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Giovedì 23 Novembre 2017 - Aggiornato alle 20:23 - Utenti collegati 430
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Particolare attenzione va riservata ai cattolici impegnati in politica. Attraverso il loro comportamento privato e con il loro modo di esprimersi pubblicamente hanno il dovere di mostrare nei fatti di essere portatori e seguaci del messaggio di Cristo: “Comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore…” Paolo(Efesini 4, 1-2). Altrimenti hanno fallito il loro mandato di politici di ispirazione cristiana! Un cristiano che entra in politica, proprio perché aderisce alla logica del vangelo, deve avere come obbiettivo primario il bene comune prima e più degli altri, e mai deve cedere alla tentazione di curare interessi privati o peggio alla corruzione. Certamente non è di buon esempio vedere un cristiano impegnato in politica cedere alla logica della faziosità, della litigiosità, dell’interesse di parte, dell’illegalità, dell’immoralità pubblica o privata, o anche all’incoerenza di chi assume dietro le quinte posizioni ed atteggiamenti lesivi persino della stessa dignità e del rispetto dei cattolici fermamente convinti della coerenza morale nel perseguire e difendere valori evangelici e principi universali non negoziabili quali: la sacralità e l’indisponibilità strumentale della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Colui che si ritiene o si professa “vero cristiano” non può portare la maschera degli ipocriti o degli opportunisti che si servono di Cristo e della fede solo per procacciare voti di consenso. Gesù non è stato certamente tenero con gli ipocriti della classe religiosa e politica del suo tempo. Li ha definiti sepolcri imbiancati, guide cieche, razza di vipere, denunciando pubblicamente la loro falsità e perfidia.
Forte della sua autorità e convinta della sua autenticità la Chiesa, oggi, più che ‘preoccuparsi’, di prendere posizione esprimendo giudizi e preferenze nei confronti di partiti politici, con il rischio magari d’imitarne toni esasperati e linguaggio inadeguato, a mio avviso dovrebbe stare al di sopra delle parti, prendere le distanze da ogni degenerazione politica corrente e mantenere un ruolo neutrale di coscienza critica, assumendo come riferimento il medesimo comportamento che Gesù stesso ha mostrato nei Vangeli. Così, certamente, si sarebbe comportato Gesù secondo la sua famosa massima rettamente intesa del “date a Cesare quel che è di Cesare (la gestione della cosa pubblica), ma date a Dio quel che è di Dio (l’uomo nella sua dignità e libertà di creatura fatta a sua immagine e somiglianza)”. Non risulta che Gesù si sia mai impegnato attivamente nella politica né che abbia organizzato un movimento di resistenza politico-rivoluzionario. Gesù ha proclamato il “Regno di Dio” che è per tutti, e non conduce alla formazione di un partito o di una classe. Se il Regno di Dio si identifica con la chiesa stessa, che lo annuncia, lo serve e lo promuove nella fedeltà a Cristo e al Vangelo, tanto più esso non può essere identificato con alcuna struttura politica né logica di potere. E se mettiamo la fede al servizio della politica si corre il rischio di piegarla a logiche razionali o a criteri prevaricanti. L’interesse “politico” della Chiesa, quindi, se ispirato alla logica del Vangelo, dovrebbe essere rivolto primariamente a: 1°) “promuovere” scelte politiche rivolte sempre al bene comune e alla tutela della pace sociale nel rispetto della dignità, libertà e vocazione naturale e soprannaturale dell’uomo e della famiglia; 2°) “vigilare” che ideologie di parte possano degenerare in atti discriminatori nella convivenza sociale, in divisioni tra persone o in lotte tra categorie di lavoratori.
 
“Auspico una nuova generazione di uomini e donne impegnati a livello sociale e politico, capaci di promuovere non tanto interessi di parte ma il bene comune, con il fine di dare una risposta evangelica e competente nel campo della famiglia e della vita” (Papa Benedetto XVI).



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