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Martedì 21 Novembre 2017 - Aggiornato alle 22:45 - Utenti collegati 619
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > Gli Evangelisti - Il Vangelo di Matteo




 

 

 

 

MATTEO, Discepolo di Gesù, faceva parte del collegio dei Dodici. Autore esperto della dottrina dei Maestri e della Legge mosaica, era un letterato ebreo convertito al cristianesimo. Dall’analisi del vangelo di Matteo si evince che l’autore ha frequentato a lungo i circoli rabbinici. Pur rivolgendosi con grande animosità e durezza alle guide spirituali giudaiche, per la loro ostinata opposizione alla predicazione di Gesù, non sembra che l’autore abbia mai rinnegato le sue radici ebraiche. Il Vangelo è rivolto ai primi Cristiani d’origine ebraica convertiti dal giudaismo. L’evangelista si fa carico delle difficoltà che si erano determinate nei confronti dei giudeo-cristiani emarginati e perseguitati per aver aderito alla nuova dottrina del cristianesimo.
L’antica tradizione ecclesiale ha sempre considerato quello di Matteo il primo Vangelo, ma la critica storica ha stabilito che effettivamente il vangelo di Marco è il più antico. L’opera originaria, nota dalle testimonianze di Papia, Ireneo e Origene, è andata perduta. Probabilmente fu composta negli anni 50 d.C. in lingua ebraica (aramaica), la lingua comune in Palestina ai tempi di Gesù. Si presume che la Chiesa primitiva, riconosciuta l’autorità della catechesi di Matteo, avrebbe autorizzato una traduzione-rielaborazione intorno all’80 d.C., cioè nel periodo in cui erano già apparsi i Vangeli di Marco e Luca. Il traduttore, nell’intento di imprimere un’uniformità letteraria a tre documenti che fondamentalmente rispecchiavano un unico messaggio, eseguì una rielaborazione del testo di Matteo utilizzando probabilmente diversi stilemi che già caratterizzavano i due precedenti Vangeli. Gli studiosi affermano che il Vangelo di Matteo segua nelle linee generali la trama di Marco, di cui ne riporta interamente la struttura completandola con materiale desunto dalla cosiddetta fonte “Q”. Il testo pervenutoci è solo quello in lingua greca.
Lo stile letterario e il vocabolario di Matteo lascia trasparire chiaramente non solo l’origine e la mentalità tipicamente giudaica dell’autore, ma anche il suo attaccamento alle scritture tradizionali ebraiche. Matteo però è fermamente convinto che solo in Cristo si sono attuate tutte le promesse profetiche. L’evangelista Matteo spicca per sistematicità ed interesse catechetico. Il suo racconto fondamentalmente non è di natura storico-biografico ma prettamente teologico, didattico ed ecclesiologico, tanto che quello di Matteo è stato definito dalla critica “il vangelo del catechista”. Nella Chiesa antica il vangelo di Matteo ha sempre occupato una posizione privilegiata per la ricchezza espositiva degli insegnamenti di Gesù ed una sufficiente completezza sul piano narrativo.
Sotto il profilo storico e letterario, dalla narrazione di Matteo emergono con forza la delusione e le tensioni nei riguardi della maggior parte dei giudei che avevano rifiutato il Vangelo e la figura di Cristo. I provvedimenti discriminatori assunti dal giudaismo ufficiale contro i giudei-cristiani hanno indotto Matteo a mettere in bocca a Gesù i rimproveri più aspri e le invettive più veementi contro le guide religiose giudaiche. Da questo punto di vista il vangelo di Matteo assume una intonazione fortemente anti-giudaica.
Sul piano teologico i due grandi temi affrontati dall’evangelista Matteo sono :
1°) la figura centrale di Gesù, il Cristo e Figlio di Dio; 2°) la Chiesa, quale mandato missionario affidato ai discepoli per l’evangelizzazione di tutti i popoli della terra. Matteo rivela un’attenzione particolare nel raccordare la figura di Gesù all’Antico Testamento, riconoscendovi il Messia promesso e atteso. Nel suo Vangelo è pienamente descritto il Progetto di Salvezza di Dio che confluisce e si conclude nella persona di Gesù. La narrazione di Matteo mira a mettere in evidenza il significato salvifico della missione di Gesù, a dimostrazione che egli è veramente il Messia predetto dai profeti e atteso dal popolo d’Israele, venuto sulla terra a portare a compimento le Scritture. Matteo si sforza di interpretare gesti e parole di Gesù, che per l’evangelista rappresenta non solo il Maestro dai tratti maestosi e divini, superiore allo stesso Mosè, ma il modello del concepimento escatologico del progetto di Dio: Gesù è il Messia, il figlio di Davide che impersona l’obbedienza esemplare alla volontà di Dio; è il Salvatore, colui che porta a compimento l’Antico Testamento, non solo come Legge ma come promessa di salvare l’uomo dal peccato. Matteo è toccato profondamente dal dramma del rifiuto del suo popolo, Israele, che non lo riconobbe: un rifiuto che diventa separazione e sradicamento. Ora, la buona novella, cioè l’annuncio del Regno dei cieli, può e deve essere fatta anche ai pagani. L’espressione “Regno dei cieli”, che troviamo solo in Matteo, probabilmente riproduce la formula usata in aramaico sorta dalla preoccupazione rabbinica di evitare l’impiego del nome di Dio. L’espressione “Regno dei cieli”, il cui avvento dovrà ristabilire e riconoscere la sovranità di Dio, è dunque l’equivalente di “Regno di Dio” che è la sola usata dagli altri evangelisti. L’unità interna del Vangelo di Matteo va ricercata nella preoccupazione da parte dell’evangelista di mettere in evidenza la continuità del messaggio proclamato da Gesù con il Vecchio Testamento, che cita ben settanta volte. Con ciò l’evangelista non intende soltanto sottolineare la validità perenne delle Scritture, ma anche ribadire la continuità della storia della Salvezza che trova compimento e piena attuazione nella persona di Gesù, presentato come il nuovo Mosè venuto a sostituire l’antica legge della Toràh con il Vangelo.
Il materiale evangelico relativo all’insegnamento del maestro è raccolto e sistemato da Matteo in una cornice armonica di “cinque celebri grandi discorsi” nei quali risuona la voce del Signore che autorevolmente si rivolge alla sua comunità indicandole il cammino che deve seguire. Intorno a questi cinque discorsi, dai contenuti prettamente etico-catechistici - “discorso della montagna”, “discorso missionario”, “discorso in parabole”, “discorso ecclesiale”, “discorso escatologico” -, si sviluppano le sezioni narrative descriventi i fatti e i miracoli di Gesù che mettono in risalto le sue parole indirizzate all’incontro di salvezza nella fede. Essi richiamano il credente a riconoscere nell’incontro con Cristo la sua attuale possibilità di salvezza.
Matteo termina il suo scritto rivolgendosi alla sua Chiesa, rappresentata dalla comunità dei discepoli, cristiani provenienti dall’ebraismo. È l’unico evangelista che impiega la parola “Chiesa” quale istituzione, non già rivolta ai soli Giudei che non avevano riconosciuto Gesù, ma aperta a tutte le genti, pagani compresi. La istruisce per formare il vero popolo di Dio: una condizione indispensabile per rendere concreta la relazione del credente con il suo Signor Gesù e per produrre i frutti che Dio attende.



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