande e originale progetto educativo universale”,orientato verso un nuovo livello di coscienza rivolto al bene, alla tutela della persona, al rispetto dei valori della vita e alla ricerca della pace universale. 
Gli autori biblici, grazie a quella particolare assistenza divina chiamata “ispirazione”, costruirono inconsapevolmente un articolato piano divino che descrive il cammino di una umanità che lentamente acquista coscienza dell’amore di Dio per l’uomo. Questo però non vuol dire che gli autori biblici abbiano avuto un ruolo meramente passivo, conforme solamente alla dettatura di Dio. Infatti essi non parlano a titolo personale, come soggetti chiusi in se stessi ma, in piena libertà, descrissero da veri autori le vicende dei popoli del Vicino Oriente.
È stupefacente rilevare la coerenza spirituale e l’unità teologica del modello religioso che attraversa tutta la Bibbia. Considerando le pluralità espressive derivanti dalla molteplicità di autori che hanno contribuito alla stesura del testo in tempi tanto diversi ed in epoche culturalmente lontane fra loro, in sostanza la Bibbia veicola un “grandioso mega-progetto spirituale” con un unico tema dominante dalla prima all’ultima pagina: “La Salvezza dell’Uomo”. È impensabile che tutto questo possa essere stato il risultato di una mistificazione protrattasi per oltre un millennio. Bisogna pur riconoscere che il “Piano Divino”, caratterizzato da una graduale e lenta maturazione in chiave spirituale e teologica, evolve sotto l’attenta e misteriosa regia occulta di una “mente superiore” che finalizza tutte le tappe ad un iter evolutivo che non è imposto passivamente da Dio, ma che evolve dinamicamente con il concorso della libertà dell’uomo, verso il raggiungimento della ‘vera pace’, cioè quella “pace autentica” di cui parla la Bibbia che sarà realizzata pienamente soltanto quando l’uomo considererà il suo simile come persona a cui voler bene e non come persona su cui prevalere.
Allora il Piano di Dio, che scorre velatamente attraverso le vicende della storia del Popolo d’Israele e della vita di fede degli autori biblici, oltre che costituire il cosiddetto ‘progetto visibile della salvezza’, sembrerebbe celare anche un “metodo d’insegnamento” da cui scaturisce che non si potrà mai raggiungere il divino utilizzando i soli mezzi dell’umana ragione, ma solo se essi saranno integrati dai mezzi messi a disposizione dalla fede. Tramite la Bibbia si può arrivare ad ascoltare Dio, anche se i tentativi mai esauriti di cogliere quanto e cosa dice di sé attraverso di essa, confermano risultati sempre parziali e provvisori di una ricerca teologica, sempre aperta e mai esaurita, che difficilmente potrà concludersi in maniera definitiva.
La ricerca di Dio, infatti, non è basata su un puro cammino culturale, non rappresenta una ricerca intellettuale, trascende la ricerca scientifica, e non è un percorso mistico chiuso nella propria interiorità. L’obiettivo della fede, volto a mostrare l’origine e il fine della condizione umana, si pone su un piano che esclude l’uso di un metodo razionale nella ricerca di Dio. La via razionale mediata dalla fede costituisce la base e il punto di partenza per un approccio corretto con il mistero di Dio.

 



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