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Sabato 20 Gennaio 2018 - Aggiornato alle 23:50 - Utenti collegati 592
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > D E F I N I Z I O N I ANIMA, SPIRITO, CORPO,CARNE




 

 

Lo Spirito s’identifica con la “forza vitale”, il “soffio” o “alito divino” donato dalla grazia di Dio alla nascita. Permette all’uomo di essere annoverato nel vasto gruppo degli esseri viventi (gli animali), rappresenta il trait d’union tra Dio, l’anima e il creato. Sia nell’uomo sia negli animali corre lo stesso spirito vitale, ed è per questo che tutte le creature viventi sono sotto la protezione del Creatore.
Lo Spirito è l’elemento immateriale -trascendente- che conferisce all’uomo la capacità di rapportarsi e di relazionarsi costantemente con Dio. E’ immortale, non perisce al momento della separazione dal corpo al momento della morte, di nuovo torna a Dio unendosi al corpo nella risurrezione. Non s’identifica con l’anima dei greci.
Lo Spirito rende l’uomo intelligente e capace di costruire in piena libertà la sua vita e la sua persona di “essere spirituale”.
Lo Spirito
infuso all’uomo è privo di specificazione: ciò vuol dire che è donato da Dio allo stato di purezza. Esso verrà plasmato gradualmente nel corso della sua esistenza, sulla base delle sue esperienze e all’interno della sua libertà personale.
L’uso del termine “Spirito”
, soprattutto nel Nuovo Testamento, non sempre risulta di facile interpretazione perché, mentre in alcuni casi non sembra esservi dubbio nell’indicare l’interiorità personale di ciascun uomo relazionata con lo “Spirito divino”, “l’alito della vita”, quale sostanza partecipata da Dio all’uomo, in altri casi la parola Spirito è fortemente “ideologizzata”. Infatti, nei Vangeli lo Spirito è rapportato con Gesù Cristo poiché connesso e collegato con la sua nascita; dal vangelo di Giovanni si può desumere che lo Spirito sostituisce Gesù dopo la sua dipartita; lo Spirito rende nel credente operante e attivo l’ascolto della Parola di Dio; lo Spirito guida la Chiesa e tutta la comunità dei cristiani, rivelandosi attivo suggeritore ed elemento che dà coesione e  vita al corpo ecclesiale.

 

CUORE  =   ANIMA  =  NEPHESH  =  PSYCHE
(VANGELI)    (N.T.)        (V.T.)              (Greci)

 

L’anima è “il principio spirituale” che identifica l’aspetto vitale della persona, le sue funzioni del vivere e del pensare nella sua complessa realtà relazionale e spirituale. Rappresenta il frutto della sua esperienza spirituale e materiale acquisita nel corso della vita terrena. 
L’anima:
- riflette il patrimonio culturale della persona: la propria identità di persona razionale e libera, i propri pensieri, le proprie emozioni, i sentimenti scaturenti della volontà responsabile, le scelte di vita sul piano etico, morale e religioso;
- esprime l’io della persona, la sua personalità in tutta la sua ‘formazione spirituale’, unitamente a quei principi esistenziali che la pongono in relazione con Dio;
- condiziona l’unità e la totalità dell’uomo nella sua complessa realtà di aprirsi alla vocazione a cui Dio lo chiama;
- è il punto focale dove trova ‘memoria’ l’intero racconto degli atti spirituali del vivere e del pensare scaturenti dalla propria esperienza terrena, attraverso i quali l’uomo esplicita le sue scelte di vita di relazione che, alla fine, formano la cosiddetta “auto-coscienza” della persona.
Vista attraverso questa angolatura, possiamo legittimamente affermare, quindi, che la “parola anima” si riferisce non solo alla sfera immateriale dell’uomo, ma anche a quell’aspetto materiale che affonda la sua radice negli atti legati al vivere e al pensare ed esplicitati attraverso l’esercizio del suo libero arbitrio. Pertanto l’anima, essendo frutto di “relazioni spirituali acquisite”, non potrebbe sussistere quando il corpo è distrutto, cioè dopo la morte.
Si può in ogni modo supporre che l’anima sia in relazione intima con lo spirito, con il quale intrattiene un legame inscindibile, formando un tutt’uno. Ma è alquanto difficile discernere ciò che caratterizza peculiarmente l’anima, da ciò che la distingue dallo spirito. Per questo si può ipotizzare un rapporto di continua “osmosi” tra le “due componenti spirituali” che caratterizzano la persona vivente.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica unifica i due elementi coniando un nuovo termine: “anima spirituale”.

 

CUORE
(N.T.) 

Il Cuore è usato nella terminologia biblica in parallelismo e parziale identità con “anima”. Indica la profondità dell’essere, il mondo interiore dell’uomo, le sue emozioni, i suoi sentimenti, i suoi pensieri, il centro delle sue decisioni dove si decide o non si decide per Dio. Tutto quello che noi definiamo, in altri termini, come ‘io profondo interiore’. Nel Linguaggio dell’Antico Testamento il termine cuore simboleggia la capacità di giudizio morale, intima e personale, che equivale alla coscienza. Nel Nuovo Testamento, soprattutto con Paolo, (ove il termine ricorre 30 volte) indica la semplice consapevolezza della natura dei propri pensieri e delle azioni. La specifica terminologia frequentemente pronunciata dalle Scritture, (specialmente nei Vangeli), “con tutto il cuore e con tutta l’anima” indica lo stato di totale dedizione che deve coinvolgere l’io della persona per rendere concretamente possibile l’obbedienza a Dio attraverso la trasformazione del cuore, mosso da una dimensione soprannaturale, cioè dallo “Spirito”.

 

BASCHAR= CORPO = CARNE

Il Corpo è la componente materiale dell’uomo. Definisce la persona umana in tutta la sua fisicità, in tutta la sua potenza generativa e in tutta la sua unità di anima spirituale e corpo materiale.
La Bibbia, a differenza della cultura greca che pone una netta divisione e distinzione tra l’anima spirituale e il corpo materiale, considera l’uomo come essere unitario, ove corpo materiale e componente spirituale coesistono e sono inseparabili. Nel corpo si rende manifesto tutto l’essere dell’uomo, il corpo è la sede in cui si decide la sua sorte (=la sua salvezza) nella relazione con Dio. In Gesù, inviato sulla terra, Dio stesso si è espresso nella corporeità e nella totalità del suo essere, facendoci comprendere quale deve essere l’agire dell’uomo nel contesto del bene e del male.
Anche se è difficile definire come e quale sarà il destino del nostro corpo, dalle Scritture apprendiamo che è associato a un destino di gloria futura. Grazie all’evento incarnazione, realizzato nella condizione corporea del Figlio, si svela il piano salvifico di Dio e si decide per l’uomo la sua salvezza o la sua perdizione. Il cristiano è colui che in comunione con Cristo dispone in piena libertà della sua corporeità per manifestare con segni e gesti concreti, lasciati alla libera creatività, la pienezza con Cristo e in Cristo.
La Carne indica la creatura umana, in “senso astratto”, che esplicita la sua debolezza e la sua limitatezza, nella presunzione di auto realizzarsi disancorato da Dio, contando unicamente sulle proprie forze e sulla propria sapienza. “Vivere secondo la carne”, sopravvalutandosi perché accecati dal proprio orgoglio, significa vivere lontani e in contrapposizione con Dio. La carne è la sede della debolezza costitutiva dell’uomo ed espressione della condizione esistenziale dell’uomo dominato dalla “tentazione” della potenza delle forze del male di indurre l’uomo ad allontanarsi da Dio. Nella terminologia biblica neotestamentaria l’uomo che “cammina secondo la carne” è colui che ritiene di auto salvarsi osservando la “legge”; quando gli scrittori neotestamentari parlano di “debolezza della carne”, vi identificano indirettamente la peccaminosità dell’uomo che, in tutta la sua caducità e fragilità, si contrappone al volere di Dio. Per questo, quando la carne viene contrapposta allo Spirito non si tratta di distinguere il corpo dall’anima spirituale, ma della differenza tra la natura della creatura umana e quella di Dio creatore. La  “consapevolezza di essere carne” dovrebbe essere motivo sufficiente per indurre l’uomo ad affidarsi a Dio creatore. Prendiamo esempio da Gesù che, nell’ultimo atto della sua esperienza di inviato sulla terra, conclude la sua missione secondo il volere e le intenzioni di Dio Padre. Se Gesù avesse ceduto alla “tentazione della carne” nel momento cruciale della passione e non avesse pronunciato l’espressione emblematica «ma tuttavia sia fatta la tua volontà» tutto il progetto biblico della salvezza sarebbe rimasto incompiuto, praticamente fallito. Proprio in questa frase Gesù si è giocato il destino dell’umanità! Quando il termine “carne” è riferito a Gesù indica lo “Spirito di Dio”. L’evangelista Giovanni afferma «la Parola di Dio (il Verbo) si fece carne», vuol dire che Gesù è venuto nel mondo in tutta la sua corporeità, in tutta la sua umanità e debolezza. Ma la carne di cui è formato il suo corpo è identificato con lo Spirito di Dio, e per questo mangiare la carne di Gesù vuol dire mangiare lo Spirito di Dio che dà la vita eterna.

 

 

CHI E’ L’UOMO?

   L’ESSERE VIVENTE

 

P R E M E S S A


L’UOMO è al centro del progetto della creazione del mondo da parte di Dio. «Dio creò l’uomo a sua immagine» (Gen 1,27). L’uomo nella creazione occupa un posto unico e privilegiato: egli è stato creato a immagine di Dio, la sua identità unisce il mondo spirituale e il mondo materiale. Egli, quale essere vivente, è un essere corporeo e spirituale che nell’insieme formano una natura unica, unitaria e inscindibile. Lo Spirito e l’Anima costituiscono le due componenti spirituali che caratterizzano la persona vivente; entrambe non sono congiunte, ma dipendono l’uno dall’altra, né possono esistere l’uno senza l’altra, perché solo dalla loro unione si forma la persona umana vista come “essere vitale” capace di relazionarsi con Dio e con gli uomini.

 

 

 

L’interesse della Bibbia per l’uomo appare un dato scontato. E’ volto a determinare la natura costitutiva dell’uomo. Gli scrittori biblici non si sono premurati di affrontare la questione “quid est homo”, cioè la sua origine sul piano scientifico. La loro preoccupazione si è rivolta nel valutare la sua collocazione esistenziale davanti a Dio creatore, che lo ha scelto come partner privilegiato per portare a compimento la creazione in un progetto finalizzato a manifestare al mondo la gloria e l’amore di Dio. L’uomo, rispetto a tutti gli altri esseri viventi creati da Dio, sta al vertice dell’opera della Creazione, e detiene il primato su tutte le cose. Per questo, donando il suo spirito, lo dota di “intelligenza” al fine di renderlo libero e consapevole nelle sue scelte di vita, capace d’incontro con la volontà del suo Creatore. Gli autori biblici vedono nell’uomo una realtà complessa e unitaria, sfaccettata e pluridimensionale, composta da anima e carne, da spirito e corpo, costituzionalmente relazionato a Dio e rapportato agli altri uomini e al mondo. Le testimonianze sia nel Vecchio che del Nuovo Testamento assegnano chiaramente all’uomo una costante rappresentazione di ‘unità di forza vitale formata da corpo, anima e spirito in un contesto unitario e integrato, psicologico e fisico globale’. Al contrario dell’antropologia greca, secondo cui nell’uomo si distingue e si contrappone l’anima (spirituale, immortale e incorporea) dal corpo (principio materiale e mortale), la cultura biblica non è dualistica, esclude una visione dicotomica tra due sostanze distinte e costitutive dell’essere umano: sancisce l’unità psico-fisica della persona che viene considerata un “essere vitale unitario”,  la cui natura unisce e integra sia il mondo materiale (carne e corpo) che il mondo spirituale (spirito e anima). La “componente corporea” (corpo/carne) intimamente integrata con la “componente spirituale” (spirito/anima) dà vita ad un essere vitale le cui componenti rimangono “inscindibili” fino a che non sopravviene la morte.

 

RELAZIONI E INTERAZIONI

TRA

SPIRITO E ANIMA

* * * * * * * * * * * * * * * *

L’idea di una sostanza diversa da quella che forma oggetto della nostra esperienza sensibile ha avuto un’evoluzione lunga e lenta. Il concetto cristiano di un “principio spirituale” creato da Dio ed infuso nel corpo al concepimento per fare dell’uomo un’anima vivente, è frutto di una lunga elaborazione nella filosofia cristiana. Così dice la Bibbia: “il primo uomo, Adamo, è stato fatto creatura vivente” (Paolo 1 Cor, 45).  Gli antichi parlavano di “pneuma” come principio vivificatore e animatore del corpo, concepito come una ‘materia estremamente sottile’ simile a un “soffio”. La credenza di un’anima immortale compare per la prima volta con Socrate, il quale ne fece il centro degli interessi della filosofia greca, affermando che il compito dell’uomo è la cura dell’anima. Il primo ad aver avuto un concetto chiaro e inequivocabile di una ‘sostanza immateriale’ fu Platone, il quale elevò lo spirito a “psiche=anima”, equivalente a un ente metafisico immortale, naturale e costitutivo, del tutto indipendente dalla materia, vera sostanza depositaria del mondo interiore dell’uomo. A poco a poco le idee filosofiche di Platone si fecero strada anche tra i primi pensatori cristiani che finirono per adottarle, ma rielaborandole in funzione del progetto biblico della salvezza: ‘la permanenza dell’anima oltre la morte è grazia e dono ad una partecipazione alla vita divina’.

Frequentemente nella terminologia biblica il termine di “spirito” è usato indifferentemente al posto di “anima” e viceversa, generando non poca confusione sul senso da attribuire ai due termini. Probabilmente perché gli autori biblici vedono nell’uomo una “realtà unitaria”, complessa e pluridimensionale, formata da spirito e corpo, e da anima e carne, costitutivamente relazionata a Dio e rapportata agli altri uomini e al mondo.

Le testimonianze sia nel Vecchio che del Nuovo Testamento assegnano chiaramente all’uomo una ‘unità di forza vitale formata da corpo, anima e spirito in un contesto unitario e integrato, psicologico e fisico globale’: i testi sacri parlano della sua “anima” (nephesh=psychè), della sua “carne” (bashar o sarx), del suo “spirito” (ruach=pneuma), del suo “corpo”( soma). L’uomo è l’essere vivente nella sua totalità e l’anima non è separata dal corpo. Al contrario dell’antropologia greca, secondo cui nell’uomo si distingue e si contrappone l’anima (spirituale, immortale e incorporea) dal corpo (principio materiale e mortale), la cultura biblica non è dualistica, esclude una visione dicotomica tra due sostanze distinte e costitutive dell’essere umano: sancisce l’unità psico-fisica della persona che è considerata un “essere vitale unitario”, la cui natura unisce e integra sia il mondo materiale (carne e corpo) che il mondo spirituale (spirito e anima). La “componente corporea” (corpo/carne) intimamente integrata con la “componente spirituale” (spirito/anima) dà vita ad un essere vitale le cui componenti rimangono “inscindibili” fino a che non sopravviene la morte.

Nel Nuovo Testamento troviamo, però, passi che a prima vista sembrano opporre anima e corpo: «Temete chi ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10,28) ; «Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?». In particolare i Vangeli parlano frequentemente di anima, probabilmente perché influenzati dalla cultura del mondo greco, contemporaneo alla stesura dei Vangeli. L’evangelista Matteo allude ad anima come il “principio spirituale” che mantiene l’essere vivente in relazione con il Dio della Vita: la suprema sciagura non è dunque la morte fisica, quanto il perdere la comunione vitale con Dio, radice della nostra resurrezione e della vita eterna con lui. L’ apostolo Paolo afferma che l’uomo è fatto di corpo, anima e spirito: ‘L’uomo nella sua realtà creaturale è un «corpo materiale animato dallo spirito», dotato di un’anima vitale corruttibile (psychè) che lo vota alla morte. Dio però gli ha donato il suo stesso Spirito, che lo rende «corpo spirituale» immortale, che gli permette di entrare nell’eternità e nella gloria di Dio’.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica apprendiamo che la persona umana, creata ad immagine di Dio, è un insieme corporeo e spirituale. Il corpo è animato dall’anima spirituale, l’unità di anima e corpo è così profonda che la loro unione forma un’unica natura. Il Catechismo della Chiesa Cattolica respinge fermamente la distinzione, il dualismo, tra anima e spirito. Parla di ‘anima spirituale’, ignorando, però, alcuni passi del Nuovo Testamento dove chiaramente e senza equivoci l’anima è distinta dallo spirito come, ad esempio, nella prima lettera ai Tessalonicesi dove Paolo prega perché il nostro essere tutto intero «spirito, anima e corpo» si conservi irreprensibile (1 Ts 5,23), o in un’espressione tratta dalla lettera agli Ebrei (4,12) che testualmente recita: «La parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio e penetrante fino a dividere l’animo dalla spirito…».

La “Chiesa cattolica” sul piano teologico, praticamente, non sembra fare una netta distinzione tra spirito e anima, respinge fermamente la divisione all’interno dell’essere umano di corpo e anima, o di corpo, anima e spirito, perché contrari al pensiero della rivelazione. Chiarisce l’esistenza di una “sostanza spirituale immortale” infusa ad un corpo mortale da Dio, puro Spirito, a suggellare una vita che inizia nel segno dell’obbedienza e della dedizione a Dio.

 

In un contesto di terminologie contraddittorie, anche all’interno delle stesse Sacre Scritture, risulta assai difficile discutere in modo oggettivo, sul piano teologico, sulla distinzione tra anima e spirito, un problema che da questo punto di vista rimane insoluto, relegato nell’ambito del dibattito filosofico-speculativo.  Ma è anche vero che non possiamo ignorare e disattendere i primi versetti di Genesi (cap 2,7), dove leggiamo: «E Dio plasmò l’uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici l’alito (=lo spirito) della sua vita e l’uomo divenne un essere vivente». Come dire che l’uomo non ha ricevuto un’anima da Dio, ma è divenuto un’anima (=nefèsh), in altre parole, un essere vivente animato dallo spirito(=rùach). Per questo, lo spirito e l’anima si possono considerare come entità eguali solo nella loro essenza, perché esprimono la ‘stessa dimensione spirituale’ dell’uomo, ma con differenti finalità per qualità e proprietà, in grado di aprire l’uomo nella dimensione che va oltre la materia: l’anima (=nefèsh, =psychè) rappresenta la creatura stessa vista come essere vivente, lo spirito (=rùach, =pnèuma) si riferisce alla forza vitale donata da Dio al momento della nascita. Lo Spirito è di Dio che lo dona all’uomo nel momento che inizia la sua vita terrena e se lo riprende al momento della morte. Ci sono numerosi passi delle Sacre Scritture a supportare questa tesi: Qoèlet (12,7) “Il tuo corpo ritornerà nella polvere della terra dalla quale fu tratto e il tuo spirito vitale a Dio che te l’ha dato”; Giobbe (34,14-15) “Se Egli (Dio) richiamasse il suo spirito a sé, e a sé ritraesse il suo soffio, ogni creatura morirebbe all’istante e l’uomo ritornerebbe nella polvere”; Salmo 104 (29-30) “Se tu Dio togli loro lo spirito essi muoiono ritornando alla polvere. Manda il tuo spirito ed essi sono creati”; Lettera di Giacomo (2.26) “Il corpo senza spirito è morto”. Gli autori biblici in questi passi della Bibbia affermano che lo spirito è la forza vitale invisibile che dà vita al corpo, senza lo spirito il corpo è morto. Quando lo spirito lascia il corpo torna a Dio.     

 

 

 

Le due componenti, spirito e anima, interagiscono continuamente con il corpo e nello stesso tempo sono in continua relazione e interdipendenza tra di loro. Persiste durante tutto l’arco della vita dell’uomo una continua “osmosi” tra lo spirito, attraverso cui ci è concesso di percepire la visione di Dio e per mezzo del quale esprimiamo ogni attimo della nostra esistenza, e l’anima che acquisisce e registra tutto quello che è frutto delle nostre attività relazionali e delle nostre scelte di vita personali che alla fine si esplicitano in quella che viene chiamata la “coscienza” che permette alla persona liberamente di relazionarsi durante tutto l’arco della sua vita terrena con la natura, con gli altri uomini e con Dio creatore. dell’uomo. Il corpo animale (soma psychikon) è la vita terrena che perisce, il corpo spirituale (soma pmneumatikon) è quello creato dalla potenza vitale di Dio; il corpo non è semplice materia, ma una materia informata da spirito, così l’anima non è puro spirito, ma uno spirito informato da materia. Per questo non è dato sezionare l’uomo in anima e corpo come se fossero, rispettivamente, ‘puro spirito’ o ‘pura materia’.

Anche agli animali, al pari dell’uomo, Dio ha donato il soffio della vita (lo spirito vitale), ma essi non possiedono un’anima, vale a dire una coscienza, alla stessa stregua dell’uomo. Da questo l’uomo si distingue sul piano spirituale dagli animali.

La prova dell’esistenza e della differenza tra anima e spirito ci viene confermata “direttamente” dai mistici e veggenti (quelli veri riconosciuti dalla Chiesa, come Bernadette, i pastorelli di Fatima, i veggenti di Medjugorje), o dal racconto di persone afflitte da gravi malattie. Costoro asseriscono di aver vissuto fenomeni di momentanea traslazione fuori dal corpo. Vi è, infatti, gran differenza tra la separazione dell’anima dal corpo per morte fisica, e la momentanea separazione dello spirito dal corpo per estasi o rapimento contemplativo. Nell’esperienza mistica lo “spirito umano” viene per un momento sollevato al di sopra di se stesso e percepisce il mondo del divino e dell’eterno, per poi ritornare nell’orizzonte normale della sua esistenza. La temporanea evasione dello spirito al di fuori dalle barriere dei sensi non provoca la morte, e quando lo spirito rientrerà nella sua anima, anche il veggente o il contemplativo ritornerà ad essere una persona normale. Anche nella fenomenologia di natura esoterica dello spiritismo possiamo assistere a casi di traslazione dello spirito, per cui delle persone cadono momentaneamente in stato di “trance”, possedute dallo spirito di un’altra persona: possiamo infatti constatare che non parlano con la propria voce, il cui timbro è profondamente alterato; quello che maggiormente stupisce è che si esprimono con un linguaggio e un frasario i cui contenuti sono, inspiegabilmente, avulsi dalle loro conoscenze e dalla loro cultura. Alla fine della seduta spiritica la persona ritorna immediatamente ad essere se stessa, come se nulla fosse accaduto.

 

CONCLUSIONI

 

Le Sacre Scritture, sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, distinguono lo spirito dall’anima, considerano le due entità spirituali eguali nella loro essenza ma con differenti finalità e funzioni. 

 

 

 

 

 

Quando si legge in Genesi che, tramite il soffio, Dio infonde nel corpo materiale il suo Spirito e l’uomo così diventa un’anima vivente, si può intendere che lo Spirito è ciò che è dato da Dio mentre l’anima riflette tutte le attività spirituali acquisite nel corso della sua esperienza terrena, rapportabili a ciò che viene definita la “coscienza dell’uomo”. Per questo l’anima, secondo la dottrina della Chiesa Cattolica, sarebbe l’elemento spirituale più importante dell’uomo, perché unisce da un lato sia il volere divino che la volontà umana, dall’altro lato, in forza del libero arbitrio gratuitamente concesso da Dio, stabilisce anche l’atteggiamento assunto nei confronti di Dio creatore. Il libero arbitrio, dato da Dio per garantire all’uomo un’esistenza libera e responsabile, diventa così l’elemento principale che condiziona la coscienza dell’uomo, votandolo ad una vita o con Dio o senza Dio, destinandolo alla salvezza o alla perdizione eterna del peccato.

Lo Spirito donato da Dio rimane sempre puro e inattaccabile dal peccato, permette all’uomo di mantenere un dialogo continuo in sintonia con il suo Creatore, ha la prerogativa di indirizzare la persona sempre verso il bene, suggerendogli la via da percorrere. Ma è necessario che l’uomo scopra in Dio la persona di cui fidarsi e a cui abbandonarsi come un figlio verso il Padre, fiducioso della sua bontà misericordiosa e del suo amore incondizionato verso tutti i suoi figli.   

Lo Spirito, impronta e immagine riflessa dell’anima, dopo la morte ritornerebbe alle origini, a Dio creatore, e come tale verrebbe giudicato secondo le scelte e le azioni operate dall’uomo durante la sua vita terrena. Che sia lo Spirito a tornare a Dio, lo confermano in larga parte le Sacre Scritture. Ad esempio Paolo afferma “Si seppellisce un corpo materiale, ma risusciterà un corpo animato dallo Spirito” (1 Tes, 44)  L’evangelista Luca mette in bocca a Gesù, prima di spirare sulla croce, le seguenti parole: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46)

 

DOPO LA MORTE

 

Credere nella risurrezione dei morti è stato un elemento essenziale della fede cristiana fin dalle sue origini. Come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto ed egli li risusciterà nell’ultimo giorno.Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: con la morte, il corpo dell’uomo cade nella corruzione mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della Risurrezione di Gesù (997 CCC). Il modo in cui avviene la Risurrezione supera la nostra immaginazione e il nostro intelletto: è accessibile solo alla fede (1000 CCC). La vita eterna inizierà subito dopo la morte, essa non avrà fine. Sarà preceduta dal giudizio particolare per ognuno di noi ad opera di Cristo, giudice dei vivi e dei morti, e sarà sancita dal giudizio finale (207 CCC).

La morte sancisce la fine del pellegrinaggio terreno. La morte è la fine del tempo della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo.
Con la morte la nephes –l’anima- si spegne, il bashar –corpo- cade nella polvere (corruzione), la ‘ruach’ -l’energia vitale (spirito)- si separa dal corpo e va incontro a Dio, rimanendo in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Secondo Paolo l’uomo è sempre un’esistenza corporea e tale rimane anche nel mondo della risurrezione. Ma, se già può sembrare difficile pensare che dopo la morte la vita della persona umana continui in un modo o in un mondo spirituale, rimane difficile credere che questo corpo possa risorgere per la vita eterna. Come ciò avverrà? Il modo in cui avverrà la risurrezione dei corpi supera la nostra immaginazione e il nostro intelletto ed è accessibile solo alla luce della fede. Quando ciò avverrà? Solo il Padre ne conosce l’ora e il giorno. 
Molti uomini fanno della loro morte la distruzione della loro individualità, ostinandosi a non vedervi il punto di collegamento con ciò che dura in eterno. Per il cristiano, che unisce la propria morte a quella di Gesù, è come andare verso di lui ed entrare nella vita eterna.
La concezione cristiana non parla d’immortalità dell’anima che con la morte si separerebbe dal corpo terreno e continuerebbe a sopravvivere senza di lui (Platone). Secondo Paolo, l’uomo è sempre un’esistenza corporea, e come tale rimane anche nel mondo della resurrezione. L’uomo entra nella morte passando attraverso il mistero della tramutazione, da una forma vita sovra terrena ad una nuova vita, una nuova nascita a rappresentare la condizione necessaria per il suo ingresso nella realtà divina, a patto che l’uomo vi consente e vi cooperi. Morire in Dio non significa affatto separazione dell’anima dal corpo. Con la morte l’essere non è annientato, la vita non viene tolta, ma trasformata nella dimensione di Dio, un luogo in cui lo spazio e il tempo sono assorbiti nell’eternità e non hanno più alcuna rilevanza.
Il Nuovo Testamento parla del giudizio finale a cui ciascuno sarà sottoposto in rapporto alle sue opere e alla sua fede, nella retrospettiva dell’incontro finale con Cristo nella sua seconda venuta, dove si manifesterà il bene che ognuno ha compiuto (o avrà omesso di compiere) durante la sua vita terrena. Sulla base delle sue libere scelte di vita l’uomo potrà meritare o no la sua partecipazione alla vita divina. Dio non condanna l’uomo solo per il mero fatto di avere commesso un peccato mortale, Dio è misericordioso con i peccatori, e per questo il giudizio di condanna sarà emesso solo per coloro che si autoescludono dal suo perdono, cioè da quelli che, nella loro superbia, non vogliono pentirsi dei loro peccati. Dio non può salvare colui che non vuole pentirsi. Questo è il gran mistero: è il modo come Dio rispetta la libertà della persona. Gli uomini che non conoscono Cristo saranno giudicati nelle ombre della loro coscienza, essi potranno accettare o rifiutare la grazia offerta da Dio.
Il giudizio finale avverrà alla fine dei tempi, con il ritorno glorioso nella Parusia di Cristo, che dimostrerà come la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte. Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati vivono per sempre con Cristo e avranno raggiunto il fine ultimo rappresentato dallo stato di felicità suprema e definitiva. Quando sarà al cospetto di Dio, l’uomo avrà davanti a sé la Verità, la Bontà e la Bellezza infinite, nel suo gioire in Dio non desidererà  né avrà bisogno più di altre cose.



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