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Sabato 18 Novembre 2017 - Aggiornato alle 15:50 - Utenti collegati 699
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > Gli Evangelisti - Il Vangelo di Giovanni




 

 

 

GIOVANNI è ritenuto autore del “Quarto Vangelo”, un’opera eterogenea e alquanto controversa, probabilmente redatta attraverso più stadi. La tradizione ha identificato in Giovanni il figlio di Zebedeo, il discepolo prediletto di Gesù, spesso citato nei quattro Vangeli, che si identificherebbe con Giovanni Apostolo, uno dei Dodici che seguì Gesù in tutto il suo ministero fino ai piedi della croce, dove ricevette in consegna sua madre. Lo stesso evangelista Giovanni s’identifica come il discepolo prediletto da Gesù e, al contrario degli altri tre Vangeli che non contengono alcuna descrizione diretta dei loro autori, egli suggella in più passi della narrazione l’autenticità del suo Vangelo nelle qualità di testimone oculare dei fatti raccontati. Ma di fronte ad una struttura tanto complessa gli studiosi stentano a credere che un umile pescatore del lago di Galilea abbia potuto raggiungere un livello teologico così alto sul mistero di Cristo. Dalla testimonianza del vescovo di Gerapoli, Papia, morto nel 120 d.C. apprendiamo dell’esistenza ad Efeso di una scuola giovannea, fondata dal ‘discepolo prediletto’ di Gesù, dove predominava in modo indiscusso l’autorità di un certo ‘presbitero Giovanni’. Per questo qualcuno ha anche ipotizzato la sovrapposizione delle due figure. Probabilmente il ‘presbitero Giovanni svolse una funzione essenziale nella stesura definitiva del vangelo, considerandosi l’erede del figlio di Zebedeo.
L’opera, certamente maturata lungamente negli anni, è stata redatta da Giovanni nella vecchiaia con il possibile apporto di qualche suo discepolo nella stesura definitiva. È ipotizzabile che Giovanni, avanti negli anni, di fronte alle minacce esterne cui andava incontro la comunità giudeo-cristiano, sia stato spinto dai suoi stessi discepoli a mettere per iscritto la parte essenziale della sua catechesi e che, alla fine dello scritto, coloro i quali lo assistevano nella redazione abbiano apposto a guisa di sigillo una dichiarazione finale d’autenticità: «Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera» (Gv. 21,24). Il capitolo 21 riporta l’apparizione di Gesù in Galilea con la riabilitazione di Pietro. Verosimilmente è stato aggiunto da un secondo redattore in un periodo successivo alla sua morte. Rende onore alla testimonianza del discepolo amato.
L’autore dichiara le sue intenzioni nel Cap. 20, 30: “Aiutare il lettore a credere che Gesù è il Messia e il Figlio di Dio”. Giovanni scrive a distanza di circa sessanta anni dopo la morte di Gesù. La data di composizione è incerta, dovrebbe collocarsi intorno agli anni 90-100 d.C. La lingua, un greco elementare, e lo stile denotano un’origine palesemente giudaica, anche se nel testo si trovano risonanze provenienti dalla cultura greca (basti pensare al “logos” del prologo). Difatti, secondo l’antica tradizione, l’evangelista Giovanni avrebbe scritto il suo Vangelo ad Efeso, metropoli dell’Asia Minore, dove si era costituita una comunità cristiana. Nonostante la distanza che separa la redazione del Quarto Vangelo dal vissuto di Gesù, dalla narrazione emana un gran senso di veridicità e d’autenticità. Dal rinvenimento di papiri egiziani del II° sec., che riportano testi di Giovanni, si dimostra che all’ epoca il vangelo di Giovanni era già diffuso nel medio Egitto. Altri ritrovamenti di manoscritti appartenenti alla comunità degli Esseni, rinvenuti a Qumran presso il Mar Morto, hanno dimostrato molte affinità letterarie con il linguaggio e lo stile letterario del Quarto Vangelo, come i dualismi “luce e tenebre”, “verità e menzogna”, “spirito e carne”.
È il Vangelo su cui si è sempre dibattuto dai primi tempi della Chiesa ad oggi, ed è tuttora oggetto di controversie interpretative a motivo della sua apparente disorganicità strutturale causata, non tanto dalla mancanza di uno schema ben preciso, quanto dalla presenza nel testo di ripetizioni e di frammentarietà letteraria. A causa della forma slegata, è spesso difficile rintracciare nel testo una visione unitaria del pensiero teologico dell’evangelista Giovanni, ed intuirne le occulte connessioni. Non poche difficoltà, inoltre, si pongono per capire la successione secondo cui sono ordinati alcuni capitoli e la posizione fuori contesto di alcuni versetti. Ma, nonostante ciò, la ricchezza simbolica contenuta nel Vangelo di Giovanni porta ad una lettura di alta teologia che non ha pari in altri scritti del Nuovo Testamento.È probabile che tutto questo scaturisca dal modo in cui è stato composto ed edito il libro. Ad una successione d’episodi costruiti senza troppo rigore, si associa il suo messaggio teologico che scaturisce dal confronto fra Gesù e il mondo da una parte, e la difficile comprensione dei credenti dall’altra.Il suo procedere sentenzioso e solenne infonde a tutto il discorso un’arcana maestosità che colpisce il lettore fin dall’inizio dello scritto, col “prologo”: un piccolo capolavoro teologico-letterario, in cui l’evangelista Giovanni proclama l’identità dell’uomo-Gesù non solo con il Messia ebraico ma perfino con l’eterno “lógos” divino, che non è solo la Parola di Dio rivelatasi nella creazione e nella storia, ma “Parola-che-è-Dio”: persona divino-umana dell’unigenito Figlio di Dio che si è fatto carne, cioè uomo.
E’ opinione comune che il quarto vangelo abbia subito l’influsso delle correnti della cultura contemporanea all’autore del IV vangelo, anche se palesemente il suo pensiero teologico si radica nel giudaismo palestinese, peraltro di già influenzato dalla penetrazione della cultura greca. La maggior parte degli studiosi oggi concorda nel ritenere che lo sfondo principale del pensiero giovanneo fu il giudaismo palestinese che affonda la sua riflessione nell’A.T., ripensato da Giovanni alla luce dell’evento Cristo che rappresenta il punto di convergenza e il centro del suo vangelo. Una caratteristica peculiare che emerge dal vangelo di Giovanni è il continuo confronto tra Gesù e il giudaismo. Non mancano gli spunti polemici contro i “giudei”, un termine riferito alle guide spirituali del popolo d’Israele ostili a Gesù e responsabili della sua condanna a morte.
I primi destinatari del quarto vangelo sono i membri della “comunità giovannea” che avevano bisogno di essere confortati e rafforzati dalla fede in Gesù Cristo, a motivo delle divisioni interne e delle persecuzioni da parte dei giudei. L’evangelista in effetti intendeva rivolgersi a tutti i cristiani provenienti dal paganesimo e dal giudaismo. Giovanni ha cercato di penetrare i vari strati della società contemporanea adattando il suo pensiero alle diversità delle loro culture, cercando di presentare nella migliore luce possibile il verbo incarnato inviato da Dio nel mondo per la salvezza di tutti gli uomini. Questo gli ha consentito di redigere un ‘vangelo aperto in molte direzioni’ come risposta ai problemi e alle istanze culturali del suo tempo.   
È noto che il Quarto Vangelo rappresenta un’opera complessa in cui è molto difficile scoprirvi un filo conduttore narrativo. Per questo motivo gli studiosi tentano da sempre di apportare chiarimenti al testo di Giovanni per spiegare il significato di alcuni pezzi che sembrano senza legame con il contesto. Neanche è da escludere l’ipotesi che l’opera originale abbia subìto aggiunte e ritocchi in epoche successive.
Con Giovanni si chiudeva l’era apostolica dei primi testimoni.



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