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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:19 - Lettori online 1064
TRAPANI - 09/01/2008
Sicilia - Il processo contro Cuffaro per le ’talpe’ della Dda di Palermo si sta avviando alla conclusione

Difesa:"Il governatore non ha stretto patti con boss´´

L’avvocato Mormino: ’’Nessuno ha mai potuto affermare di avere ricevuto promesse dal presidente’’
Foto Corrierediragusa.it

Palermo - "Perche´ Cuffaro si sarebbe dovuto andare a cercare i voti dai mafiosi? Il presidente era certo della sua elezione a presidente della Regione". Lo ha detto l´avvocato Antonino Mormino, uno dei legali del presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, durante la sua arringa difensiva al processo per le ´talpe´ della Dda di Palermo che si sta avviando verso la conclusione.

"Nessuno -ha aggiunto Mormino- ha mai potuto affermare di avere ricevuto promesse da Cuffaro e di avere stipulato patti scellerati". E ancora: "L´unico episodio rispetto al quale si enfatizza e´ l´incontro tra Cuffaro e Angelo Siino (ex boss oggi pentito, ndr), avvenuto nel 1991". E´ stato lo stesso Siino, durante un interrogatorio, a spiegare ai magistrati che in quell´occasione Cuffaro lo ando´ a trovare e "dopo avermi abbracciato e baciato mi chiese di raccogliere voti per lui".

"In quel periodo -ha detto Mormino- Siino era un imprenditore e un corridore di auto molto famoso. Aveva una proiezione sociale e popolare. Quindi era diventato un soggetto appetibile nella ricerca di voti. E´ vero, Cuffaro ando´ da lui e dopo averlo abbracciato, come e´ suo solito fare, gli chiede si avere dei voti. Ma Siino lo mando´ a quel paese. Questo episodio e´ rimasto unico. Lo stesso pm, in requisitoria, disse che l´episodio ´non puo´ avere carattere di concretezza´. Cuffaro non ha mai fatto richieste all´organizzazione mafiosa per ottenere consensi e appoggi elettorali".

E ancora, continuando l´arringa difensiva, ha sottolineato: "Non ci sono fughe o proiezioni verso rapporti inquinati". E ha ricordato in aula le testimonianze del capo della polizia Antonio Manganelli, dell´ex ministro dell´Interno Giuseppe Pisanu e dell´ex ministro Rocco Buttiglione che "hanno confermato l´azione di contrasto di Cuffaro verso Cosa nostra. Non e´ ragionevole ne´ condivisibile l´accusa di ´pura ostilita´ di facciata´ di Cuffaro contro Cosa nostra. Il comportamento di Cuffaro e´ stato provato da testimoni insospettabili".

Poi, durante l´arringa difensiva, l´avvocato Antonino Mormino ha ricordato che sono stati gli stessi rappresentanti dell´accusa, durante la requisitoria, a sostenere che manca la prova ´dell´interesse di Cuffaro a favore di Cosa nostra´. "E´ una contraddizione in termini indissolubili, se questi elementi non sono stati capaci di provare l´interessamento di Cuffaro a favore di Cosa nostra, mi pare difficile potere immagine che questi stessi elementi possano consentire di configurare l´aspetto che dovrebbe caratterizzare la condotta di Cuffaro".

Parlando, invece, della candidatura dell´ex assessore comunale di Palermo Domenico Miceli, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e che secondo l´accusa sarebbe stata ´sponsorizzata´ dal boss mafioso Giuseppe Guttadauro, il legale di Cuffaro ha detto: "La difesa ha provato in maniera ragionevole che la disponibilita´ di Cuffaro a candidare Domenico Miceli non e´ avvenuta per soddisfare un´esigenza di Guttadauro e quindi di Cosa nostra, ma perche´ Miceli era un militante politico che aveva radici profonde nell´attivita´ politica".