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CATANIA - 06/03/2011
Spettacoli - Catania: con l’atto unico di Giovanni Verga, chiuso il ciclo di rappresentazioni

Cavalleria Rusticana esalta i talenti del "Bellini"

Spicca la voce del mezzosoprano Loredana Megna nel ruolo di mamma Lucia
Foto CorrierediRagusa.it

Si è appena concluso il ciclo di rappresentazioni che ha visto la messa in scena di una delle opere più belle del melodramma italiano, Cavalleria Rusticana, unico atto di Giovanni Verga musicata da Pietro Mascagni. Location della rappresentazione lirica catanese continua ad essere il tempio della musica non solo operistica ma anche sinfonica della città etnea: il teatro «Massimo Bellini».
Spente le luci e deposte le bacchette dei violini dopo il là dell’accordo iniziale è un esplosione di armonia tonale che vede a sipario levato l’emergere di una scenografia suggestiva, nella ricostruzione di un portale barocco di una chiesa vizzinese e nell’ambito di una storia tragica ottocentesca.

L’orchestra è componente fondamentale dove ogni elemento s’accorda tanto nella prova finale, in un caos di suoni slegati e assordanti, quanto all’inizio dell’esecuzione in pole position nel debutto della prima serata. Il coro non manca e neanche i giovani talenti della lirica siciliana che hanno avuto la possibilità di esibirsi in teatri prestigiosi come il Bellini di Catania, il Massimo di Palermo.

Dal quel coro si distingue ora la voce di un tenore o di un soprano in assolo o in quartetto. Emerge il canto di Loredana Megna (foto), giovane mezzosoprano che ha interpretato in Cavalleria Rusticana il ruolo di mamma Lucia, figura drammatica che assiste ignara e sconsolata alla dipartita del figlio Turiddu. Quest’ultimo, sfidando compare Alfio muore per l’onore da salvare e per l’amore nei confronti di Lola, interpretata da Sarah Punga, protagonista della storia.

Giovanna Casolla e Patrizia Patelmo si sono ritrovate nel ruolo di Santuzza e Turiddu ha preso corpo grazie a Rubens Pelizzari e Boiko Zetanov. Alberto Gazale e Silvio Zanon nel ruolo di ‘mpare Alfio. Tiziana Carlini è stata la maestra del Coro e le scene e i costumi sono stati realizzati da Maurizio Balò. Un plauso all’orchestra diretta dal maestro Maurizio Arena e ai vari orchestrali tra i quali non mancano punte di eccellenza come il primo violino Stefania Schembri e Bruno Boano alla viola.

Cavalleria Rusticana vincitrice del concorso per un’opera in un atto indetto dall’editore Sonzogno nel 1889, debuttò al «Costanzi» di Roma il 17 maggio 1890. A Catania l’opera apparve per la prima volta al «Bellini» il 21 marzo del 1891 con Medea Borelli e Pasquale Lazzarini , direttore Giuseppe Pomè Penna. L’ultima edizione dell’opera è del maggio 1998 con l’interpretazione di Giovanna Casolla e Anna Schiatti, Lando Bartolini e Miro Solmani.

Ma è nel 1906 che Cavalleria vide a capo dell’orchestra un direttore d’eccezione, lo stesso Pietro Mascagni venuto appositamente per il debutto della sua Idris. Così, la storia ha inizio e ancora una volta è di scena il tema dell’onore tutto siciliano e dell’amore per una donna, Lola, contesa da compare Alfio, il marito, e la sua vecchia fiamma Turiddu. Quest’ultimo, facendo ritorno dal militare e legatosi ormai ad un´altra donna, Santuzza, si trova purtroppo invischiato nelle pene d’amore per la sua prima fiamma, Lola, con la quale inizia un tresca segreta. Così tra la gelosia di Santuzza per Turiddu e l’ira di Alfio per la scoperta della tresca amorosa della moglie Lola, ci scappa il morto. Turiddu muore, infatti, nell’orto lasciando inconsolata la madre, Lucia, e sgomenti tutti gli abitanti del villaggio che nel giorno di Pasqua si accingono a festeggiare la resurrezione del Cristo.

L’atmosfera del Bellini fa da cornice ad un’opera dalla quale emergono i nuovi talenti della musica operista come appunto la palermitana Loredana Megna, allieva dei maestri Michael Aspinall, Aramayo Ilia Sandivari e Simone Alaimo, che in mamma Lucia ha fatto emergere il meglio della sua qualità canora entrando nel pieno dell’immedesimazione tragica con perfetta intonazione di voce.

Una parte più recitata che cantata, in cui è l’emergere del contrasto tra il canto tout court e il «canto parlato» quasi impercettibile sullo stile di uno «sprechgesang» Shonberghiano ante litteram. In mamma Lucia prevale l’emergere del dolore più comunicabile attraverso la parola melodicamente trascinata che armoniosamente modulata, tale espressione del sentimento lacerato per la conturbante vicenda dell’assassinio del figlio.

Cavalleria Rusticana è un’opera che si accende se ancor di più al tema dell’onore si unisce l’orgoglio del sangue e il rispetto per il ruolo rivestito in società. Una storia tragica, che si esprime nell’atmosfera soffusa di un’ambientazione scenica sobria ma ricca di quei pochi elementi architettonici ben contestualizzati e adattabili anche ad altre opere liriche come Pagliacci di Ruggero Leoncavallo prodotta in successione a Cavalleria Rusticana nella stessa serata. L’opera verghiana, misto di musica rigorosamente classica, interpretazione e scenografia, si chiude lasciando spazio alle battute finali gridate quasi a voler rimarcare la freddezza del dolore nell’aver appreso della morte del caro congiunto. La voce strillante di quelle donne di popolo giunta nel mormorio lontano lascia impietriti gli spettatori nel pieno ritrovamento di una catarsi senza confini e che prende corpo nella battuta indelebile dell’ «Hanno ammazzato compare Turiddu!»