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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:04 - Lettori online 1473
TRAPANI - 19/11/2007
Sicilia - Su uno striscione la scritta: ’Il silenzio dello Stato uccide più della mafia’

Parenti vittime mafia incatenati davanti prefettura Palermo

Da 5 giorni stazionano per chiedere l’equiparazione ai caduti per terrorismo. Il governatore Cuffaro che ha annunciato la sua presenza per esprimere solidarietà

Foto Corrierediragusa.it


Palermo - "Da cinque giorni siamo davanti alla Prefettura di Palermo ma lo Stato non se ne e´ accorto e continua a non tutelarci. Ma noi continueremo a stazionare qui davanti finche´ non si muovera´ qualcosa". A parlare e´ Tina Montinaro, vedova di Antonio Montinaro, uno degli agenti di scorta del giudice Giovanni Falcone ucciso nella strage di capaci del 23 maggio ´92. La vedova, insieme con altri 30 famigliari di vittime della mafia staziona davanti alla Prefettura di Palermo per chiedere "lo stesso trattamento delle vittime del terrorismo". In particolare chiedono l´inserimento della norma che lo prevede nella legge finanziaria.

Dopo le piogge incessanti di ieri, i famigliari si sono organizzati con l´arrivo di camper della Protezione civile e due gazebo sistemati sui marciapiedi davanti all´ingresso della Prefettura di Palermo in via Cavour.

"Non ci muoveremo da qui -ha detto ancora Tina Montinaro, tra i portavoce del gruppo- Ci dispiace che i mezzi di informazione in questi giorni non ci abbiano dato alcuno spazio. Evidentemente, le telecamere arrivano soltanto quando c´e´ il morto a terra. Ma le nostre ferite sono ancora aperte".

Presente anche Dorotea Mondo, figlia del poliziotto Natale Mondo, ucciso dalla mafia il 14 gennaio 1988. La famiglia ha ottenuto lo status di vittima della mafia, "ma non abbiamo l´equiparazione -spiega la ragazza- delle vittime del terrorismo". Quando e´ morto il padre Dorotea aveva compito dal poco 7 anni. Oggi ne ha 28. "Questa situazione -ha detto- la giovane- ci offende, ci umilia e ci uccide ancora una volta. Non solo mio padre ma anche noi".

Davanti ai cancelli, incatenati come tutti gli altri famigliari delle vittime di mafia, c´e´ anche Vincenzo Agostino, il padre di Antonino Agostino, ucciso da Cosa nostra insieme con la giovane moglie Ida Castellucci, incinta di pochi mesi. Su alcuni cartelloni scritti a penna, appesi sulla cancellata della Prefettura, c´e´ anche il sostegno dei giovani di Locri: ´E adesso ammazzateci tutti´.