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MODICA - 02/10/2007
Spettacoli - Modica - Dopo il successo de " I giganti della Montagna"

Cotrone e gli incanti
della valle

Enzo Ruta: la rappresentazione è stato un momento di liturgia teatrale Foto Corrierediragusa.it

Là ,dove la valle si slarga e poi si inforra in un lungo canyon fino alla Forza di Ispica, e allo sguardo si offrono le Grotte Cadute con le loro venature di roccia aranciata e opposta sulla collina di fronte si erge grigia e severa la Spezieria, si è celebrato venerdì 28 settembre un rito di liturgia teatrale : I giganti della Montagna di Luigi Pirandello. L’avevo vissuto allo scenario pub.bli.co di Catania ,ma qui è stata altra cosa. Proprio altra cosa, che solo la magia del teatro può spiegare.

La geometria dello spettacolo precedente in questo spazio suggestivo e assai impegnativo si è dissolta ma ha conquistato altre corde dell’intimo , altre vocalità, altri spazi e altre atmosfere dilatate da luci assai sapienti che ci hanno avvolto come un magico bozzolo e ci hanno isolato dal pubblico e ci hanno permesso di raccontare questa metafora sul teatro, la più corposa fra le opere del Novecento.

La messa in scena di Giovanni Spadola/Cotrone ha voluto sottolineare gli aspetti religiosi del testo (vedi il francescanesimo di Doccia/Alessandro Romano) e d’altra parte «vedere la vita dentro i limiti del naturale e del possibile non aiuterà di certo a comprendere mai nulla». E venerdì 28 settembre , notte di plenilunio, fortuita coincidenza, che ricorda riti druidici, alla Villa degli Scalognati ambientata in questo alveare di grotte, in una atmosfera di arcano, di primordialità e di mito l’officiante Cotrone ha condotto i suoi giochi di incanti e di magie.

E a questo luogo siamo arrivati come Compagnia della Contessa ma ormai cani spelati, affamati, randagi cacciati da tutti a pedate e con la segreta speranza di recitare «La favola del figlio cambiato» debito sacro di Ilse/ Simonetta Cartia . E questo incontro mette in moto tante dinamiche : rabbie, rimpianti d’amore, gelosie. In questo viluppo di passioni Cotrone trova materia per liberare la sua sborniatura celeste e per catturare l’infinito che è negli uomini. E quando invoca il buio, nella valle quegli attimi di quiete notturna si sono dilatati e la luce lunare ci ha sommerso tutti : attori e pubblico.

Quanta forza c’è nel silenzio! Distratti dal frastuono quotidiano recuperarlo dentro noi sarebbe già una rivoluzione! E sull’arrivo della Sgricia/Paola Sambo le voci che provenivano dalle grotte mi hanno ricordato lente salmodie di monaci bizantini . Quando i giochi volgono al termine, e la fede di Ilse , incrollabile, e il suo sacro furore votato ad amaro destino, piombano sul pubblico le parole di Pirandello « Che cosa può importare alla gente della poesia, che anela a vivere l’avvenire, oggi, che la gente non ha neppure il tempo di vivere il presente, tanto la vita s’è fatta varia e diversa». E’ un dubbio, un interrogativo di ieri e, assai drammatico, di oggi , ma voglio pensare che ancora la mia vita ha bisogno di poesia, di bellezza, di sogni e di utopie.

E il grido finale « Io ho paura, ho paura», smessi i panni attoriali, era un esorcismo collettivo, una voluta scaramanzia perché ancora l’incanto del teatro e della poesia continuino a vivere nel cuore e nella mente degli uomini perché « il giorno è abbagliante , la notte è nei sogni e solo i crepuscoli sono chiaroveggenti per gli uomini. L’alba per l’avvenire, il tramonto per il passato. A domani! « E le immagini di Lillo Contino proiettate sulla roccia hanno chiuso « i Giganti « e ancora il silenzio, un lungo silenzio.

Gli dei del teatro sono stati magnanimi e offrirò loro calici di buon vino rosso!

ENZO RUTA
(Foto ENRICO CONTINO)