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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 743
SIRACUSA - 05/11/2010
Sicilia - Siracusa: l’ergastolo per Scottoli

Omicidio Gallo, Granata non è collaboratore di giustizia

Nel 1987 fu uno degli episodi che portò alla luce alleanze tra gruppi malavitosi di province diverse che si scambiavano "favori"

Sebastiano Granata non è un collaboratore di giustizia. Si tratta della persona che rivestì un ruolo marginale nell´omicidio di Salvatore Gallo, avvenuto nel 1987 a Vittoria. Per quell´omicidio è stato deciso il carcere a vita per il principale imputato ed altre due condanne, tra cui quella di Granata, a complessivi 22 anni di reclusione. È stato questo il verdetto dei giudici della Corte di Assise di Siracusa per Francesco Scottoli. Il verdetto - pronunciato a conclusione di oltre tre ore di camera di consiglio - ha così chiuso la partita del giudizio di primo grado per un omicidio che risale ad oltre venti anni fa.

Fu uno degli episodi che portò alla luce - anche se una più compiuta "lettura" per gli investigatori e gli inquirenti è stata possibile solo a distanza di altro tempo – alleanze tra gruppi malavitosi di province diverse che si scambiavano "favori". Ed è proprio questa la chiave di lettura offerta: l´uccisione di Salvatore Gallo ad opera di un commando armato composto da siracusani avrebbe obbedito proprio alla logica della collaborazione tra gruppi che operavamo in ambiti diversi ma erano pronti, all´occorrenza, a venirsi reciprocamente incontro.

Nell´ambito dello stesso processo davanti ai giudici della Corte di Assise di Siracusa - presieduta da Maria Concetta Spanto - sono comparsi anche altri due imputati. Si tratta di Antonio De Carolis, che si è visto infliggere una condanna a otto anni di reclusione, e del già citato Sebastiano Granata, con il quale l´Assise ha avuto mano più pesante, condannandolo a 14 anni di reclusione. In riferimento a Sebastiano Granata, come accennato, si ribadisce che non si tratta di un collaboratore di giustizia.

Sostanzialmente è rimasto in piedi l´impianto accusatorio del pubblico ministero - a sostenere le ragioni della procura in aula è stato il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catania Fabio Scavone - che aveva concluso la sua requisitoria sollecitando la condanna all´ergastolo per Francesco Scottoli ed altre due a complessivi 36 anni di reclusione. In particolare venti anni di carcere erano stati sollecitati per Antonino De Carolis che nella specifica vicenda avrebbe avuto il compito di effettuare alcune ricognizioni sul luogo dell´agguato. La pena più mite, sedici anni anni di reclusione, la pubblica accusa l´aveva invece sollecitata per Sebastiano Granata che nell´agguato avrebbe avuto un ruolo considerato più marginale. Sia per De Carolis che per Granata la condanna richiesta, spiegò il pubblico ministero, andava comunque considerata in continuazione con precedenti sentenze.

La vicenda sulla quale adesso, ad oltre ventitrè anni di distanza, è stato messo il sigillo della pronuncia di primo grado dell´Assise di Siracusa risale al 18 febbraio del 1987 e si è verificato a Vittoria. La vittima, Salvatore Gallo, 32 anni, venne sorpresa all´interno di una rivendita di bibite e generi alimentari. Per eseguire la "missione di morte" – inizialmente si era anche pensato che si potesse trattare di una rapina sfociata nel sangue – i due entrati in azione a viso scoperto ed armati di pistola di grosso calibro fecero irruzione nel supermercato di distribuzione bevande, all´ingresso della città, dove Gallo lavorava come collaboratore. Dissero che si trattava di una rapina ma esplosero due colpi a bruciapelo prima alla testa e poi un colpo al torace di Gallo.