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Venerdì 24 Novembre 2017 - Aggiornato alle 0:31 - Utenti collegati 484
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La situazione politico-religiosa della Palestina ai tempi di Gesù
 
 
 
Ai tempi di Gesù la Classe Sacerdotale era formata da due raggruppamenti: il partito dei Sadducei e dei Farisei. I Sadducei costituivano l’aristocrazia sacerdotale che presiedeva alle funzioni liturgiche svolte nel Tempio di Gerusalemme, considerato il luogo in cui si rendeva concreta la presenza di Dio. Gerusalemme era considerata la Città Santa, la città celeste, centro non soltanto del giudaismo ma di tutto il mondo. Politicamente i Sadducei si appoggiarono al potere politico dei romani. Il Sommo Sacerdote, d’origine sadducea, era il custode del Tempio. Godeva del più alto prestigio nella vita religiosa giudaica, perché era l’unico che poteva entrare nella parte più sacra del tempio per intercedere una volta l’anno in favore del popolo. Nominato dalle autorità romane presiedeva il Tribunale ebraico, detto Sinedrio, assemblea di 70 elementi, sacerdoti e laici, competenti in materia civile e religiosa.
         La classe sacerdotale dei Sadducei rappresentava un polo religioso che si opponeva alla dottrina degli Scribi e dei Farisei, a causa dell’antagonismo crescente fra rappresentanti del Tempio e della Sinagoga. Non è facile fare una valutazione dei Sadducei, perché di loro non si hanno notizie sufficienti. I Sadducei erano conservatori, non solo in politica ma anche in materia religiosa. In materia dottrinale riconoscevano come statuto fondamentale ed unico la “Torah”, la legge scritta consegnata da Dio a Mosè alla nazione
I Farisei, al contrario dei Sadducei, ritenevano invece che a completamento della “Legge Scritta” esistesse anche la “Legge Orale”, rappresentata dagli innumerevoli precetti della tradizione miranti ad interpretare la legge in maniera più dinamica, nello sforzo di attualizzarla per la gente del loro tempo. La crescente rivalità fra Sadducei e Farisei determinò un bipolarismo: da una parte i Sadducei, ai quali restava il predominio del Tempio, dall’altra i Farisei che, da partito originariamente politico, divennero un gruppo religioso che operava nella Sinagoga. Con l’andare degli anni la classe sacerdotale dei Sadducei cadde in declino nella vita religiosa ebraica. Accanto al Tempio cominciò ad acquistare sempre più importanza la Sinagoga. I Sadducei scomparvero definitivamente di scena con la distruzione del Tempio Gerusalemme nel 70 d.C., lasciando il posto ai Farisei che si riorganizzarono a Jamnia. I Farisei contribuirono al rinnovamento del giudaismo e a preservarne l’identità. Da allora però ebbe inizio anche una discriminazione sempre più accentuata nei confronti dei cristiani. Questo determinò la frattura irreversibile fra il giudaismo e il nascente movimento cristiano.
I Vangeli descrivono i Farisei come persone ipocrite e maniaci del formalismo legale. Il riordino del giudaismo a Jamnia certamente non poteva non lasciare profonde tracce nella redazione dei Vangeli. Per questo il fariseismo fu oggetto di giudizi molto severi e pesanti, soprattutto da parte degli evangelisti Matteo e Giovanni. Questa presentazione, anche se non completamente falsa, non riflette probabilmente con esattezza la loro immagine. Gli studi moderni hanno riabilitato in larga misura i farisei per il loro ruolo fondamentale nello sviluppo del giudaismo e per la loro profonda religiosità accentrata sulla spiritualità e sulla meditazione. Secondo il racconto degli evangelisti non furono i farisei i maggiori responsabili religiosi che decretarono la condanna a morte di Gesù. Sembra infatti, alquanto probabile, che tutta la storia della passione di Gesù si sia svolta in ambiente sadduceo.  
        Gli Esseni, noti attraverso le testimonianze degli antichi scrittori ebrei Filone Alessandrino, di Giuseppe Flavio, e dello scrittore non ebreo Plinio il Vecchio, sono tornati alla ribalta dopo la scoperta nel 1947 dei loro manoscritti nelle grotte di Qumràn, regione desertica sulle rive nord-occidentali del Mar Morto. In quei manoscritti, circa 600, tutti anteriori al 68 d.C. databili dal II° sec. a.C. al II° sec. d.C., furono trovati non solo il testo completo di Isaia ma quasi tutti i libri della Bibbia, ricopiati circa uno o due secoli prima di Cristo, perfettamente coincidenti con quelli usati da Ebrei e Cristiani di oggi. Grazie a quei papiri sappiamo che gli Esseni erano monaci ebrei che si erano ritirati nel deserto per studiare la legge di Mosè; attendevano anche loro la venuta di un Messia. Vivevano mettendo in comune i propri beni materiali posseduti, nell’attesa di un intervento imminente di Dio per la fondazione di una nuova Gerusalemme. Sul piano spirituale la loro vita era caratterizzata dall’osservanza esasperata delle norme di purità (abluzioni, bagni, vesti bianche) spinte fino all’estremismo, al punto da ritenere contaminante il contatto non solo coi pagani ma anche con gli ebrei non appartenenti alla comunità. Gli Esseni svilupparono una concezione dualista e fatalisticadel mondo, basata sull’opposizione radicale di due spiriti o forze, i “figli della luce” e i “figli delle tenebre”, “il bene e il male”, in permanente lotta fra di loro. La loro dottrina era rivelata da un loro “Maestro di Giustizia”: una figura difficile da identificare, per la mancanza di dati storici precisi, che nei tempi passati alcuni avevano erroneamente accostato a Gesù. Dalla scoperta dei papiri di Qumràn, infatti, si è dimostrata la profonda antitesi tra la dottrina degli Esseni, e quella cristiano-primitiva.
        Gli Zeloti rappresentavano il partito della resistenza armata in opposizione alla dominazione romana; contrastavano la concezione teocratica dell’autorità romana in Israele. Gli Zeloti divennero presto aggressivi, violenti e fanatici, irriducibili oppositori ad ogni forma di autorità che non provenisse direttamente dalla Legge mosaica. La punta di diamante degli Zeloti era una frangia estremista di tendenza farisaica, detta dei “sicari”, costituita da elementi isolati che nascondevano sotto le vesti un pugnale per punire i soldati romani e quanti collaboravano con la potenza occupante pagana. Durante le assemblee festive, infiltrandosi tra la folla, pugnalavano i loro nemici e fuggivano senza possibilità di essere identificati. È possibile che certi discepoli di Gesù, e forse lo stesso Paolo, abbiano avuto legami con gli Zeloti prima di diventare Cristiani.
        La distruzione del Tempio di Gerusalemme: le turbolenze politiche degli anni 66-70 d.C., alimentate dagli elementi Zeloti, innescarono una rivolta contro i Romani repressa da Tito nel 70 d.C. con la conquista di Gerusalemme e la distruzione del suo Tempio. La Palestina divenne provincia imperiale autonoma con il nome di Giudea. La distruzione dell’edificio sacro segnò la scomparsa progressiva dei movimenti religiosi che frequentavano abitualmente il Tempio di Gerusalemme. Il giudaismo fu costretto a continuare la sua esperienza religiosa al di fuori dei confini di Gerusalemme, a Jamnia. La Toràh scritta e orale divenne il fulcro centrale dell’unità religiosa dei giudei, secondo una concezione rigida e unilaterale. E mentre la nuova fede cristiana cominciava la sua espansione, il giudaismo si ripiegava su se stesso alla ricerca di spiegazioni per il mancato arrivo di quel Messia tanto atteso.

Indiscutibilmente ogni forma di cristianesimo affonda le sue radici nel patrimonio spirituale di Israele; ma è certo che ebraismo e cristianesimo rappresentano l’incontro di due movimenti che hanno segnato la cultura religiosa di tutto il mondo.



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