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Giovedì 23 Novembre 2017 - Aggiornato alle 14:53 - Utenti collegati 760
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > La redazione dei vangeli - spirito e genere letterario ... Continua




 

 
 
Tutti e quattro gli evangelisti narrano i fatti di Gesù con suggestiva semplicità, evitando di farsi coinvolgere emotivamente nel racconto. Infatti non diffusero il Vangelo con propaganda strombazzate ma, come conveniva loro, con una predicazione fondata sull’umiltà e sulla certezza del valore salvifico della fede in Gesù Cristo. Pur utilizzando materiale largamente popolare, raccolto e messo per iscritto sulla base delle tradizioni orali, ogni evangelista presenta la figura di Gesù ciascuno secondo una propria angolatura teologica e una propria prospettiva spirituale. È indubbio che le loro intenzioni non sono rivolte solamente a far conoscere la figura di Gesù agli uomini del loro tempo, ma principalmente a diffondere e chiarire la fede in lui, e a difenderla dagli avversari. Per raggiungere tale scopo era necessario seguire la strada dell’obiettività e della veridicità. I redattori dei Vangeli, infatti, si sono basati su testimonianze vere e controllabili, animati dalla preoccupazione che i numerosi testimoni ancora vivi, che avevano visto e conosciuto Gesù, avrebbero potuto minare la base della Chiesa nascente se nel loro racconto si fossero allontanati, anche di poco, dalla verità.
         L’ipotesi di fede che gli evangelisti narrino una storia fondamentalmente autentica, quindi, non è senza ragione. Nonostante abbiano trasmesso un medesimo episodio in maniera diversa, inserendo la loro predicazione in un quadro storico, geografico e topografico talvolta impreciso, in modo e con ordine differente, risulta evidente che il loro unico e principale intendimento era quello di “presentare l’evento Gesù” e di “proclamare la sua divinità”. Le discordanze di dati storici non devono stupirci più di tanto perché gli evangelisti, pur attenendosi fedelmente a fonti diverse, non si preoccuparono di accordarle tra loro. Il loro unico e principale obiettivo era quello di “testimoniare il messaggio spirituale di Gesù”. Per questo non hanno ritenuto indispensabile, ai fini della fede, inquadrare la loro narrazione in una precisa cornice storica e cronologica. Tutto questo era anche da attenderselo, data la complessa genesi dei Vangeli: da elementi frammentari, amalgamati e raggruppati un po’ alla volta, prima in piccole sezioni, poi in raccolte più vaste, frutto di testimonianze trasmesse oralmente ed in modo isolato, non ci si poteva attendere una grande precisione sul piano della narrazione. Ciò spiega i numerosissimi casi in cui lo stesso gesto e la stessa parola di Gesù appaiono ripetute, talora in forme diversificate e a volte anche contraddittorie. Per questo motivo, ogni fatto o detto riferito dagli autori dei Vangeli non va interpretato come riproduzione rigorosamente esatta di ciò che è successo nella realtà di duemila anni fa.
Il diverso attingimento e il diverso uso del materiale tradizionale, sistemato secondo un proprio e originale piano teologico-strutturale, ha consentito ai quattro evangelisti di diversificare la narrazione sulla vita di Gesù, anche se non ha permesso loro di mantenere un’uniformità narrativa. Ma la pluralità espressiva nella testimonianza del messaggio evangelico ha consentito, in ogni caso, di arricchire i contenuti spirituali e teologici, adattandoli alle situazioni contingenti e alla fede viva del tempo, permettendo di cogliere la “buona notizia” di Gesù in una luce a largo respiro. È allora chiaro che sotto l’apparente disorganicità si nasconde un progetto mirabile e originale, espressione di un grande disegno divino unitario, rivolto a tutte le genti di ogni tempo e luogo.
         Lo Spirito Santo, ispiratore degli evangelisti-redattori, già presiedeva a questo lavoro di elaborazione preliminare. Li guidava nel crescere della fede e concedeva a ciascuno di loro l’illuminazione necessaria per la comprensione di quei fatti storici realmente accaduti, per interpretarli secondo la propria cultura e per adattarli alle diverse situazioni socio-culturali e religiose del loro tempo. Ma, contemporaneamente, garantiva quell’autenticità riguardante non tanto la materialità dei fatti raccontati, quanto il messaggio spirituale di cui essi erano carichi.

         In effetti, le discordanze o le diversità narrative, riscontrabili nello schema e nell’impostazione del racconto degli evangelisti, messe in evidenza soprattutto da quanti denunziano l’inattendibilità storica dei Vangeli, non pregiudicano l’autorità dei “Libri Ispirati”, perché non intaccano punti nodali per l’interpretazione della vita di Gesù, né compromettono nella sostanza l’unità spirituale e teologica del messaggio dottrinale trasmesso dai Vangeli.



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