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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 731
ACATE - 16/09/2010
Spettacoli - Acate: il cantante accoglie i desiderata del pubblico in gran numero

Stefano Bollani, un genio a richiesta

Ospite di Note di Notte alla Cantina Valle dell’Acate

Come è ormai sua abitudine, Bollani tira fuori carta e penna e raccoglie le richieste del pubblico. Compila una lista di quattrodici brani che vanno da «Estate» a Tico Tico», da «I’ve got you under my skin» a «Besame mucho» passando da «Crudelia de Mon» e arrivando fino alle canzoni «che ho scritto per alcuni cantanti – dice - che però non le cantano mai».
I brani, esilaranti falsi d’autore, sono «Lo gnomo e lo struzzo», «Hai mai letto Kundera» e «Copacabana», divertentissime parodie di Angelo Branduardi, Franco Battiato e Paolo Conte. Il concerto è finito, ma il pubblico lo richiama sul palco altre due volte. Senza divismi, proprio come uno di famiglia, Bollani siede ancora al piano e continua a suonare e divertire, con naturalezza e apparente leggerezza.
Con Stefano Bollani va così: si ha l’impressione che sia inesauribile. Nonostante abbia già suonato per due ore, si ha la sensazione che possa continuare a farlo ancora, a ruota libera, incatenando un brano all’altro con la verve, l’estro e la fantasia di un grande showman.
Con Bollani va così: si resta incantati dal talento straripante, stupefatti dalla ricchezza di suoni e di timbri del pianoforte sotto le sue mani, affascinati dagli arrangiamenti sempre nuovi dei brani più noti e dalla vis di quelli meno noti.
Con Bollani va così: non è ancora uscito di scena e già si sta pensando a quando si avrà occasione di appaludirlo nuovamente.
Ospite di Note di Notte alla Cantina Valle dell’Acate, con quell’aria da ragazzaccio, i jeans strappati, la cascata di ricci e la battuta pronta, Stefano Bollani sembra uno di famiglia.
Artista richiestissimo in ogni parte del mondo, siede al piano e mette subito in chiaro di essere un pianista eccellente, al di là della simpatia.
Alterna standard jazz a sue composizioni. Lega insieme Sting, Krzysztof Komeda e Charles Trenet. Inciampa in un monitor e ironizza sulla morte avventurosa di tanti musicisti. Rivolge un pensiero e un omaggio a Lelio Luttazzi. E arriva il momento del bis, senza la formalità di uscire di scena e di rientrare dopo gli applausi.