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Sabato 25 Novembre 2017 - Aggiornato alle 23:34 - Utenti collegati 492
Dove sei: Prima pagina > Cultura Biblica > La redazione dei Vangeli - Dubbi, Diversità, ... Continua




 

 

 

 

Le singolarità e le diversità narrative che si riscontrano nei Vangeli sono indubbiamente motivo di perplessità nel lettore contemporaneo abituato nella sua “forma mentis” a leggere fatti coerenti e notizie controllate. Il lettore moderno, infatti, rimane sconcertato da una lettura che gli appare sconnessa e incoerente, senza un piano di continuità, e seminata da contraddizioni che sembrano insormontabili. Ci si pone frequentemente la domanda: come mai gli evangelisti abbiano potuto “macchiare” la loro narrazione con errori materiali ed imprecisioni grossolane, facilmente e sicuramente evitabili? Frequenti sono anche i doppioni narrativi all’interno di un singolo vangelo, probabilmente dovuti all’utilizzo e al diverso attingimento di più fonti riportanti il medesimo racconto o il medesimo fatto.   
Le discordanze e le anomalie tra i testi evangelici rappresentano il cavallo di battaglia dei demolitori della storicità dei Vangeli. Qualcuno potrebbe addirittura ipotizzare che gli evangelisti ci hanno fornito quattro differenti versioni sulla vita di Gesù. Per questa questione la chiesa primitiva attraversò una gravissima crisi, tanto che verso il 170 d.C. lo scrittore cristiano Taziano tentò di proporre il “Diatesseron”, un testo unico dei Vangeli che armonizzava le discordanze imbarazzanti.
Le numerose incoerenze che si possono rilevare nei quattro Vangeli sono, in ogni caso, solo sul piano storico-narrativo o geografico. Difficile enumerarle tutte. Ne ricordiamo solo alcune delle più clamorose:
        - secondo l’evangelista Matteo, il ritorno a Nazarèt dopo la nascita di Gesù, sarebbe avvenuto al ritorno dalla fuga in Egitto, mentre secondo Luca subito dopo la presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme;
        - secondo i Sinottici l’attività pubblica di Gesù si svolgerebbe prevalentemente in Galilea, mentre secondo l’evangelista Giovanni in Giudea;
        - i Sinottici riferiscono un solo viaggio verso Gerusalemme, Giovanni, invece, ne descrive almeno tre;
        - gli interlocutori di Gesù nello stesso racconto capita che siano diversi (i discepoli, la folla, i Farisei e i capi Ebrei, o ancora ascoltatori increduli etc...);
        - il vangelo di Marco, ritenuto il più antico, è opera di un autore che non fu né seguace né testimone diretto di Gesù. A rigore di logica doveva essere uno dei discepoli al seguito di Gesù a scrivere per primo i ricordi sul Maestro. 
        - l’evangelista Giovanni, quale membro del collegio dei dodici, non riferisce nel suo Vangelo alcuni episodi importanti (come la trasfigurazione, i preparativi della cena pasquale e la preghiera nel Getsèmani), nonostante che, secondo quanto riferito dai Sinottici, egli doveva esserne a conoscenza per aver partecipato in prima persona a quell’ evento;
      - la data dell’ultima cena è riportata dai sinottici nel giorno della festa di Pasqua, mentre da Giovanni alla vigilia;
      - gli eventi che descrivono il processo istituito contro Gesù presentano diversità sostanziali di particolari fra i quattro evangelisti;
      - le apparizioni di Gesù risorto presentano divergenze non solo nei personaggi, ma anche nei luoghi e nel tempo (secondo Matteo appare alle pie donne in Gerusalemme nello stesso giorno della risurrezione e, successivamente, in Galilea agli undici Apostoli; secondo Marco appare a Gerusalemme nello stesso giorno della risurrezione a Maria di Màgdala e ai discepoli; secondo Luca appare in Gerusalemme prima ai due discepoli di Emmaus e poi agli undici Apostoli; secondo Giovanni appare in Gerusalemme a Maria di Màgdala e ai discepoli nello stesso giorno della risurrezione, riappare ai soli discepoli otto giorni dopo);
        - è singolare che solo gli evangelisti Marco e Luca, che non furono né discepoli né testimoni diretti, descrivano l’ascensione di Gesù in cielo, al contrario degli altri due evangelisti, Matteo e Giovanni i quali, da presunti testimoni oculari, dovevano essere stati presenti a un evento di fondamentale importanza ai fini della fede. Per di più l’evangelista Luca nei Vangeli afferma che l’ascensione in cielo avvenne lo stesso giorno della risurrezione, mentre negli Atti 40 giorni più tardi.
I quattro evangelisti si presentano come cronisti impassibili e distaccati. I fatti narrati quasi mai sono accompagnati da un commento di gioia o di dolore, né da un’espressione d’esultanza, neanche di fronte a fatti straordinari, come la nascita del loro Messia o la sua resurrezione. I miracoli più strepitosi sono raccontati senza nessuna enfasi, con la consueta semplicità e senza il bisogno di esaltarli o abbellirli con l’aggiunta di elementi personali.



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 1 commento
Storicità dei Vangeli
24/10/2013 | 20.53.22
Ravecca Massimo

Una ulteriore "prova" della storicità di Gesù di Nazaret è il suo genio come è narrato dai Vangeli. Perché aveva un’intelligenza simile nel metodo a quella di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. Come dimostro nel mio ebook: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Un intelligenza che si esplicava in processi ricorsivi, giochi di specchi. Ad esempio nella parabola di Lazzaro e il ricco epulone, Abramo afferma che se anche uno risuscitasse dai morti, non servirebbe a niente se non credono ai profeti. Poi resuscita l´amico Lazzaro, e come profetizzato nella parabola, Gesù non viene creduto, ma anzi condannato a morte. Dopodiché resuscita Lui, è attualmente non molti gli credono... Un intelligenza nel metodo comune a tutti i principali geni della storia che non poteva essere invenzione di qualche evangelista. Questa è una prova indiretta dalla storicità di Gesù di Nazaret, perché l´aspetto ricorsivo dei Vangeli, di Gesù, e in certo senso di tutta la teologia cattolica non poteva essere invenzione degli Apostoli, che della ricorsività ignoravano tutto. Saluti. Grazie.