Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Giovedì 23 Novembre 2017 - Aggiornato alle 14:53 - Utenti collegati 917
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > Gli Evangelisti - Il Vangelo di Luca




 

 

 

LUCA, autore del Terzo Vangelo, non fu un discepolo di Gesù. Siriano d’origine pagana, persona colta, di cultura e lingua greca. Convertitosi in Antiochia verso il 43 d.C., abbracciò con entusiasmo la fede cristiana. La tradizione ha attribuito a Luca il titolo di medico di professione, e che fu aiutante e discepolo di Paolo al suo fianco nel terzo viaggio missionario. Ma gli studiosi notano che dalla sua opera non traspaiono elementi per dedurre che fosse un medico. La data di composizione del suo Vangelo è da porsi intorno agli anni 75-85 d.C., comunque dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme (70 d.C.), epoca in cui circolava il Vangelo di Marco, già accolto con entusiasmo dalla comunità cristiana romana. Luca fu autore anche degli “Atti degli Apostoli” che originariamente formavano, probabilmente, un unico scritto con il suo Vangelo. Luca scrive per una comunità di cristiani provenienti dal paganesimo. Scrittore di grande talento, ha condotto la sua opera in modo originale inserendola nel contesto degli avvenimenti storici del suo tempo, preoccupandosi di dare uno schema e un ordine alla narrazione. Luca dimostra di conoscere molto bene la lingua greca comunemente parlata in tutto il bacino del mediterraneo. Il Vangelo di Luca è stato da sempre apprezzato per l’impronta tipicamente narrativa e per lo stile vicino al nostro linguaggio, ma anche, e soprattutto, per aver saputo comporre il suo vangelo con brani per certi versi del tutto originali, inserendo nella narrazione episodi tra i più suggestivi e passi di grande rilevanza teologica, come l’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus, o alcune parabole incomparabili come quelle del figlio prodigo e del buon samaritano, considerate le perle del Vangelo. Per molti aspetti il Terzo Vangelo presenta lo stesso schema generale dei primi due e si presenta costruito ed elaborato con cura. Luca utilizza buona parte del materiale che si trova in Matteo, ma soprattutto in Marco, seguendone a grandi linee lo schema narrativo e cronologico dei fatti, posto che, rispetto a quest’ultimo, vanno rilevate trasposizioni, omissioni ed episodi inediti desunte dalla fonte “Q” o da altre fonti proprie scritte e orali. Nel momento in cui stava per scomparire la generazione degli Apostoli e dei primi testimoni oculari, Luca comprende che i credenti hanno bisogno di una solida documentazione sugli avvenimenti centrali che riguardano la fede in Gesù Cristo. Egli fa allora accurate ricerche tra le memorie più sicure del suo tempo, proponendo a sostegno il suo Vangelo. Alla pari di numerosissimi scrittori greci apre il suo Vangelo con un prologo indirizzato ad un certo Teofilo, probabilmente un personaggio insigne del tempo. Egli si presenta nelle vesti di storico e scrittore religioso; è un narratore dalle sicure risorse letterarie. Indubbiamente, appare l’interprete di un Vangelo più accessibile nel linguaggio rispetto a quello degli altri evangelisti. Nell’integrità dell’opera, Luca porta a compimento il suo disegno storico e teologico sulla vita e la missione di Gesù. Dal confronto con gli altri Vangeli risulta che Luca, più che uno storico, è l’evangelista che grazie alle molte fonti di cui disponeva elabora sapientemente una narrazione ordinata e continua della vicenda terrena di Gesù, riuscendo ad imprimere al suo Vangelo un’impronta unitaria sotto il profilo teologico. Per raggiungere questo obiettivo non esita ad inventare liberamente scene efficaci, mostrando indifferenza per un’esatta posizione topografica o per una fedele collocazione cronologica dei fatti narrati nel suo Vangelo. Gli elementi topografici e cronologici sono considerati dall’evangelista marginali e di secondaria importanza, fungono semplicemente da cornice redazionale. Luca fa convergere i vari tasselli caratterizzanti la vita di Gesù verso Gerusalemme, la meta decisiva e il luogo posto al centro della sua missione. La storia che Luca vuole presentare è, in effetti, una “storia sacra” indirizzata a dimostrare il significato di quegli avvenimenti storici alla luce della fede in Cristo.
Il cammino verso Gerusalemme è la parte più originale della costruzione del Vangelo di Luca, rappresenta l’elemento unificatore dell’opera lucana: inquadra il ministero di Gesù in un movimento ascensionale che dalla Galilea lo porta a Gerusalemme. L’evangelista rappresenta un “viaggio” che assume un significato prettamente “ecclesiale”, un viaggio che non è mai descritto esattamente nel suo reale svolgimento spazio-temporale. Gerusalemme più che un luogo topografico rappresenta la “città santa”, la meta finale del cammino di Gesù, il centro della storia della Salvezza, dove troveranno compimento le promesse e quanto previsto dalle Scritture. Nel cammino verso Gerusalemme Luca colloca quei temi che più gli sono cari e che ai suoi occhi meglio raffigurano il volto di Cristo: l’amore, la gioia, la povertà, il distacco dai beni materiali. Per l’evangelista, il viaggio diventa un pretesto teologico-letterario per dare la possibilità a Gesù di esporre la sua dottrina e di spiegare i motivi della sua venuta sulla terra, intrattenendo dialoghi e dando istruzioni. Sono suoi interlocutori i discepoli, gli amici, le folle, ed anche i suoi avversari, gli Scribi e i Farisei. Gerusalemme è la meta, il luogo del compimento della sua opera di salvezza, il teatro d’azione dove terminerà la sua missione con la passione, morte e risurrezione. Con il suo Vangelo, Luca annunzia la buona novella della bontà e della misericordia, e intende dimostrare che il compimento della missione terrena di Gesù rappresenta l’attuazione della volontà di Dio. Nella figura di Gesù, Luca ha proiettato tutte le caratteristiche dell’uomo ideale: “Gesù” è il Signore Figlio di Dio, è l’inviato da Dio, è “il Salvatore” di tutti gli uomini; è “il Maestro” di vita con tutte le sue esigenze, ma anche con la sua bontà accogliente; è “il Profeta” per eccellenza guidato dallo Spirito di Dio che annunzia la rivelazione della misericordia salvifica di Dio al mondo intero per la liberazione dal peccato dell’uomo che, schiavo delle forze del male, deve lottare continuamente contro la potenza del loro inganno. Gesù è il benefattore e capo della nuova umanità fondata sulla giustizia e sull’amore; è il capolavoro della bontà divina, pieno di amore verso i poveri, gli umili e gli emarginati, misericordioso verso i peccatori e i pagani. Nell’ultima sezione del Vangelo di Luca spicca, nel corso dell’ultima cena, il discorso d’addio di Gesù costruito sul modello dei “testamenti” che la tradizione vetero-testamentaria e giudaica amava collocare sulla bocca dei grandi protagonisti nel momento della loro dipartita. Qui, particolare risalto assumono i temi cari all’evangelista Luca: il perdono e la preghiera. Gesù spira perdonando i suoi nemici e prega per i suoi aguzzini; invoca al Padre l’attenuante per la loro ignoranza. Al centro del racconto della risurrezione spicca l’episodio originale dei discepoli di Emmaus, carico di ricchezza simbolica, che raggiunge il suo culmine nel riconoscimento del Risorto al momento di spezzare il pane.
        Il Vangelo di Luca termina con l’evangelizzazione rivolta a tutti i popoli, quasi ad anticipare il tema del suo secondo volume, gli “Atti degli Apostoli”.



Notizia letta: 1176 volte
 
Commenta la notizia
 
 0 commenti