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Domenica 20 Agosto 2017 - Aggiornato alle 15:47 - Lettori online 1242
COMISO - 08/12/2016
Sport - Il convegno promosso da Assostampa Ragusa presso la sede della Multifidi

Il calcio raccontato alla radio. Ezio Luzi: "No agli urlatori"

Lo storico radiocronista di "Tutto il calcio minuto per minuto", Francesco Repice e Paolo Luzi i relatori Foto Corrierediragusa.it

La forza della narrazione, la pervasività e l’economia della radio. Tre radiocronisti di razza che hanno attraversato le domeniche dei calciofili italiani, e non solo, hanno parlato di un mezzo di comunicazione che non tramonta, che resiste ed anzi, nell’età della multimedialità, si rilancia. Ezio Luzi, voce storica di «Tutto il calcio minuto per minuto», ma anche di Mondiali e Olimpiadi, il figlio Paolo, redattore capo per lo sport a La7, e Francesco Repice, prima voce del calcio radiofonico oggi, hanno testimoniato la loro esperienza nel corso del convegno promosso da Assostampa Ragusa sui cambiamenti intervenuti nel mondo dell’informazione calcistica e dello sport in genere. Ezio Luzi, oggi 83enne, non ha potuto non ricordare una redazione sportiva imperniata prima su Nicolò Carosio, poi su Nando Martellini, e via via con Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Paolo Bortoluzzi. Nomi storici che hanno raccontato un calcio ascoltato, che ha dato spazio alla fantasia, entusiasmato e fatto innamorare.

La concorrenza delle tv, cominciata come ha ricordato Paolo Luzi, dall’inizio degli anni 90’ con l’ingresso delle televisioni private, lo spezzatino del campionato, ha cambiato in qualche modo il modo di presentare, seguire e vivere il calcio. Quando la radio sembrava essere ormai obsoleta, superata dai temi, è emersa invece in tutta la sua fruibilità perchè ha facili tempi di produzione, può essere ascoltata ovunque grazie proprio alla Rete. Francesco Repice ha parlato di due milioni e mezzo di ascoltatori che seguono fedelmente la radio. Ezio Luzi dall’alto della sua esperienza ha dato anche qualche consiglio ai giornalisti che hanno seguito i lavori: «Bisogna fare i cronisti, non gli opinionisti, non urlare calcio ma raccontarlo. La radio degli urlatori non serve».