Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 651
TRAPANI - 27/12/2007
Sicilia - Dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai difensori

Cassazione: ecco perchè il processo Cuffaro resta a Palermo

Il governatore è imputato per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento aggravato nel processo alle talpe della Dda

Foto Corrierediragusa.it


Palermo - Il processo a Salvatore Cuffaro deve rimanere a Palermo perche´ "appare del tutto insussistente la ´grave situazione locale´ individuata" dalla difesa del governatore della Sicilia "come causa di rimessione del processo ad altra sede". Per questa ragione la Settima sezione penale della Cassazione, lo scorso 11 dicembre, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai difensori di Cuffaro, imputato per rivelazione di segreto d´ufficio e favoreggiamento aggravato nel processo alle talpe della Dda.

In particolare, la Suprema Corte, nelle motivazioni depositate oggi (sentenza 47560) sottolinea che "non essendovi prova dell´esistenza della grave situazione locale, nessun rilievo possono avere gli eventuali comportamenti endoprocessuali, avendo le sezioni unite categoricamente affermato che tali comportamenti possono avere rilevanza solo una volta accertata l´esistenza della ´grave situazione locale´".

La Cassazione rileva ancora che "il rappresentante del pubblico ministero di udienza, sostenendo la sua richiesta, aveva motivatamente escluso che nella condotta del Cuffaro fossero ravvisabili gli elementi della fattispecie di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, chiedendo la condanna dell´imputato solo per il delitto di rilvelazione di notizie riservate e di favoreggiamento".

Scrive la Suprema Corte che "la circostanza che dopo la requisitoria, altro componente della Procura della Repubblica presso lo stesso Tribunale (il procuratore aggiunto Morvillo, del tutto estraneo allo specifico procedimento e non delegato a sostenere l´accusa), abbia affermato pubblicamente che la richiesta del sostituto di udienza, e cioe´ nella condotta del Cuffaro non fossero ravvisabili gli estremi del piu´ grave reato di cui all´art. 416 bis c.p., era frutto dell´opinione personale di tale magistrato, non condivisa dall´ufficio della Procura, deve considerarsi circostanza del tutto neutra nell´iter processuale, peraltro intervenuta dopo la requisitoria, e, comunque, non certo di tale rilievo da attentare alla libera determinazione delle persone che partecipano al processo".

Anzi, sottolinea ancora la Cassazione, che rientra in "meccanismi del tutto usuali e fisiologici nella celebrazione dei processi" che "l´accoglimento di una tesi, prospettata da una parte, ruslta, di regola, in assoluto contrasto con la tesi prospettata da altre parti processuali", soprattutto "quando la tesi che desta preoccupazione viene manifestata, sia pure autorevolmente, al di fuori del processo". Da qui la inammissibilita´ del ricorso di Cuffaro, condannato anche al versamento di duemila euro alla cassa delle ammende.