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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 993
VITTORIA - 07/02/2013
Sport - Una carriera da arbitro lunga e prestigiosa con 300 gare di A e 2 finali scudetto

Giovanni Di Modica, una vita con il fischietto in bocca

Conosce a menadito il basket siciliano ed a lui abbiamo chiesto alcune valutaazioni Foto Corrierediragusa.it

Ha «fischiato» 2 finali scudetto di A femminile e 2 finali di Legadue; 150 gare arbitrate in serie A1 maschile e 250 in A2 (nel mezzo anche una Universiade) per una carriera lunga e prestigiosa da arbitro di Basket durata 25 anni con più di trecento partite in serie A.

Parliamo del fischietto siciliano numero uno per eccellenza, Giovanni Di Modica (nella foto), vittoriese doc, 46 anni ed una passione per la pallacanestro infinita. Da due anni a questa parte la decisione di smettere, anche se di allontanarsi definitivamente dal basket nemmeno a pensarci: oggi Giovanni Di Modica è istruttore regionale del settore arbitri in Sicilia e tecnico del territorio in ambito nazionale per le regioni della Sicilia, Calabria e Campania. Insomma, parliamo del personaggio che più di ogni altro rappresenta la pallacanestro ipparina.

Ed è insieme a lui che abbiamo cercato di capire lo stato di salute attuale del nostro basket maschile sprofondato (in particolar modo a Vittoria, la sua città) in un anonimato preoccupante.

Prima di tutto il segreto di una così lunga e ricca carriera: "Come in ogni cosa – conferma l’ex arbitro di serie – bisogna avere sconfinata passione, e per quanto mi riguarda la pallacanestro è stata una piacevole sorpresa, nata quasi per caso dopo un corso di arbitraggio svolto da giovanissimo. A Vittoria non esisteva nemmeno il Palazzetto Comunale dove potersi allenare. In seguito la bella carriera ricca di gioie e ricordi legati alle diverse amicizie coltivante nel basket".

Cosa serve oggi per migliorare il lavoro di un arbitro?
"Dialogo tra le parti, da svolgere ovviamente con criterio. Purtroppo non è possibile per le regole durissime che ci impone lo statuto, ma l’idea che un direttore di gara sbagli perché in malafede, quella va del tutto eliminata. Anche un arbitro, come un atleta del resto, può sbagliare e cadere in errore. Talvolta si dimentica come lo sport non sia altro che gioco, e in quanto tale andrebbe sempre vissuto".

Cosa spinge un ragazzo di appena 18 anni a voler diventare "fischietto"? "La voglia di viaggiare, conoscere persone, di confrontarti con il mondo dello sport da un altro punto di vista, legato alle regole tecniche e non solo. Oggi mi rendo conto che tutto è cambiato. C´è meno voglia di uscire, di confrontarsi e di intraprendere questo mestiere. Se non si è spinti da una grande passione non si diventa arbitri".

Da molti anni ormai, la provincia di Ragusa (Passalacqua femminile a parte) trova enormi difficoltà ad emergere, c’è ancora una possibile soluzione?
"Puntare sui giovani è l’unica strada. Ma un aiuto concreto deve arrivare dalle amministrazioni delle città, perché la cultura dello sport, qualunque esso sia, va curata e cresciuta ogni giorno. Sarebbe bene aiutare quelle società che producono risultati importanti legati alla valorizzazione dei vivai; viceversa non funziona la politica di elargizione di contributi a fondo perduto nei confronti delle società «vetrine» di turno".

Cosa ha lasciato il mondo della pallacanestro a Giovanni Di Modica?
"L´affetto di tanti colleghi che hanno riconosciuto in me tanta professionalità. E´ stato un percorso ricco di gioie e poche delusioni". Infine due riconoscimenti. Uno al cestita Peppe Cassì: "E´ lui il giocatore siciliano che scelgo senza ogni ombra di dubbio; persona seria, corretta sul campo come pochi, così come Giammarco Pozzecco in ambito nazionale; due giocatori fantastici con i quali poter parlare, discutere e chiarirsi nel massimo rispetto dei ruoli. In Italia e in Sicilia hanno fatto la differenza".