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SANTA CROCE CAMERINA - 28/10/2014
Sport - Calcio, Promozione: dura sentenza del Giudice sportivo del Comitato regionale Sicilia

S. Croce, presidente Marco Agnello inibito per 5 anni

I fatti contestati si riferiscono al ritorno di Coppa Sicilia contro il Ragusa disputato al "Kennedy" mercoledì 22 Foto Corrierediragusa.it

Maxi squalifica per Marco Agnello (nella foto). Il presidente della Upd Santa Croce calcio è stato infatti inibito per cinque anni dal Giudice sportivo del Comitato regionale Sicilia per i fatti successi durante la gara di ritorno di Coppa Italia fra la squadra biancazzurra e il Ragusa, disputatasi al «Kennedy» lo scorso 22 ottobre. Agnello è stato inibito per aver «assunto un contegno offensivo nei confronti dell´arbitro e per avere colpito con un pugno uno dei due assistenti», durante l’intervallo della gara. La reazione della società e di Marco Agnello non si sono fatte attendere in quanto il sodalizio biancoazzurro ha in mano due referti, uno dell’arbitro e uno dell’assistente Pagano di Vittoria, oggetto secondo il Giudice sportivo dell’azione di forza di Agnello, che registrano due versioni differenti dell’accaduto.

Il referto dell’arbitro Campisi di Siracusa parla di un pugno dato da Agnello all’assistente, mentre costui asserisce nel suo referto che gli è stato dato uno schiaffo. Il presidente Agnello sostiene invece che non ha dato né un pugno né uno schiaffo all’assistente Pagano ma ha solo allontanato il guardalinee con il dorso della mano in quanto quest’ultimo stava minacciando il massimo dirigente del Santa Croce. La società presenterà ricorso, tramite un legale, alla Lega sicula entro venerdì prossimo per tentare almeno la riduzione della durata dell’inibizione e sminuire la portata dell’atteggiamento del presidente Agnello. Abbiamo effettuato una piccola indagine in merito. Durante il primo tempo l’assistente Pagano ha operato vicino alle panchine, dal versante opposto rispetto alle tribune, raccogliendo le invettive dei giocatori in panchina e dei dirigenti locali, tra cui Agnello, che poi è stato allontanato dall’arbitro Campisi dietro segnalazione dello stesso Pagano. Un normale atteggiamento di recriminazione verso la terna arbitrale che, a detta dei presenti, non è trasceso dalle normali lamentele tipiche di una gara di calcio verso chi dirige un partita di calcio come se ne vedono spesso negli stadi.

Nell’intervallo, sebbene l’arbitro e l’altro assistente erano già entrati negli spogliatoi, l’assistente Pagano rimaneva all’ingresso degli stessi in atteggiamento preoccupato e quasi di sfida nei confronti del presidente Agnello, apostrofandolo con una frase provocatoria che però scatenava una reazione scomposta di Agnello che allontanava, come lui stesso ha asserito, l’assistente con la mano ma senza dargli uno schiaffo o un pugno. Un atteggiamento del genere da parte di un collaboratore dell’arbitro non è giustificabile, sia che si trovi nella ragione che nel torto e comunque, data la sua giovane età, è stato causa di un acuirsi delle tensioni fra la terna e i dirigenti locali. L’atteggiamento della terna arbitrale, ci risulta, è stato stigmatizzato addirittura da un tutore dell’ordine che ha rimproverato il comportamento delle giacchette nere per aver fatto salire il livello di nervosismo, creando le premesse per una escalation di tensione pericolosa e imprudente. La funzione di direttori di gara non consente che si crei un clima di tensione fra giocatori, dirigenti e arbitri stessi che compromette l’andamento di una partita e creare le premesse per episodi negativi sull’ordine pubblico. Il calcio ha bisogno di serenità e arbitri e collaboratori non possono trascendere in questo modo.