Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 404
MODICA - 10/11/2007
Spettacoli - Modica - La prima nazionale del film di Beppe Cino

Maria Venera: una donna troppo emancipata
nella Modica anni ´50

Proiettato in cinque zone, sarà nelle sale a febbraio 2008 Foto Corrierediragusa.it

Sale gremite per Maria Venera. La prima del film di Beppe Cino fa registrare il tutto esaurito nelle cinque sale dove il film era in programmazione. Calca agli ingressi, corsa alla poltrona dal Dente a Frigintini, dal S. Cuore al palazzo della cultura. Quando arriva il via in contemporanea alla proiezione ci sono almeno due mila persone ad assistere.

Qualcuno all’auditorium del S. Cuore si è anche sentito male al momento della scena in cui la protagonista si sottopone ad un aborto e la proiezione è stata interrotta per qualche minuto. « E’ una scena forte ? dice Beppe Cino ? e l’abbiamo voluta così perché dà il significato alla evoluzione della storia della protagonista».

Al cinema Aurora attori (nella foto di MAURIZIO MELIA le attrici protagoniste), regista, produttore ed autorità hanno salutato la prima nazionale del film che sarà distribuito in tutto il territorio nazionale dal prossimo Febbraio; mancava la protagonista Olivia Magnani, impegnata a Taormina nelle riprese dell’ultimo film di Verdone; in sala anche quanti, tra comparse ed interpreti di ruoli secondari alla ricerca di un fotogramma che li immortalasse, hanno contribuito alla realizzazione del film.

Con Maria Venera Beppe Cino reinterpreta, pur non tradendolo, il libro di Gesualdo Bufalino ed alla fine la protagonista emerge come figura moderna, proiettata nel futuro, fuori da schemi e convenzioni sociali stereotipate. Il merito maggiore di Cino è proprio quello di presentare una Sicilia vera, dai colori, alle ansie, al paesaggio, al modo di rapportarsi alla vita ed alle cose. La città con le sue chiese, , i suoi vicoli, il suo barocco , assume un ruolo centrale , fa da contrappunto a storia e protagonisti e si staglia su uno sfondo senza tempo seppure immortale come la stessa protagonista dice del suo essere donna. La pellicola arriverà nelle sale a febbraio 2008.


LA RECENSIONE

Sta tutto nell’ammiccante cenno di silenzio che, con dolce malizia, Maria Venera rivolge al suo professore innamorato il senso di questo film leggero e intenso al tempo stesso, dal retrogusto dolce amaro. La protagonista che da il nome alla pellicola è una donna inquieta e insoddisfatta, capace di tentare la «fuitina» con un ballerino dagli ambigui gusti sessuali, mentre porta già in grembo il frutto dell’amore proibito con il cugino che non la ricambia. In preda alla sua volubilità, Maria Venera riesce solo a servirsi di Angelo, il professorino al quale ha indirettamente trafitto il cuore che sanguina amore per lei.

E, alla disperata ricerca di una passione che non brucerà mai, lo stesso Angelo non si accorge della studentessa 18enne talmente innamorata di lui da avergli scritto anonime lettere di miele . Ma il professore capirà tutto solo durante l’ultimo ballo chiestole dalla giovane, dopo essersi sposata con un collega del suo amato «Arcangelo». Vite che si incrociano e si sfiorano nella Modica solare, sanguigna e baroccheggiante dei primi anni 50, che Angelo vede riaffiorare mezzo secolo dopo lungo il viale dei ricordi che gli restituisce, un’ultima volta, il cenno di silenzio di Maria Venera, perdutasi nel continente con un attore francese , e la cui selvaggia bellezza mediterranea è magistralmente resa da Olivia Magnani, figlia d’arte di una delle maggiori icone del cinema all’italiana.

E’ questa la Sicilia raccontata dallo scrittore comisano Gesualdo Bufalino nel suo «Argo il cieco» e della quale il regista Beppe Cino ha saputo catturarne l’essenza in evocative immagini, confezionando un’opera che dà un calcio agli stereotipi di una visione mafiosa e violenta troppo spesso celebrata in altre opere e che, secondo Beppe Cino, distorce la reale cultura di una terra fiera e sincera.

Antonio Di Raimondo