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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 505
POZZALLO - 22/08/2010
Spettacoli - Pozzallo: circa 4 mila persone al porto per il concerto dell’artista pugliese

Arbore e la sua Orchestra italiana infiammano Pozzallo

«L’Orchestra italiana» dopo Pozzallo si reca a Taormina e a Palermo. L’artista ha dormito a villa Aguglie. «Ritorno in tv? Non ci sono le condizioni, meglio girare il mondo con l’orchestra»
Foto CorrierediRagusa.it

La serata sul piazzale del porto di Pozzallo è già calda di suo, il mattatore pugliese riesce ad infiammarla. Due ore e tre quarti di musica e canzoni che conosci e che non smetteresti di ascoltare e canticchiare mai. Prima tappa Pozzallo (organizzata dalla Dimensioni Sud di Messina), un successo incorniciato dalla presenza di circa 4 mila persone, poi una fuga in Calabria, per tornare il 24 agosto a Taormina e il 26 a Palermo.

Che parli, suoni o canti è la stessa cosa. L’intramontabile Renzo Arbore (nella foto davanti a Gegè Telesforo e Barbara Bonaiuto sul palco) sul proscenio è una magia. Anche quando ironizza su se stesso e sugli altri, per ricordarci che la senescenza si manifesta «ripetendo le stesse cose, allora vuol dire che il tempo comincia a passare per tutti». Ma lui c’è ancora, genuino, ineffabile, mai scontato; fa solo finta di ripetersi. Con i toni un po’ più bassi, con qualche segnale di stanchezza, ma la goliardia è intatta.

Renzo è amarcord per gusti raffinati, magari un po’ nostalgici, di quelli che «cominciano a ripetere le stesse cose» (come fa il suo amico Luciano De Crescenzo), ma è cultura musicale vera, autentica nello stile, patrimonio culturale di generazioni passate e presenti. Un omaggio perenne alla napoletanità verace. A Roberto Murolo, al principe De Curtis, a Renato Carosone, a Domenico Modugno, a Nicola Arigliano: artisti verso cui, prima o poi, cerchi riparo dal frastuono e dagli schiamazzi vocali e musicali. «La canzone scritta col cuore rimane indelebile nel tempo- dice Renzo prima di esibirsi in "Piove" Ciao ciao bambina) di Modugno- ma se la partorisci col solo cervello svanisce presto».

L’orchestra è composta da 19 elementi, uno più bravo dell’altro, dove spiccano le voci di Gianni Conte, Barbara Bonaiuto e Adriano Gagliano. L’esordio 19 anni fa a Mondello. Da allora l’Orchestra italiana di Renzo Arbore ha girato il mondo facendo cantare in napoletano anche i cinesi. Qualche artista è stato cambiato, ma Gegè Telesforo, jazzista, vocalista e percussionista c’è sempre, segue Renzo da «Quelli della notte» (1985), l’unico che dopo il concerto cena col maestro nella suggestiva villa Aguglie (set di «Quell’estate felice» girato da Beppe Cino tratto da «Argo il cieco» di Gesualdo Bufalino) che Ester Floridia ed Emanuele Iemmolo gli hanno messo a disposizione. Perché Arbore dopo i concerti non fugge come fanno certi sui colleghi, vuole assaporare l’essenza del posto, il profumo della terra siciliana, l’aroma delle delizie iblee. E non si sottrae a nessuna domanda.

Gli ho rifatto la stessa domanda dopo il concerto in piazza Libertà a Ragusa. Renzo perché non torni in tv? Mi ha risposto come quella volta: «Non ci sono le condizioni». Questa televisione Renzo Arbore non la vede e non la vuole fare. Le rivoluzioni nella vita accadono una volta. Lui ne ha fatte due: «Quelli della notte» (’85) e «Indietro tutta» nel 1987. La terza è stata importata da altri paesi nel 2000, il «Grande fratello», poi quella delle isole e delle fattorie per riciclare famosi che «ripetono le stesse cose» e che vanno lì per evitare lussuosi centri geriatrici.

Del resto quale televisione dovrebbe fare? «Difficile ripetere trasmissioni di grande successo- ammette Renzo Arbore – ho creato questa orchestra per stare lontano dalla televisione e per giare il mondo. Quanti artisti ho scoperto? L’elenco è lungo, tutti i personaggi della notte e di Indietro tutta. Quale televisione fare se persino le «ragazze coccode» che sculettavano davanti al ragazzino Mario Marengo erano donne di grande sapienza rispetto a quelle tutte culi e tette che ci sbattono in faccia Bonolis e Papi?

Sono tanti i talenti che ha scoperto Arbore. Benigni non ha bisogno di aggettivi. Il filosofo Luciano De Crescenzo s’è ritirato a vita privata perché sta male e «ripete sempre le stesse cose»; Andy Luotto è diventato un rinomato chef; Marisa Laurito un’ottima attrice di teatro; il monaco dei «nanetti» Nino Frassica fa il maresciallo dei Carabinieri in tv; Massimo Catalano è uscito definitivamente di scena ma sopravvivono le sue massime; l’architetto Mario Marengo disegna mobili; Riccardo Pazzaglia, l’intellettuale del brodo primordiale, purtroppo, se n’è andato prima che cominciasse a «ripetere le stesse cose».

«Maestro, gradisce un fico d’india?» propone la gentile proprietaria di villa Aguglie Ester Floridia a fine cena. «Grazie no- risponde Renzo- non voglio urtare i miei diverticoli, preferisco un limoncello e andare a letto. Domani? Sveglia alle 9,30 e un buon caffè in camera, altrimenti la giornata non comincia. Buona notte a tutti». E magari un buon dentifricio, altrimenti il mattino è un po’ grigio.

Nelle foto sotto il pubblico durante il concerto e Renzo Arbore con Gegè Telesforo dopo la performance in un momento di relax a cena a Pozzallo. Cliccate sulle foto per ingrandirle