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Sabato 25 Novembre 2017 - Aggiornato alle 23:34 - Lettori online 534
RAGUSA - 07/03/2017
Spettacoli - Il secondo ed ultimo episodio batte tutti i record, 44.1 di share e oltre 11 milioni di spettatori

Montalbano non si piega in "Come voleva la prassi"

Il commissario non dà risposte definitive e chiude una storia di violenza senza dare giudizi definitivi Foto Corrierediragusa.it

Di prassi si muore. Soprattutto nell’animo prima che con il corpo. Il secondo e ultimo episodio della nuova serie del commissario Montalbano, seguito da oltre 11 milioni e mezzo di telespettatori, pone interrogativi etici al protagonista del romanzo di Andrea Camilleri e presenta , così come nel precedente episodio, «Un covo di vipere», un Montalbano maturo, riflessivo ma sempre pronto a ribellarsi alla violenza, soprattutto se, come in questo episodio, c’è di mezzo una giovane ragazza dell’est che per sbarcare il lunario si prostituisce in un locale per la buona borghesia di Vigata. «Come Voleva la prassi» mette insieme tanti temi del primo Montabano, a cominciare dalla pervasiva famiglia mafiosa dei Cuffaro alla amicizia particolare, ma sempre leale, del commissario con l’affascinante Ingrid, stavolta faccia a faccia con la partner ufficiale di Salvo, Livia. Dal punto di vista dell’ambientazione è il primo episodio in assoluto che emigra dagli Iblei verso un’altra location di eccezione come i templi di Agrigento dove il commissario incontra in segreto proprio Ingrid. Ci sono Scicli, Donnalucata, Sampieri e Punta Secca a fare da sfondo al delitto che dà il là all’inchiesta. I personaggi anche in questo caso sono ben delineati e pur senza picchi si confermano nella loro identità, che in fondo costituisce la forza di tutta la serie.

A fianco della morte violenza della prostituta ucraina si muove invece, quasi a fare da contraltare, la vicenda umana prima che professionale del giudice Attard, ossessionato nel suo rigore morale da una domanda che lo insegue da tempo e che è la stessa che Camilleri pone nei suoi romanzi. Se è possibile, cioè, giudicare senza farsi condizionare dalle proprie vicende personali, siano esse familiari, sentimentali o anche economiche. Il giudice Attard scopre che nella sua onorata carriera, pur se in un solo caso, non è stato così e questo lo porta a procurarsi la morte con un incendio dove bruciano simbolicamente tutte le sue carte. Salvo Montalbano va invece avanti per la sua strada e pur ponendosi la domanda sa che è suo dovere mettere di fronte alle proprie responsabilità il potere e il senso di impunità che il potere può dare. Come sempre Camilleri non dà risposte definitive, chiude la storia senza dare giudizi, così come il suo Montalbano lasciando allo spettatore, così come al lettore, la risposta.