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RAGUSA - 24/01/2010
Sicilia - La tragedia dell’Agrigentino. Decedute due sorelline
di 3 e 14 anni. «Cedimento per fatiscenza»

Favara: crollo palazzina, morte 2 bimbe. E´ inchiesta

Chiara, 3 anni, e Marianna Bellavia, di 14, sono morte. Il fratellino Giovanni, 12 anni, è rimasto ferito

Due sorelline, Chiara, di tre anni, e Marianna Bellavia, di 14, sono morte e il loro fratellino Giovanni, di 12, è rimasto ferito nel crollo di una palazzina nel centro storico di Favara, un grosso centro a pochi chilometri da Agrigento. Nel cedimento dell´edificio è rimasta coinvolta un´intera famiglia: i genitori, Giuseppe Bellavia e Giuseppina Bello, sono riusciti a mettersi subito in salvo, mentre i tre figli sono rimasti intrappolati sotto le macerie. Giovanni (e non Marianna, come appreso in un primo momento) era riuscito a telefonare col cellulare da sotto le macerie, prima a un amico e poi al 112. Dopo il crollo, papà Giuseppe, che fa il muratore saltuariamente, ha fornito il numero di cellulare nella disponibilità del figlio dodicenne a un carabiniere, che ha chiamato più volte il bambino rimasto intrappolato sotto le macerie fino a ottenere risposta.

Il carabiniere ha chiesto a Giovanni se avvertiva dolore, lo ha tranquillizzato cercando di tenerlo sveglio e di capire anche dove si trovasse. Giovanni è stato poi recuperato nel suo letto ancora con il capo sul cuscino. Non si sono salvate invece le sue sorelline. La più grande è stata estratta morta dalle macerie, mentre per la piccola Chiara, localizzata ed estratta viva, i soccorsi sono stati inutili. Giovanni è ora ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Pediatria dell´ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Non correrebbe pericolo di vita. Nell´obitorio dello stesso ospedale sono invece state ricomposte le salme delle sue sorelline morte nel crollo: numerose le scene di disperazione e rabbia di familiari e amici delle vittime giunti sul posto.

Con la morte delle due sorelline Bellavia, cambia il reato ipotizzato inizialmente dalla Procura di Agrigento nell´inchiesta aperta sul crollo. I magistrati adesso ipotizzano il reato di omicidio colposo plurimo. Il fascicolo è stato aperto dal sostituto procuratore Lucia Brescia e l´inchiesta è coordinata dal procuratore capo Renato Di Natale e dall´aggiunto Ignazio Fonzo.

Dai primi riscontri sul luogo del crollo, pare che non ci siano evidenti segni di cedimento del terreno su cui è fondato l´edificio, né di fattori esterni che abbiamo potuto determinare il collasso strutturale; si tratta, molto probabilmente, di un cedimento, per fatiscenza e degrado, delle strutture in muratura. Lo dice il capo del Genio civile di Agrigento e presidente regionale degli architetti Rino La Mendola. La Mendola ha annunciato che l´Ordine ha messo a disposizione sino a 40 volontari di protezione civile, attrezzati ed adeguatamente formati per collaborare, con le autorità preposte e con l´unità di crisi, nella schedatura delle condizioni di stabilità degli edifici vicini a quello crollato, che si trova in via del Carmine, in un contesto urbano fortemente degradato, già oggetto, nell´ultimo decennio, di una serie di demolizioni di edifici pericolanti.

«Alle 7 mi ero appena alzato, ero in vestaglia, ho sentito un boato e la terra tremare. Pensavo fosse il terremoto. Ho guardato prima il lampadario poi mi sono affacciato e ho visto che la palazzina di fronte era implosa. Ho chiamato subito i vigili del fuoco e sono sceso in strada». A raccontarlo è il geologo sessantenne Angelo Di Rocco che abita di fronte la palazzina crollata in cui abitava la famiglia Bellavia. «Ho gridato - ha aggiunto il testimone - per vedere se qualcuno mi rispondeva e ho cominciato a togliere qualche pezzo di cemento ma era un lavoro disumano. Sono arrivati subito i vigili del fuoco e i carabinieri che erano in zona. E sono cominciate le operazioni di soccorso. Era una scena apocalittica».

Una sorella di Giuseppina Bello, la mamma dei bambini rimasti sotto le macerie, spiega che la famiglia Bellavia aveva presentato richiesta per ottenere una casa popolare ma senza alcun esito. Particolare confermato anche dal sindaco di Favara, Domenico Russello. «La famiglia Bellavia non era in graduatoria per l´ottenimento di una casa popolare, anche se aveva fatto la domanda» ha detto il primo cittadino del grosso centro vicino ad Agrigento. A Favara erano stati realizzati dieci anni fa 56 alloggi popolari che, nonostante la graduatoria, non furono assegnati e nel corso degli anni hanno subito atti di vandalismo. La giunta comunale ha ottenuto dalla Regione 1,5 milioni di euro per la ristrutturazione, ma i lavori non sono ancora cominciati.

La famiglia Bellavia, che aveva fatto domanda per ottenere una casa, non rientrava comunque, secondo il Comune, tra i beneficiari di questi primi 56 alloggi: avrebbe dovuto aspettare la costruzione di nuovi appartamenti popolari. La palazzina crollata si trovava in una zona del centro storico di Favara particolarmente degradata e presentava numerose cedimenti strutturali e infiltrazioni di acqua. «Quanto è accaduto nel quartiere di Favara è una tragedia - ha aggiunto il sindaco - ma lì ci sono decine di stabili fatiscenti. Case pericolanti, vecchie catapecchie che rischiano di crollare da un momento all´altro. Potremmo fare un´ordinanza di demolizione, ma si tratta di immobili abitati da gente indigente che non avrebbero i soldi per demolire e non avrebbero alternativa di residenza».

La zona di Favara in cui è avvenuto il crollo è da tempo ad alto rischio. Erano già cadute le case adiacenti a quella crollata sabato. La palazzina della famiglia Bellavia era composta da un magazzino sotterraneo, un pianterreno e due piani superiori. Maurizio Cimino, della protezione civile regionale, che è sul luogo del crollo, sostiene che la casa era inagibile e che alcune opere di consolidamento effettuate sui piani superiori hanno reso ancora più critica la situazione. «Le fondamenta marce - dice - non hanno più retto e la casa si è accartocciata su se stessa».

Per questi motivi il crollo di sabato mattina ha sollevato non poche polemiche. La tragedia di Favara è solo l´ultimo degli eventi luttuosi che dimostrano le gravi conseguenze delle carenze della politica urbanistica ed edilizia degli ultimi sessant´anni» ha detto Elisabetta Zamparutti, deputata radicale e prima firmataria della mozione sulla messa in sicurezza del territorio, la rottamazione edilizia e l´edilizia sostenibile che sarà in discussione dell´Aula di Montecitorio la prossima settimana. «Di fronte a ciò - aggiunge - è indispensabile avviare una nuova politica nazionale per il governo del territorio a partire dal recupero e dalla riqualificazione del patrimonio edilizio, favorendo la rottamazione (con eventuale ´delocalizzazione") degli edifici pericolosi che sorgono in zone a rischio o privi di qualità e riconoscendo priorità di intervento alle aree ad elevato rischio idrogeologico».

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appresa la notizia del tragico bilancio del crollo di una palazzina a Favara, ha chiesto al prefetto di Agrigento di rappresentare alla famiglia Bellavia i suoi sentimenti di partecipazione al dolore per la perdita delle piccole Chiara e Marianna. Anche il presidente del Senato Renato Schifani ha inviato al prefetto di Agrigento Umberto Postiglione un messaggio di cordoglio per la morte delle due sorelline. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano confida che sia fatta «immediata chiarezza sull´accaduto, perché non accadano mai più tragedie così terribili» e auspica che si intraprendano «tutte le iniziative possibili per assicurare un aiuto concreto alla famiglia Bellavia, colpita da un tale immenso dolore». «Quella che ha colpito la famiglia Bellavia è una tragedia terribile» ha detto il governatore Raffaele Lombardo, aggiungendo che la Regione Sicilia «intraprenderà tutte le iniziative possibili per stare vicini ai coniugi Bellavia e al piccolo Giovanni».

(Fonte: corriere.it)