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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 627
TRAPANI - 17/12/2007
Sicilia - E’ consigliere comunale ad Altavilla Milicia (Palermo)

Arrestato il numero "60": l´infermiere di Provenzano

Gaetano Lipari, 47 anni, avrebbe curato il boss durante la latitanza procurandogli anche un farmaco da 550 euro per il tumore alla prostata. Secondo gli investigatori il "numero" è stato ritrovato più volte sui pizzini. In passato era già stato indagato dalla Dda di Palermo, ma la sua posizione era stata archiviata Foto Corrierediragusa.it

Palermo - Polizia e carabinieri questa mattina hanno arrestato l´infermiere professionale che avrebbe curato durante la latitanza il boss mafioso Bernardo Provenzano. In carcere è finito Gaetano Lipari, 47 anni, consigliere comunale di una lista civica ad Altavilla Milicia (Palermo), nipote di Pino Lipari, ritenuto il cassiere del boss.

Secondo gli investigatori, l´infermiere, sposato e padre di due figli, è il numero ´60´ menzionato più volte sui pizzini di Provenzano. Il suo nome è apparso su alcuni pizzini rinvenuti nella masseria in cui l´11 aprile 2006 il capomafia venne arrestato.

L´ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Maria Pino che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e dei pm Marzia Sabella e Michele Prestipino. L´inchiesta è coordinata dalla Dda di Palermo.

A quanto si apprende, in passato Gaetano Lipari era già stato indagato dalla Dda di Palermo, ma la sua posizione era stata archiviata per la mancanza di riscontri di elementi di prove a suo carico. Per gli investigatori, l´infermiere non era un personaggio nuovo, "ma - come spiegano dalla Procura - non erano state trovate le prove sufficienti per procedere con l´indagine a suo carico".

E´ stato accertato che per curare il boss mafioso Lipari si era messo in congedo dall´Asl 6 di Bagheria dove prestava servizio. E´ emerso inoltre che l´infermiere si sarebbe occupato di trovare per il boss un farmaco da 550 euro per curare il tumore alla prostata.

Il farmaco sarebbe stato comprato dall´infermiere più volte in una farmacia dell´entroterra palermitano. "L´acquisto della fiala, che doveva essere iniettata ogni tre mesi, senza la prescrizione medica, era molto difficile - spiegano gli investigatori - quindi non sono escluse altre complicità di Lipari". E infatti l´uomo avrebbe avuto anche la complicità di un farmacista di un paese del palermitano.

Da uno dei tanti ´pizzini´ emerge che oltre a fargli le punture e procurargli le fiale da 550 euro l´infermiere si preoccupava anche della salute del boss. "Carissimo - aveva scritto il ´60´ a Provenzano - con gioia ho ricevuto tue notizie, mi dispiace sentirti dire che stai non molto bene e la cosa mi fa stare male". Poi, si legge ancora: "Capisco che i tuoi movimenti non sono normali come ognuno di noi ma bisogna che si prenda un provvedimento urgente magari solo per fare la puntura perché non farla può peggiorare la tua situazione".

Mentre in un altro pizzino, scritto da Provenzano a uno dei suoi favoreggiatori, si legge: "Carissimo, con gioia ho ricevuto tue notizie. Mi compiaccio nel sapere a te e a tutti in ottima salute. Lo stesso, grazie a Dio, posso dire di me. E´ dovere mio spiegarti siccome sono stato impossibilitato per seguire la cura, mi sollecitano di riprenderla al più presto mettendosi addisposizione il ´60´ per venirla affare lui sapendo dove venire". Per molto tempo gli investigatori credevano che al ´60´ corrispondesse un medico, invece ora hanno scoperto che a curare Provenzano, durante la latitanza, sarebbe stato proprio l´infermiere.

"Siamo molto soddisfatti per l´arresto perché siamo riusciti a decriptare l´ultimo codice dei ´pizzini´ del boss Bernardo Provenzano" ha detto all´Adnkronos il procuratore capo Francesco Messineo.

Le intercettazioni ambientali e telefoniche hanno pure rivelato che Lipari era in contatto continuo con Carmelo Gariffo, ritenuto uno dei fiancheggiatori di Provenzano. Secondo i magistrati l´infermiere si sarebbe occupato anche "della riscossione del pizzo nella zona di Casteldaccia". Non solo. Avrebbe avuto anche contatti con Giovanni Mercadante, l´ex deputato regionale siciliano di Forza Italia, in carcere dal luglio del 2006 per associazione mafiosa.