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Martedì 21 Novembre 2017 - Aggiornato alle 22:45 - Utenti collegati 485
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > La lettera di Papa Francesco al giornale Repubblica ... Continua




 

 

Sono rimasto molto perplesso di fronte alla dichiarazione di Papa Francesco sul giornale Repubblica, in cui afferma testualmente "la questione per chi non crede in Dio sta nell´obbedire alla propria coscienza... Ascoltare e obbedire ad essa significa decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male". Espresso in questi termini il concetto si presta a grossi equivoci perché fornisce un “alibi perfetto” a chi, all´interno del suo ateismo, possa dire "ho agito secondo la mia coscienza e quindi, non solo Dio mi perdona, ma anche mi salvo". Sicuramente ciascuno di noi nel compiere un’azione o nell’intraprendere una decisione è convinto, in buona fede, di stare nel bene e nel giusto. Ma è anche vero che se non ci si confronta con l´insegnamento del Vangelo, quella rimane sola una propria convinzione e nulla di più. La mia personale formazione biblica mi porta ad affermare che le parole che scaturiscono dalla coscienza dell’uomo vanno misurate con la ‘Parola’ di Dio per conoscere dove sta la ‘Verità’, altrimenti tutti dicono la sua e tutti hanno ragione, e nessuno può capire cosa per Dio è giusto e cosa  è sbagliato. Leggendo, infatti, alcune reazioni e commenti a questa frase del Papa, qualcuno giustamente ha commentato che per assurdo anche Hitler e Stalin, due criminali contro l’umanità, agivano secondo la (loro) coscienza ed erano convinti di operare il bene. Questo significa che Dio li ha perdonati? Non credo proprio! 

Papa Francesco, a mio avviso, non intendeva riferirsi ad una coscienza plasmata da interessi umani o personali, ma alla “coscienza” intesa in “senso biblico”, cioè alla coscienza di ogni uomo che, per essere in sintonia con Dio, deve confrontarsi con le Sacre Scritture e deve essere guidata dai principi etico, morali e religiosi che scaturiscono dai Vangeli.
Così formulata la frase di Papa Francesco ha ingenerato un grosso equivoco e l’illusione di un’apertura incondizionata della Chiesa a tutti i non credenti. Così, infatti, Repubblica titola e commenta la frase del Papa: Dialogo aperto con i non credenti “Dio perdona chi segue la propria coscienza”.
 
A mio avviso è doveroso un chiarimento e un’immediata precisazione da parte della Chiesa.
 
                                                                                  Antonio Caruso



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 6 commenti
La lettera di papà Francesco
26/09/2013 | 22.58.13
Orazio

Certamente questo Papa rimarrà nella storia .È un Papa di ristrutturazione della Madre Chiesa un Papa di Aperture ,un Papa che si fa guidare molto dallo spirito santo, un Papa verso i poveri. la povertà non è solo parlando di soldi ma anche di fede .....sulla coscienza ho qualche dubbio ,io ho partecipato a delle catechesi e mi sono reso conto che non basta seguire la coscienza per seguire Gesù . io dicevo non ammazzo non faccio male a nessuno rispetto tutti , non mi confessavo non facevo eucarestia e mi sentivo cristiano. mi sono reso conto che il mio cuore non era saldo perché giudicavo mormoravo e questo non rientra nella legge di Gesù .la brava persona si può trovare anche in un ateo .un prete mi disse: Gesù la fede la donata ha tutti ma molti non sanno di averla .


Ateismo
19/09/2013 | 14.43.04
Giusi

Se sono ateo non giustificherò certo i miei comportamenti usando il perdono di Dio e la salvezza eterna. La parola del vangelo é spesso parola degli uomini, anche si tratta di testimonianza. Io penso proprio che la frase del Papa sia di apertura anche verso chi, come me, non crede. Apertura verso noi atei che spesso, voi che credete, usate vedere come peccatori. Di sepolcri imbiancati le chiese sono piene. Per una volta che un credente e per giunta rappresentante della chiesa dice una frase piena di significato si scatenano le ire degli erinni! Siamo alle solite.


Ottima osservazione
18/09/2013 | 9.46.24
Francesca

Anch´io credo che la frase in questione possa prestarsi a facili equivoci, giustificando chi, pensando di agire secondo la propria coscienza, in realtà agisce secondo altri fini. Il concetto andrebbe ulteriormente sviluppato e ampliato, delineando per lo meno cosa si intende in questo caso per «coscienza», una parola di uso comune ma in realta` particolarmente complessa e che quindi si presta ad infinite disquisizioni! La coscienza è oggettiva o soggettiva? Quali sono i valori di cui si nutre? Chi determina questi valori? La società, la cultura, il proprio io, il proprio credo...?
Inoltre, vorrei far notare come il titolo dell´articolo alimenti di proposito il possibile equivoco. Il Papa asserisce: «...la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell´obbedire alla propria coscienza». Il titolo dell´articolo pubblicato su Repubblica riporta solo parzialmente le parole del Papa, decontestualizzandole: ovviamente in questo modo fa più scalpore, riuscendo in tal modo ad attrarre l´attenzione del lettore sminuendo pero` la reale profondità del messaggio. Ma purtroppo questa è ormai la legge della (dis)informazione odierna...


17/09/2013 | 23.17.00
Simo

E´ vero,che la chiesa,come istituzione,ha perso,a mio avviso,credibilità nel predicare e nell´imporre al prossimo,la misura di ciò che è giusto e ciò che non lo è...Non sono poche le contraddizioni che la caratterizzano.Pertanto con Papa Francesco si spera di arrivare a creare un dialogo aperto e senza preconcetti tra tutti gli uomini.. Ma al di là di questo,penso siano state travisate le sue parole riguardo alla questione della coscienza,in quanto è impensabile che arbitrariamente ogni uomo possa decidere ciò che è giusto e ciò che non lo è,o discernere il bene dal male....
Rifarci a Gesù e al suo concetto d´amore,è l´unica fonte di discernimento!


17/09/2013 | 17.26.23
Elio

Sono d´accordo che anche un ateo eticamente sensibile, può comportarsi molto più cristianamente di tanti cristiani ma il punto è che tutti abbiamo una coscienza ma non tutti sono sensibili e umanamente evoluti, bisogna sempre confrontarsi con le parole del Vangelo per essere in linea con una vita Cristiana. Secondo me le parole del Papa possono legittimare chi ha una coscienza molto lontana dal Vangelo e dalla Chiesa.


Mah
16/09/2013 | 21.50.04
Antg

Stupisce la perentoria richiesta di "un´immediata precisazione" da parte della Chiesa, come se tale richiesta provenisse dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede... A ogni modo, la frase di papa Francesco è da salutare come una boccata d´aria fresca in una Chiesa teologicamente atrofizzata. Chi mastica teologia morale sa che gli stessi credenti devono sempre e comunque obbedire alla propria coscienza, anche se "erronea", cioè contraria al depositum fidei e al magistero consolidato, e le probabilità di prendere cantonate non sono minori che per un ateo. D´altra parte, un ateo, se eticamente sensbibile e munito di un umanesimo evoluto, può comportarsi molto più cristianamente di tanti cristiani "baciapile". E´ più discutibile quanto detto dal vescovo di recente, ossia che "la coscienza o è credente o non è". Quindi i non credenti, pur senza volerlo, non possono agire in modo "coscienzioso", anche eticamente conforme alla morale cristiana? Papa Francesco non ha stimolato alcun soggettivismo e autoassoluzionismo acritico. Sono utili al riguardo le parole di Chiavacci: "Se è vero che la fede in un Dio personale e trascendente governa inevitabilmente la morale del credente, non è vero che senza questa fede non vi possa essere vita o riflessione morale". Tutto qui.