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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 914
TRAPANI - 01/11/2007
Sicilia - Secondo gli investigatori, dopo l’arresto dello zio, Giambone avrebbe perso la ’copertura’

Mafia, omicidio a Palermo:
si segue la pista americana

La vittima appena venti giorni fa aveva fatto ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, dove avrebbe incontrato personaggi mafiosi di spicco Foto Corrierediragusa.it

Palermo - Seguono la pista ´americana´, gli investigatori che indagano da ieri sera sull´omicidio di Antonino Giambrone, 36 anni, titolare di un´autofficina, ucciso ieri sera a Borgetto (Palermo).

La vittima appena venti giorni fa aveva fatto ritorno da un viaggio fatto negli Stati Uniti, dove avrebbe incontrato personaggi mafiosi di spicco, forse del gruppo degli ´scappati´ dopo la guerra di mafia che negli anni Ottanta insanguino´ Palermo e la provincia. Anche lo zio, Giuseppe Giambrone, arrestato appena pochi giorni fa per scontare una condanna a nove anni di carcere per associazione mafiosa, aveva trascorso diversi anni in America, duranta la sua latitanza.

Antonino Giambrone e´ stato ucciso come un vero e proprio boss mafioso con almeno dieci o undici colpi di pistola, quattro dei quali al viso e gli altri sul torace e sulla mano, forse nell´estremo gesto di difendersi prima del colpo mortale. Secondo i magistrati della Dda di Palermo, che indagano sul delitto di mafia, Giambrone potrebbe essere stato ucciso dopo avere perso la ´copertura´ dello zio, arrestato, che fino ad ieri, gli aveva assicurato l´incolumita´.

Anche il padre della vittima, Vito Giambrone, venne ucciso dalla mafia l´8 novembre del 1998, proprio a poche centinaia di metri dal luogo in cui ieri sera e´ stato freddato il figlio all´interno della sua officina meccanica. Il nonno di Antonino Giambrone, Francesco Giambrone, 80 anni, nell´ottobre di due anni fa venne rovato impiccato nella sua abitazione di Borgetto. Era stato scarcerato appena pochi giorni prima per motivi di salute.

Sono due gli schieramenti opposti che si contendono il territorio per la spartizione delle estorsioni. Da un lato, i il boss latitante Salvatore Lo Piccolo, da molti considerato l´erede di Bernardo Provenzano, dall´altro il ´veterinario´, Mimo Raccuglia, anche lui latitante da anni.