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Venerdì 24 Novembre 2017 - Aggiornato alle 0:31 - Utenti collegati 364
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > La redazione dei Vangeli - Singolarità e silenzi ... Continua




 

 

 

 

 

E’ singolare che i Vangeli riportino che tra i discepoli al seguito di Gesù trasparivano intrighi, gelosie, invidie, incredulità, paure e ottusità. Sono sgridati più volte dallo stesso Maestro per non aver capito il significato profondo del suo insegnamento o per averlo distorto. I discepoli sono presentati come coloro che non hanno saputo vegliare nemmeno un’ora con il Maestro durante l’agonia del Getsèmani, e anche come coloro che fuggirono quand’era in pericolo, lasciandolo morire nell’abbandono e nella completa solitudine. I Vangeli, inoltre, mostrano discepoli che predicano con gran fervore, ma che fino all’ultimo si ritengono senza fede sufficiente. Ad esempio l’apostolo Pietro, nominato da Gesù colonna su cui si doveva fondare la Chiesa nascente, è presentato dagli evangelisti come una figura a volte insicura o povera di fede, al punto di fargli rinnegare il suo Maestro per ben tre volte! Di solito un autore sovrasta il personaggio, lo piega a se stesso, lo assoggetta alle proprie intenzioni. Nel caso specifico degli evangelisti Matteo e Giovanni, non solo autori ma anche testimoni oculari, è Gesù che li sovrasta, impegnandoli soltanto nel custodire e tramandare ciò che egli ha effettivamente detto e fatto.
Nulla di certo sappiamo sulle origini di Gesù. E’ un giudeo che trascorre la sua vita terrena da laico. Vive i suoi primi 30 anni a Nazarèt, una sconosciuta cittadina collinare della Galilea meridionale. Non si hanno notizie di questo periodo. Gesù non ha lasciato nulla di scritto, ma neppure gli evangelisti si sono preoccupati di dare un cenno riguardante il suo aspetto fisico, nulla che poteva interessare la curiosità umana al suo riguardo. Tacciono sulla formazione scolastica di chi è definito come “Maestro”; non riportano alcuna notizia tra la nascita e l’inizio della sua predicazione, ad eccezione di Gesù dodicenne che discute con i dottori della Legge nel Tempio di Gerusalemme. I suoi oppositori si chiedevano come egli potesse conoscere le Scritture quando non aveva mai studiato sotto la guida di un maestro riconosciuto. Ad un certo punto nel 27-28 d.C. Gesù improvvisamente emerge dall’oscurità e compare nella scena ricevendo il battesimo da Giovanni il Battista. 
Silenzi inspiegabili, giacché in tutti i racconti mitologici o d’epopea religiosa gli autori mostrano la costante preoccupazione di descrivere il loro eroe, al fine di conferirgli autorevolezza, credibilità e personalità. Perché poi la morte in croce, proprio quella di cui il mondo antico aveva più orrore e disprezzo? Un’assurdità! Scrittori falsari avrebbero certamente evitato di inventare la croce come strumento di morte del Cristo. Uno scandalo per i Cristiani delle origini, i quali non accettarono di buon grado l’idea che il loro Messia fosse morto proprio in croce, un tipo di esecuzione riservata ai comuni malfattori. Perché poi una morte infamante, resa pubblica nel posto più in vista di Gerusalemme affollata per la Pasqua, mentre il momento glorioso della risurrezione è celato nel buio e nel segreto di una tomba, svelato solamente alla cerchia ristretta dei discepoli? Per dare conferma e attendibilità alla sua missione sarebbe potuto apparire in pubblico, a qualcuno dei suoi avversari! Il paradosso continua anche dopo la sua morte. In tutto l’impero romano, gli storici lo ignorano, i documenti del giudaismo, pur senza negare il Gesù storico, lo usano come fonte di scherno e di biasimo e i sapienti disconoscono la sua dottrina.

In definitiva, sembrava un Gesù lasciato solo, che affidava ingenuamente la sua dottrina in mano a dei rozzi collaboratori, e destinato a porre la parola fine a tutto il suo ‘Progetto’ appeso a una croce. Invece, la situazione incredibilmente si capovolge: Gesù vince la morte e risorge! Dopo oltre duemila anni di storia Gesù, ancora oggi, ci appare più vivo di prima. Si hanno quindi buone ragioni per affermare che questo Messia, pur avendo scelto solo apparentemente la via per fallire, ci vuole far scoprire che il suo messaggio va oltre la storia, perché è veramente fondato su “Principi e Valori Universali” che superano ogni barriera di tempo e di spazio. Ed è lo stesso evangelista Matteo ad attestarlo, mettendo in bocca a Gesù le seguenti parole: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Cap. 24, 35).



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