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Giovedì 23 Novembre 2017 - Aggiornato alle 20:23 - Utenti collegati 660
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > I Vangeli Apocrifi - la formazione del canone




 

 

Il tragico evento della condanna a morte di Gesù e l’esperienza della sua Resurrezione, attestata dalle apparizioni, avrebbero provocato il sorgere in Gerusalemme delle prime comunità cristiane, fondate sul “kerygma” della salvezza nel nome della persona di Gesù. Gruppi diversi di seguaci di Gesù, però, avrebbero dato vita, in Galilea, Gerusalemme e in altre località della Palestina, a immagini diverse del maestro subito dopo la sua morte. Lentamente alcuni di questi gruppi avrebbero assunto una preminenza sugli altri e i loro scritti si sarebbero imposti nelle celebrazioni rituali. Da ciò si può desumere che la diversità delle immagini di Gesù sarebbe dunque originaria, corrispondente alla varietà dei primi gruppi cristiani; l’unità sarebbe stata raggiunta solo più tardi, verso la fine del secondo secolo. Dallo sviluppo di questa comprensione di fede sarebbero nati i così detti “Vangeli Canonici”, saldamente ancorati al valore salvifico della morte e risurrezione di Gesù, a cui si aggiungeva il ricordo della sua predicazione.
Canonico è un termine derivato dalla parola greca “canone”: significa catalogo o regola, norma. Pertanto si dissero “canonici” gli scritti che erano stati accolti nel catalogo delle Sacre Scritture, perché ritenuti ispirati da Dio, e quindi potevano essere considerati a guida della fede cristiana. La formazione del canone neotestamentario risponde all’esigenza insopprimibile di indicare gli orientamenti teologici, le regole di fede e gli indirizzi religiosi essenziali all’interno delle comunità cristiane primitive. Solo in seguito avrebbero cominciato a sorgere interpretazioni divergenti dal “kerigma” primitivo. La diversità di orientamento del cristianesimo nascente sarebbe, quindi, un fenomeno tardivo e successivo al “kerygma” originario. I Vangeli Apocrifi esprimerebbero la nascita d’interpretazioni della figura di Gesù certamente in opposizione ai Vangeli Canonici.
Spesso si suole affermare che la “formazione del canone” ha rappresentato un arbitrio della chiesa delle origini, che è stato il potere ecclesiastico a dare vita al canone per ragioni puramente ideologiche e politiche. Il punto nodale del problema sta nella separazione della nuova religione dalla sua matrice giudaica. Alla fine del secondo secolo, quando il processo di formazione del canone neotestamentario è sostanzialmente compiuto, la separazione della nuova religione dalla sua matrice giudaica è certamente avvenuta. La polemica antigiudaica è sempre più accesa, è radicata la convinzione che con l’avvento del Vangelo e della chiesa di Gesù la legge mosaica ha perso il suo valore, il popolo giudaico non ha più privilegi e la Scrittura stessa va spiegata in maniera nuova. Si potrebbe quindi supporre che, nel dar vita alla formazione del canone del Nuovo Testamento, la Chiesa sia stata guidata realmente da motivi ideologici e politici, fondati su basi antigiudaiche. Effettivamente, una polemica antigiudaica si avverte in Paolo, come nei Vangeli di Matteo e Giovanni. Anche alcuni dei Vangeli Apocrifi mostrano un orientamento decisamente antigiudaico, ma le differenze tra vangeli apocrifi e canonici sono sostanziali, sia dal punto di vista letterario che teologico. Non si può sostenere che sia stato un orientamento antigiudaico a determinare la scelta dei testi canonici. Molti studiosi, infatti, sostengono addirittura il contrario: la scelta è stata animata effettivamente da motivi religiosi, ma nell’intento di difendere la tradizione giudaica, tant’è vero che anche i libri del Vecchio Testamento entrano a far parte nel Canone a pieno titolo, e in molti di essi è annunciata la figura di Gesù.

 



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