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Sabato 25 Novembre 2017 - Aggiornato alle 23:34 - Lettori online 547
SIRACUSA - 21/05/2017
Sicilia - Nell’ambito del convegno a Noto sulla "Chiesa mediale"

Il Vescovo Staglianò: "Io non canto, cantillo"

Evento organizzato a Noto dall’Unione cattolica della stampa italiana sezione Sicilia Foto Corrierediragusa.it

"Senza relazione non c’è comunicazione. E per comunicare servono nuovi strumenti per arrivare a chi si pone in ascolto": parole di Mons. Antonio Staglianò e in tale ottica non è affatto un caso che il Vescovo della Diocesi di Noto abbia scelto da tempo la musica, i brani dei cantautori più popolari e non, di cui non fa mistero di conoscerne a menadito i testi, per rivolgersi in primis ai giovani e ai giovanissimi. La sua «cantata», o come preferisce dire il vescovo di Noto, la sua «cantillata» secondo una prassi della chiesa medievale che intercalava prosa e cantate, quando si trattava di comunicare al popolo eventi particolarmente importanti ed evocativi, stabilisce una relazione comunicativa che altrimenti rischierebbe di non essere efficace. Mons. Staglianò ha espresso le sue convinzioni nel corso del convegno con i giornalisti sul tema «La chiesa mediale», tenutosi nell’aula del seminario vescovile di Noto, organizzato dall´Unione cattolica della stampa italiana sezione Sicilia. Il Vescovo non poteva non soffermarsi su quella che resta ormai una sua connotazione peculiare, ovvero quello del vescovo «canterino», come lo stesso prelato, con un sorriso ironico, ammette di essere conosciuto pur dicendo: «Non sono un cantante, sono un predicatore e cantare è un metodo retorico».

Mons. Staglianò ha approfondito temi cari alla chiesa di Papa Francesco, ovvero di una chiesa che si deve proporre in modo nuovo e deve avere cura delle relazioni umane. Relazioni che si costruiscono con l’umanità e con la comprensione dei bisogni. "E tanto più - dice il vescovo - porteremo nella nostra missione di comunicatori la nostra esperienza e il nostro vissuto, saremo credibili e riusciremo a stabilire relazioni superando quella zona grigia della post verità che confonde e divide. Comunicare comporta fatica perchè non può limitarsi al «copia e incolla» - ha proseguito Mons. Staglianò - ma necessita di approfondimento e di ricerca e la comunicazione sarà tanto più efficace quandochi scrive è credibile e si compenetra nel caso". Per il Vescovo Staglianò non ci sono dubbi sulla missione della Chiesa interpretata in funzione 3.0: «La Chiesa deve abitare il mondo dei social network - ha concluso - e non può essere quella dell’apparato ma dell’amore, dell’umanesimo». Un umanesimo fatto di relazioni, di comunicazione e se serve, perché no, anche di canzonette.

A completare il convegno anche l´intervento di don Alessandro Palermo, che si è soffermato sul mutato modo di comunicare nel contesto social che sempre più spopola su internet, mettendo in guardia da rischi e abusi, nell´ottica di un coscienzioso modo di trasmettere le notizie, specie da parte dei giornalisti, che, con la loro autorevolezza e con quella delle testate per le quali scrivono, mettono parzialmente al riparto i "seguaci", come egli stesso li ha definiti, dalle fake news, ovvero dalle notizie bufala.

Nella foto un momento del convegno