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Giovedì 23 Novembre 2017 - Aggiornato alle 14:53 - Utenti collegati 932
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L’impegno missionario della Chiesa cattolica, poiché resta sempre anzitutto “missio ad gentes” nel mandato ricevuto da Gesù, deve essere orientato ancora oggi verso i popoli che non credono in Cristo, incrementando con maggiore vicinanza ed incisività il processo di “inculturazione” del Vangelo e di tutta l’universale Rivelazione divina nella ricchezza delle varie culture dei popoli che formano il multietnico e multireligioso panorama delle società umane a cui si rivolge la Parola di Dio, per orientare gli uomini di ogni luogo e di ogni tempo all’incontro con Dio, colui che può dare risposta alla ricerca del senso e del fine ultimo della vita: “chi sono, da dove vengo e dove vado”.
Non esiste uomo che possa sottrarsi a queste domande di senso e di fine che aprono le porte del cuore umano al bisogno di conoscere e vivere dentro un sistema di “valori” della vita. Se un uomo non scopre chi è, da dove viene e dove va, infatti a che gli serve cercare e parlare di qualsivoglia sistema di valori che orientino la propria vita? Poiché ogni progetto è ricerca di senso e risposta di senso, anche il progetto divino della salvezza offerta a tutti gli uomini nel nome di Gesù deve avere un senso, che noi cristiani chiamiamo ‘senso spirituale’. Solo l’uomo che ha coscienza della sua dimensione spirituale sa cercare, può vedere e può trovare il bene dentro di sé, negli altri suoi simili e nelle cose che lo circondano. L’inculturazione della fede in una realtà umana e sociale, oggi definita “multi” etnica, culturale e religiosa, a questo obbiettivo progettuale deve anzitutto puntare attraverso l’incontro delle persone e della loro storia, e attraverso il dialogo di reciproca conoscenza. Solo dopo questa opera di recupero e di riscoperta della dimensione spirituale dell’uomo, si possono “aprire le porte a Cristo” e la Chiesa, attraverso il suo impegno missionario, può favorire la riscoperta della ricchezza culturale dei popoli.



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