Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 1061
RAGUSA - 17/10/2009
Sicilia - Cose di cosa nostra

Quando i pizzini sono sostituiti dal papello

E’ ciò che pubblica in fotocopia l’Espresso. Contiene l’elenco delle richieste della mafia allo Stato per interrompere la stagioni delle stragi egli anni 90’

Ci sono stati i «pizzini», ora spunta il papello. Come i pizzini sono diventati ormai a far parte del patrimonio linguistico di ogni italiano per tutto quello che hanno significato, non c’è dubbio che il sicilianissimo «papello», ovvero redazione di un documento o elenco di richieste, è destinato a far parte del vocabolario corrente. Il papello è quello che pubblica in fotocopia l’Espresso e che contiene l’elenco delle richieste della mafia allo Stato per interrompere la stagioni delle stragi egli anni 90’.

E’ stato il figlio di Vito Ciancimino a consegnare il documento ai magistrati di Palermo che indagano sulla trattativa tra stato e mafia, questione aperta appena una settimana fa da Annozero con un intervento del ministro della giustizia del tempo,il socialista Claudio Martelli. Nel documento che l’Espresso pubblica in esclusiva si possono leggere le dodici richieste che i capi di Cosa Nostra avanzarono ai rappresentanti delle istituzioni nell’estate del 1992, a cavallo degli attentati a Falcone e Borsellino per arrivare ad una tregua.

Totò Riina e Bernardo Provenzano chiesero la revisione del maxi processo a Cosa Nostra, l’abolizione del carcere duro previsto dal 41 bis, gli arresti domiciliari per gli imputati di mafia che avevano compiuto i 70 anni. La lista si chiude con una richiesta di carattere economico, ovvero la defiscalizzazione della benzina per i siciliani. I misteri siciliani, tra pizzini e papelli, si infittiscono, e la pubblicazione del documento, potrebbe aprire una finestra sulla stagione più buia della storia della Sicilia.