Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Martedì 22 Maggio 2018 - Aggiornato alle 23:18
SIRACUSA - 13/02/2018
Sicilia - Monsignor Staglianò dice la sua

Le "pagelle" del vescovo di Noto su Sanremo

Canzoni che parlano dell’amore di oggi Foto Corrierediragusa.it

Tra un’omelia ed una catechesi il vescovo di Noto ha seguito il festival di Sanremo. Da appassionato, da cantante, da acuto osservatore, Monsignor Antonio Staglianò (foto) ha colto il messaggio più intrinseco proveniente dal palcoscenico sanremese e non si è tirato indietro nel dare le "pagelle". Ha affidato le sue valutazioni a Famiglia Cristiana, non senza rilevare innanzitutto il tema del Festival, ovvero l’Amore. Per il vescovo "Il Festival di quest´anno ha intercettato qualcosa di rilevante sull’amore oggi: basta con «l’ amore è bello finché dura», oggi è tempo dell’ amore che vuole durare, «l’ amore è bello perché dura». O anche «perché comunque dura». Addirittura Giovanni Caccamo, in gara con Eterno, parla dell’ amore come un momento riempito di eterno e sembra stabilire che solo l’ amore che è «per sempre… può salvare». L’ amore è un po’ come per il tempo: non si lascia definire in modo esaustivo".

Al vescovo è piaciuta la canzone del cantautore modicano perché nel suo Eterno: «Il «per sempre dell’ amore» salva l’ amore dalle sue derive disumanizzanti, rendendo l’ amore bello: «siamo senza addio, bellezza che si libera nell’ aria». Ma è «Una vita in vacanza» de Lo Stato Sociale ad essere a preferita di Don Tonino. «È un bel testo e un’ interessante melodia, in una canzone che intercetta sentimenti umani molto diffusi tra la gente: il lavoro è importante, ma non è tutto nella vita; la frustrazione esistenziale per il lavoro che impegna totalmente e non fa respirare; la denuncia dell’ ingiustizia di dover «vivere per lavorare», mentre dovrebbe essere il contrario e cioè «lavorare per vivere»; la tensione di (non) essere all’altezza del lavoro che ti è dato, perché se sgarri sei cacciato; la corruzione di chi delinque per lavorare («qualche volta fai il ladro») e di chi patisce («o fai il derubato»). La domanda allora batte il chiodo: «perché lo fai, perché non te ne vai?».

Da qui il sogno di un mondo diverso. Ritorna l’ utopismo di «una vita in vacanza», come metafora del bisogno di maggiore leggerezza, dove si respira più libertà e il «tempo perso» recuperi la vita al suo scopo principale che è quello di essere felici, gioiosi, come quando uno «canta e danza». E comunque sia, considerato lo stress della vita moderna nelle società complesse dell’ ipermercato, tutti (nessuno escluso) sognano la vacanza, appunto «una vita in vacanza».