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Giovedì 23 Novembre 2017 - Aggiornato alle 20:23 - Utenti collegati 617
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > Il comportamento di Gesù - il ruolo della donna




 

 

Il comportamento di Gesù descritto nei Vangeli è deviante rispetto ai valori fondamentali della società in cui egli si muove ed il suo ritratto sfugge a qualsiasi schema o modello di vita religiosa a lui contemporanea. Gesù proclamava una dottrina che affermava la necessità di amare anche i propri nemici, vietando perfino di difendersi. Celava la sua vera identità di Messia e Figlio di Dio per timore di suscitare fanatismo delle folle, raccomandava prudenza per non eccitare l’entusiasmo patriottico e sceglieva la via dell’amore passante attraverso l’umiliazione e la sofferenza. Gesù attribuiva alla povertà e all’umiltà valori moralmente positivi, addirittura esaltava la povertà come un bene, al punto da definire i poveri beati. Poneva la sua potenza nella debolezza, la sua vittoria nel fallimento della croce, la sua speranza nell’ignavia degli uomini. Al contrario del mondo giudaico dove la povertà era considerata come il segno di scarsa benevolenza divina, la persona umile era disprezzata, considerata ignobile e di scarso valore. Gesù, inoltre, ostentava un atteggiamento positivo verso due realtà svalutate dal giudaismo: le donne e i bambini. Il giudaismo, infatti, si rivelava come una religione di uomini, in sintonia con il mondo pagano antico (da Socrate a Platone, da Euripide a Pitagora, a Cicerone etc...) e con la cultura maschilista risalente all’epoca dei Patriarchi. Anche se nel racconto della creazione la donna era stata creata uguale all’uomo, l’evoluzione degli usi e costumi della vita sociale ebraica assegnavano un ruolo marginale alla donna, o peggio ancora il ruolo di “oggetto”. Talvolta era considerata anche come creatura impura da guardare con diffidenza. Tenuta in una condizione d’inferiorità sociale, non le era riconosciuto alcun diritto, salvo quello di essere nata per mettere al mondo e allevare figli. Totalmente subordinata al marito, era soggetta al ripudio a cui aveva diritto solo l’uomo. Gesù, non accettando questa predominanza di ruoli, si erge a difesa della dignità e dei diritti della donna. Spazzando via una delle cause principali dell’emarginazione, ossia la mentalità che il compito sociale della donna fosse quello di essere solo sposa e madre, Gesù opera un’autentica rivoluzione a favore della donna. Infatti, a differenza della prassi rabbinica, Gesù ama circondarsi di donne che sono incluse al suo seguito itinerante, s’intrattiene pubblicamente e guarisce donne pagane; si fa seguire anche da ex-prostitute, vilipese dalla società come personificazione del peccato; non esita a guarire donne ritenute impure secondo le norme rituali giudaiche; sgrida Marta a non affannarsi ad occuparsi delle faccende domestiche (un dovere nel mondo ebraico) e la invita invece a prodigarsi all’ascolto della ‘Parola di Salvezza’. Permette a Maria di Magdala e alle altre discepole di seguirlo e servirlo durante la sua attività apostolica; esse non lo abbandonarono neanche nelle ultime ore più tragiche della sua vita mortale. L’apice sarà raggiunto quando, all’alba della Pasqua, riserva l’onore di prime testimoni della sua Risurrezione proprio ad alcune donne, smentendo così la norma della cultura del mondo giudaico che non ha riconosciuto alcun valore alla testimonianza femminile. Anche nei riguardi dei bambini Gesù infrange la mentalità del tempo che tendeva ad escluderli dalla vita comunitaria. Gesù, incurante ancora una volta delle regole del tempo, non solo non scaccia i bambini secondo l’uso comune, ma sgrida duramente i discepoli che li vogliono allontanare; con rovesciamento radicale dei valori, li addita addirittura ad esempio, richiamando gli adulti alla necessità di ridiventare come bambini per potersi aprire alla conversione e all’accoglienza del Regno di Dio.



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