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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:26 - Lettori online 885
MODICA - 19/03/2013
Sport - Calcio, Eccellenza: nei giorni scorsi esonerato Gallicchio ed è tornato Seby Catania

Divorzio Cundari-Modica. Il presidente se ne va: "La città non mi ama"

"Ringrazio le persone che hanno vissuto con me questa esperienza con entusiasmo e serenità, anche quando venivano tacciati di «collaborare con lo straniero» Foto Corrierediragusa.it

E’ finita la storia d’amore di Piero Cundari (nella foto) con il Modica. Amore a prima vista, quindi travolgente, poi litigarello fino alla rottura. Piero Cundari infatti lascia il Modica dopo essersi trasferito armi e bagagli da Lentini sedici mesi fa ed assicura comunque fino alla fine del campionato l’ordinaria amministrazione. Cundari si dimette ma si tratta praticamente di un addio anche se sul suo futuro non dice molto ma è chiaro a questo punto che non ci sono speranze perché resti a continuare la sua avventura.

E’ stato un anno travagliato per Cundari che è partito per un campionato di vertice, ha cambiato tre volte assetto alla squadra nel corso del campionato, ha dato il benservito al suo pupillo Seby Catania per poi riassumerlo dopo avere tenuto per undici partite Claudio Gallicchio in panchina. Nel frattempo se ne sono anche andati segretari, dirigenti, direttore sportivo e preparatore atletico. Una conduzione degna del miglior Zamparini che Cundari cerca di scaricare su una città che non lo ha voluto bene e che gli avrebbe fatto la guerra per non si sa quali motivi, dimenticando che nel frattempo sindaco e consiglio comunale gli hanno affidato la gestione del polisportivo della Caitina con una apertura di stima personale.

Una sindrome da accerchiamento nella visione di Piero Cundari che saluta e se ne va che interpreta così la sua vicenda in rossoblù: «Quando ho deciso di vivere questa pagina di sport – spiega il massimo dirigente del sodalizio rossoblù - l’ho fatto con passione e consapevolezza in una città bellissima e di grande tradizione culturale e sociale. Penso che, insieme a quanti hanno condiviso con me questo percorso, abbiamo fatto tutto il possibile per dare al Modica Calcio un’immagine ed un’organizzazione in linea con la tradizione della città. Avremo fatto degli errori, in buona fede, ma non abbiamo mai lesinato tempo né tanto meno risorse umane ed economiche in tempi, tra l’altro, difficili per tutti. Pensavo che questa dirigenza si fosse meritata sul campo e con i fatti la fiducia di tutti i tifosi. Quella fiducia che ti fa accettare le decisioni anche quando non le condividi. Prendo atto che cosi non è. Prendo atto che una decisione presa in buona fede sulla scorta di valutazioni esclusivamente calcistiche e guardando ai risultati del campo ha sollevato reazioni che poco hanno a che fare con l’ambito sportivo. Interrogandomi sul perché di queste reazioni non riesco a darmi una risposta riconducibile alla logica.

Fatto ancora più grave e determinante è che non riesco a dare una risposta a quanti, tra familiari e amici ( molti anche modicani), mi hanno chiesto il perché di tanto livore nei miei confronti da trascendere nell’insulto e nell’invettiva personale sconsiderata e feroce. Non so darmi una risposta ma sicuramente non posso far finta di nulla. La responsabilità del ruolo mi impone l’unica risposta che mi è possibile dare in queste circostanze. Lo faccio con amarezza e rabbia pensando a quanto di buono è stato fatto e agli sforzi personali messi in campo, ma come ho avuto modo di dire, non si sta in paradiso a dispetto dei santi. Mi dimetto da qualsiasi ruolo nel Modica Calcio. Faccio contenti quanti mi hanno intimato di andarmene e quanti in questi in 16 mesi hanno tramato da dietro le quinte affinché questo accadesse. Ringrazio le persone che hanno vissuto con me questa esperienza con entusiasmo e serenità, anche quando venivano tacciati di «collaborare con lo straniero».