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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 957
COMISO - 29/09/2015
Sport - I funerali del compianto allenatore stroncato da un infarto

Il calcio ibleo ha dato l´ultimo saluto a Peppe Borgese

L’amico di tutti, leale con gli avversari, sincero con i compagni di squadra
Foto CorrierediRagusa.it

Tutto il calcio di ieri e di oggi stretto attorno al feretro di Peppe Borgese (foto), l’uomo simbolo del calcio comisano deceduto prematuramente per un infarto che lo ha colto di sorpresa mentre guidava dalla panchina il suo Comiso contro il Ragusa. E’ morto, come suol dirsi, sul campo, servendo lo sport che amava, alla guida della squadra della sua città. E la città gli ha tributato l’omaggio che si riserva ai grandi, perché Peppe Borgese, insegnante d’educazione fisica, al di là del mestiere che faceva per hobby aveva un carattere amabile che rigettava ogni scontro o acrimonia. Giovanni Dibennardo, il «presidentissimo» del Comiso calcio per antonomasia, che l’aveva voluto in panchina per alternalo a Gigi Carducci in Interregionale, è visibilmente commosso. «Se ne va una persona d’oro. A prescindere dal valore calcistico, Peppe Borgese era come un figlio. Era un pezzo di storia del calcio comisano». Si vocifera, già d’ora, che il vecchio stadio comunale, burocrazia permettendo, potrebbe essere intitolato presto a Peppe Borgese.

Professionalmente siamo cresciuti insieme con il calcio comisano verso la fine degli anni ‘70. Lui tirando calci dentro il campo prima di cominciare a dare ordini in panchina, io raccontando le cronache delle sue gesta atletiche e i risultati ottenuti da allenatore del Comiso e del Vittoria dopo.

Aveva il fisico dell’attaccante di razza, di quelli che amano sfondare al centro dell’area. Ben dotato tecnicamente, buon colpitore di testa, non molto prolifico sotto porta, ma come tutti i profeti in patria qualche soddisfazione è andato a prendersela lontano dal suo stadio verdearancio. Fu vice di Gigi Carducci, anche questo scomparso prematuramente, e quando le società decidevano di tagliare i bilanci, si rivolgevano a Peppe Borgese, perché amava lavorare con i giovani, piuttosto che con atleti strapagati, per ottenere ottimi risultati.

Difficile dire in quale ruolo si sia trovato meglio, se in campo o in panchina, soprattutto in un mondo difficile come quello del calcio anche se dilettantistico, ma Peppe Borgese era, prima che un bravo e serio giocatore-allenatore di calcio, un amico.

L’amico di tutti, leale con gli avversari, sincero con i compagni di squadra, ironico e bonariamente pungente come è nella natura dei comisani, innamorato dello sport e del calcio al punto d’andarsene per sempre nell’esercizio del suo lavoro: mentre guidava il Comiso in panchina a Ragusa.

Chissà se qualche controllo preventivo del suo cuore da qualche giorno bizzoso gli avrebbe salvato la vita, ma la rimozione collettiva, maligna, che s’annida in ognuno di noi gli ha consigliato di andare avanti lo stesso, trascurando la visita medica preventiva, per paura di scoprire qualcosa di brutto, sfidando un avversario imbattibile, andando incontro all’ultima partita della sua vita.