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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 785
RAGUSA - 02/03/2016
Spettacoli - La Bergamasco non convince del tutto nel ruolo dell’eterna fidanzata del commissario

Montalbano ha fatto il botto con 11 milioni di spettatori

Sceneggiatura solida e ritmo incalzante soprattutto nel finale. Ottima la regia del collaudato Sironi Foto Corrierediragusa.it

Montalbano supera se stesso. La prima puntata della nuova serie andata in onda lunedì, "Una faccenda delicata" ha registrato il 40 per cento di share, quasi 11 milioni di spettatori secondo Auditel superando Una lama di luce", 38,1 di share, andato in onda il 6 maggio del 2013. Praticamente omogenea la distribuzione geografica per aree, 40,8 al Centro Nord, 42,9 al Centro,44, 3 al Sud e 43, 6 nelleIsole. Il pubblico femminile è il più numeroso con un buon 44 per cento. Assieme al festival di Sanremo e alle partite della Nazionale il commissario Montalbano è un´ autentica manna per la Rai che colleziona ascolti su ascolti. Visto il sempre più crescente successo Montalbano è un´ autentica benedizione anche per il territorio ibleo. Da Ragusa con Ibla e il duomo di S. Giorgio sempre presente, da Scicli con Via Mormina Penna a Modica con la location interna quanto mai suggestiva del palazzo degli Studi a tutto il paesaggio fatto di mare e campagne assolate per gli Iblei è un grande spot trasversale e mediatico.

LA RECENSIONE DELLA PUNTATA
La faccenda è delicata ma Salvo Montalbano è sempre all’altezza della situazione. Con arguzia, furbizia e molta umanità risolve il caso e ritrova la sua Livia. Non delude "Una faccenda delicata", prima puntata inedita della fiction del Commissario Montalbano che lunedì prossimo sarà seguita da «La Piramide di fango» sempre su Rai Uno. Andrea Camilleri, creatore del commissario, riesce a stare sorprendentemente sul pezzo, in piena sintonia con la cronaca visto che nella articolata storia viene narrato anche il dramma di un bambino nato da un «utero in affitto», quello di una prostituta di paese, il cui assassinio dà il là alla storia. Il pubblico ritrova un Luca Zingaretti in vena, seppur con qualche chilo di troppo, e una nuova Livia (Sonia Bergamasco) con accento non più nordico ma fascino e curve mediterranee. Una Livia però un po´ troppo "oca" e sempre relegata ad un ruolo di comprimario senza né arte né parte. Ci si attendeva maggiore spessore, magari con qualche consiglio in più al commissario sulla complessa indagine. E invece niente: le solite scenate un po´ sceme e la stucchevole nuova mania della cucina francese, che peraltro non le riesce per niente bene, al punto che pure la cagnetta (che ruba la scena alla Bergamasco grazie ad una espressività di gran lunga maggiore) preferisce "spazzolarsi" la "pasta incasciata" di Adelina, la "tuttofare" e cuoca sopraffina di Montalbano. La crisi è sempre in agguato tra i due perenni innamorati ma ci pensa la neo arrivata cagnetta di cui sopra ad allentare le tensioni. Un Montalbano dunque sornione, più intimista ma sempre acuto in una Sicilia luminosa, esaltata dalla regia di Sironi con location sempre pertinenti e mai ridondanti o peggio di maniera. Il pubblico ritrova così il suo Montalbano di sempre (o quasi) e non ci sono stati tradimenti di sorta in «Una faccenda delicata», ma solo rassicuranti conferme. Delude Mimì Augello, ormai ridotto ad un ruolo di macchietta goffa e pure un po´ imbecille nelle sue deduzioni, troppo preso dalla sua passione per le donne, al punto da farsi scoprire dallo stesso Montalbano mentre va a puttane (con una vicina di casa e "collega" saltuaria della prostituta ammazzata).

Un plauso alla sceneggiatura: solida, coinvolgente e serrata soprattutto nel finale, quando si deve attendere fino all´ultimo per scoprire il vero assassino della vecchia prostituta amata da tutti. E, come nel miglior giallo che si rispetti, dopo tanti "sospettati" (anche da parte dei più arguti fans) il colpevole è davvero chi meno te l´aspetti.